Foto Mario Pio Inneo
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Oggi 18 Giugno, Bovino ricorda i 30 anni della beatificazione di Monsignor Antonio Lucci (Vescovo di Bovino dal 1729 al 1752), avvenuta nella Basilica Vaticana, da parte di Papa Giovanni Paolo II, il 18 giugno 1989

Cenni biografici

Il Beato Antonio Lucci nacque ad Agnone (famosa nel mondo per la tradizionale industria della fabbricazione delle campane), il 3 Agosto 1682. Entrato nell’ordine dei Frati Minori Conventuali vestì l’abito religioso nel patrio convento mentre trascorse l’anno di Noviziato nel convento di Isernia ove ebbe come condiscepolo il Beato Francesco Antonio Fasani di Lucera al quale per tutta la vita fu legato da una profonda stima ed amicizia.

Fu insigne teologo celebre predicatore e Maestro di teologia presso il Collegio di San Lorenzo Maggiore di Napoli e il Collegio di San Bonaventura di Roma, ove ebbe come discepolo il futuro Papa Clemente XIV.

I suoi ventitré anni di episcopato furono caratterizzati da visite alle parrocchie locali e da un rinnovamento di vita evangelica tra la gente della sua diocesi. Impiegò il suo reddito episcopale per opere di educazione e di carità.

Sotto la spinta del Ministro generale conventuale, il vescovo Lucci scrisse un importante libro sui santi e beati, nei primi due secoli dei Francescani Conventuali. Morì il 25 luglio 1752, giorno da lui più volte predetto, fu seppellito in Cattedrale, nella cappella di San Marco d’Eca, patrono di Bovino, che egli stesso aveva fatto restaurare dopo il ritrovamento del corpo del santo.

Un Vescovo Santo

Nel 1728, Inigo III dei Guevara, Duca di Bovino chiedeva a Benedetto XIII di provvedere alla sede vacante della sua città ducale e il pontefice gli rispose: vi manderò un vescovo dotto e santo e poco dopo nominava a quella sede, Antonio Lucci dei Frati Minori Conventuali reggente del collegio di San Bonaventura a Roma.

“L’Angelo dei poveri”

Fu chiamato  “l’Angelo dei poveri” per aver dedicato tutta la sua opera di carità “per i tribolati, i perseguitati e per coloro che dalla vita non avevano avuto altro che povertà e miseria, aiutandoli con distribuzione di viveri, grano e indumenti”. Il suo profondo altruismo si concretizza soprattutto nella terribile carestia del 1742, che sconvolge Bovino e la Puglia intera.