Altare della Patria e Milite Ignoto
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Domani, 2 Giugno, celebreremo la Festa della Repubblica. Una data di fondamentale importanza. Il Milite Ignoto come simbolo della Patria in guerra

Un 2 Giugno, questo del 2020, molto particolare. Una Festa della Repubblica che non vedrà i soliti festeggiamenti, causa Coronavirus.  

Situazione così particolare, da aver spinto Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, a recarsi domani a Codogno, Provincia di Lodi, il primo comune italiano ad essere stato colpito duramente dal Covid-19. 

Una città simbolo di Resistenza, Sacrificio e Tenacia nelle avversità. 

Il commento del Governatore della Lombardia 

Attilio Fontana, Governatore della Lombardia, è rimasto molto compiaciuto della scelta presidenziale. Così si è espresso a Radio Padania

Credo che il suo gesto sia molto bello. Essere il giorno della Festa della Repubblica nel comune simbolo dell’epidemia, perché da lì partì tutto, credo che sia un messaggio di speranza, di fiducia e di vicinanza di tutto il Paese nei confronti di chi ha sofferto così tanto“. 

Festa della Repubblica  

In questo 2020 cade il 74° Anniversario della nascita e proclamazione della Repubblica Italiana. Il 2 Giugno del 1946 è una data simbolo perché in quella giornata memorabile avvenne il Referendum Istituzionale del 1946, quando il popolo italiano scelse la Repubblica rispetto alla Monarchia. 

Milite Ignoto all’Altare della Patria 

Momento clou di questa celebrazione è l’omaggio reso dalle istituzioni repubblicane al Milite Ignoto all’Altare della Patria al Vittoriano

In questo vero e proprio sacello, posto sotto la statua raffigurante la Dea Roma, parte dell’Altare della Patria al Vittoriano. 

Il Milite Ignoto è, in realtà, un soldato disperso della Prima Guerra Mondiale. Non sappiamo nulla di questo fante, tranne che indossava la divisa italiana. 

Il suo valore morale è altissimo, visto che quest’uomo rappresenta tutti i morti e i dispersi delle guerre combattute dall’Italia. Con la deposizione di una corona di alloro, simbolo di coraggio e abnegazione per eccellenza, si rende così omaggio a tutti coloro che sono caduti per la Patria. 

L’idea della tumulazione fu del generale dell’aviazione, Giulio Douhet, e la cerimonia avvenne il 4 novembre 1921, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate (Anniversario della Vittoria nella Prima Guerra Mondiale). 

L’uomo che veniva trasportato dai campi di battaglia della I Guerra Mondiale a Roma rappresentò per tutti un momento solenne per salutare i propri morti caduti in guerra. 

Il treno che trasportava la salma dovette fermarsi ad ogni stazione per permettere a tutti di rendere l’estremo saluto.

Alla tumulazione partecipò una folla oceanica: un milione di persone. 

Nei momenti difficili che stiamo vivendo dovremmo ricordare l’eroismo e lo spirito di sacrificio che animò i nostri avi per andare avanti e fare meglio di quanto hanno fatto loro. 

 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.