Foto Giovanni Piccirillo
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Era il 22 giugno 1983, quando Emanuela Orlandi, una quindicenne cittadina Vaticana, uscì di casa per recarsi alle consuete lezioni di flauto traverso e canto corale al “Tommaso Ludovico da Victoria”, scuola collegata al Pontificio Istituto di Musica Sacra, in piazza Sant’Apollinare a Roma.

Alle 19.00 circa Emanuela chiama a casa da una cabina telefonica di piazza Cinque Lune. Al telefono di casa Orlandi risponde la sorella Federica a cui riferisce la proposta ricevuta da un rappresentante della Avon, Federica le suggerisce di non prendere impegni e di parlarne prima con i genitori, che al momento sono usciti. E’ l’ultimo contatto con la famiglia.

Da quel giorno di Emanuela Orlandi non se ne saprà più nulla. Emanuela è come svanita nel nulla nel pieno centro di Roma, a pochi passi dal Palazzo del Senato della Repubblica. L’ultimo posto dove è stata vista è all’uscita di scuola in piazza Sant’Apollinare.

Ed è proprio in piazza Sant’Apollinare che Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, protagonista di una infinita battaglia per conoscere la sorte della sorella, ha organizzato, insieme al Comitato per la verità, la manifestazione in ricordo del 37esimo anniversario della scomparsa.

Queste le parole di Pietro che, come ogni anno, ha voluto salutare le persone presenti: “Ho voluto quest’anno che ci incontrassimo proprio in piazza Sant’Apollinare, perché da qui è iniziato tutto. E’ un punto cruciale, non soltanto per quello che è successo il 22 giugno dell’83, ma anche per quello che è successo dopo, e mi riferisco alle varie inchieste che sono girate successivamente qua attorno. Emanuela, infondo andava a scuola qua e qua è stata vista per l’ultima volta. A Sant’Apollinare, nella Basilica, c’è stata la storia della sepoltura di Enrico De Pedis, che in qualche modo ha fatto sì che l’inchiesta fosse riaperta per i legami che c’erano tra elementi della Banda della Magliana, il Cardinale Poletti che, su richiesta del rettore della basilica, don Pietro Vergari, firmò l’autorizzazione alla sepoltura nella cripta di Sant’Apollinare di Enrico De Pedis, Scalfaro che aveva un ufficio all’ultimo piano del palazzo della scuola Tommaso Ludovico da Victoria e quindi qua, in qualche modo, c’era il centro nevralgico di quel sistema che lega da sempre Stato, Chiesa e criminalità. Ecco perché questo è un luogo importante in tutta questa vicenda. Su quello che è successo ad Emanuela, purtroppo, anche se sono passati 37 anni, non lo sappiamo. Sono state fatte tante ipotesi, sono state seguite tantissime piste, una diversa dall’altra. All’inizio il coinvolgimento di Ali Ağca, l’attentatore di papa Wojtyła, la questione legata ai soldi, Solidarnosc, elementi della Magliana, la pista sessuale. Sono state seguite tantissime piste in tutti questi anni, ma la cosa assurda è che in ogni pista, c’è qualcosa di vero. E questo ha generato confusione. Sappiamo benissimo che ci sono stati tanti depistaggi, soprattutto all’inizio, l’inserimento, come spesso succede in casi così eclatanti, di mitomani, che non c’entravano nulla con Emanuela ma hanno creato confusione. Depistaggi da parte di chi voleva allontanare la verità. Ci sono state manipolazioni di prove, ed io spingerò sempre sul fatto che ci sono state manipolazioni da organi dello Stato che, evidentemente volevano nascondere qualcosa”.   

Pietro punta il dito sul ex Procuratore Generale di Roma, il Dottor Giuseppe Pignatone, colpevole di aver voluto archiviare l’indagine a tutti i costi, anche se nell’istanza di archiviazione lo stesso PM parli di elementi indiziari, che avevano avuto riscontro, circa il coinvolgimento nel sequestro di alcuni elementi della banda della Magliana. Ma invece di approfondire questi elementi, archiviò tutto.
Ad aumentare le perplessità di Pietro Orlandi nei confronti di Pignatone c’è poi un’intercettazione dell’epoca in cui Carla Di Giovanni, vedova del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, dice a uno degli indagati – monsignor Pietro Vergari, rettore di Sant’Apollinare all’epoca della scomparsa di Emanuela – di essere convinta che Pignatone avrebbe fatto tacere l’Orlandi.
“Il procuratore nostro sta prosciogliendo… sta archiviando tutto”, dice a Vergari. Pignatone, commenta la vedova De Pedis, sta facendo una strage: Capaldo è stato cacciato, Rizzi – che era il capo della mobile – è stato mandato via… E aggiunge che il suo avvocato le ha detto che il procuratore gli ha assicurato che avrebbe archiviato tutto.
Non a caso il dottor Pignatone nel 2019 diventa per nomina di Papa Francesco Presidente del Tribunale di prima istanza dello Stato della Città del Vaticano.

 

Pietro Orlandi – Foto Giovanni Piccirillo
” E’ viva perchè continuiamo ad amarla” – Foto Giovanni Piccirillo

Insomma sul caso di Emanuela Orlandi, che rappresenta uno dei casi più oscuri e misteriosi nella storia italiana, costantemente legato – a torto o a ragione – a varie vicende degli anni ’80 e ’90, ci sarebbero tante cose da dire, come lo stesso Pietro afferma, ricordando un episodio successo pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela, quando monsignor Giovanni Battista Morandini, che frequentava spesso la loro casa in quando amico di famiglia, disse al padre Ercole, che circolava voce che la vicenda preoccupava lo Stato, e c’era un invito a non aprire in Vaticano una falla che difficilmente si sarebbe potuta chiudere. “Ecco, dice Pietro, penso che la decisione del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone di archiviare l’inchiesta giudiziaria è un proseguimento di quelle parole. Altrimenti non mi spiego tutto questo silenzio che dura da 37 anni”.

Pietro finisce il suo discorso rivolgendo un appello a Papa Benedetto XVI, che, sebbene durante il suo pontificato sia stato sempre indifferente alla questione di Emanuela, all’epoca dei fatti era in stretto contatto con Wojtyła esortandolo ad avere un “rigurgito di coscienza” data anche la sua età, e di trovare il coraggio di dire le cose che sa e non faccia come Giovanni Paolo II che si è portato tutti i segreti di questa vicenda nella tomba.

Durante la manifestazione ho avuto la possibilità di rivolgere alcune domande al legale della famiglia Orlandi, l’avvocato Laura Sgrò, sulle ultime attività che sta svolgendo: “In questo momento stiamo raccogliendo materiale per opporci alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Vaticana non solo limitatamente al discorso del ritrovamento delle ossa nella Nunziatura Apostolica del 30 ottobre scorso, ma anche per dare seguito alla denuncia fatta riguardo la scomparsa di Emanuela, valutando ogni elemento messo a disposizione per arrivare alla verità”.

 

Francesco Manca