Abolita la Net neutrality, insorgono le piccole aziende

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rete banda larga
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La Net neutrality (o neutralità della rete) è un argomento molto chiacchierato in questi mesi; innanzitutto bisogna dire che si tratta di un principio giuridico riguardante le reti a banda larga, reti che permettono la connessione ad Internet ed anche l’accessibilità a trasmissioni televisive e telefonia, e che afferma come queste debbano essere “neutrali”, cioè senza pacchetti informatici differenziati e senza limiti sui dispositivi che si connettono alle suddette reti.

Di recente però, dall’America, è arrivata la notizia di abrogazione delle regole sulla Net neutrality. Tutto si è reso concreto il mese scorso, il 14 dicembre 2017, quando la FFC (Federal Communications Commission) ha eliminato le norme stabilite nel 2015, ovvero, poco più di due anni fa. Questa decisione ha scatenato, tuttavia, l’ira di moltissime persone (soprattutto dei procuratori generali statunitensi) la neutralità, infatti, permetteva agli utenti di non dover necessariamente utilizzare determinati provider a pagamento.

L’abrogazione della Net neutrality potrebbe, inoltre, avere delle conseguenze su chi fa uso del servizio di cloud computing. Ad essere colpite maggiormente, però, non saranno le grandi aziende bensì soltanto quelle di dimensioni più piccole. A queste si uniscono anche le preoccupazioni degli internauti e dei vari siti web, almeno quelli con un bacino d’utenza più ridotto, che temono possano esserci ripercussioni anche sui costi dei vari servizi offerti da internet (come i diffusi Netflix o i Prime video del colossal Amazon).

Molti addossano la colpa della decisione di tale abrogazione ai Repubblicani, rei di aver sempre criticato questa neutralità definendola “inutile”; tra questi c’è proprio il presidente della Federal Communications Commission (Ajit Pai), che non si è mai risparmiato dal disapprovare queste regole, appoggiando chi ha definito le stesse inutili e aggiungendo quanto mantenere queste norme significasse dover sostenere costi enormi per i fornitori (dei servizi internet).

Osservando il comportamento delle aziende, in merito alle norme della Net neutrality, si possono notare due schieramenti: chi le ha fatte proprie, accettandole e integrandole nella propria organizzazione, e chi ha preferito non aderire, sostenendo che la neutralità limiti le opzioni sui modelli offerti dagli Internet service provider.

Tra le imprese che hanno detto no alla Net neutrality ci sono Cisco (multinazionale fondata nel 1984 specializzata in networking) e Oracle (multinazionale informatica fondata nel 1977) che, di conseguenza, hanno appoggiato il piano della FCC per eliminare definitamente le regole sulla neutralità della rete, nonostante le critiche di chi era contrario.

Detto del processo burocratico, che ha sovvertito quanto detto due anni fa; bisogna approfondire l’argomento anche per capire quanto la Net neutrality possa influenzare il cloud computing, e soprattutto, quali conseguenze andranno ad innescarsi per le piccole aziende dal momento che le regole risultano abrogate. È importante, inoltre, capire quali delle due “sponde” (chi è pro e chi contro la neutralità della rete) possa avere ragione in merito.

Ci saranno ripercussioni per chi utilizza il cloud computing?

Come detto, a temere maggiormente dell’abrogazione della Net neutrality sono sostanzialmente le piccole aziende; questo perché un’impresa con un grosso fatturato, stimato, ad esempio, sul miliardo di dollari, avrà degli accordi con gli Internet service provider (ISP) tali da non subire alcun danno dall’eliminazione della neutralità della rete.

Queste grosse aziende si rivolgono, poi, a dei provider ben specifici e riescono ad installare nel servizio di cloud computing anche delle particolari reti che, essendo collegate ai data center dei loro provider, riescono a bypassare l’abolizione della Net neutrality (soprattutto per gli effetti negativi che questa avrà sulle piccole aziende in primis).

Il motivo principale di tale preoccupazione, per piccoli siti web e aziende (senza tralasciare gli utenti) è legato ad una dichiarazione degli ISP; questi hanno affermato, infatti, che non ci saranno sconti sulle reti (calcolati in proporzione all’utilizzo, come richiesto dalle piccole aziende) e nemmeno il traffico vedrà un ampliamento quantitativo (per utenti, imprese e siti web di minore dimensione).

Altro elemento destabilizzante per queste categorie è la prioritizzazione dei pacchetti; si tratta del potere che hanno gli Internet service provider di assegnare, secondo quando previsto dal nuovo disegno di legge, pacchetti ad aziende specifiche. Questa condizione andrebbe, chiaramente, a favorire le grandi imprese e a danneggiare tutte le altre (per quanto gli ISP non abbiano ancora percorso questa direzione).

Quindi, in conclusione, si può affermare che è opportuno eseguire dei controlli (per chi utilizza il servizio cloud) per valutare se ci sono impatti sulle reti a banda larga post abrogazione regole Net neutrality. La verifica, per quanto possa risultare superflua, deve riguardare anche le grandi aziende per avere la certezza di essere immuni, per le piccole imprese dovrà, invece, essere necessaria (anche se, inizialmente, gli effetti negativi sulla neutralità della rete saranno difficili).

La situazione è quindi in divenire, ogni azienda dovrà comportarsi in un certo modo per risolvere (o meno) il problema della banda larga, per lottare contro l’abrogazione della Net neutrality, per sperare in un nuovo cambio d’idee e per cercare un accordo con gli ISP per traffico e costi delle reti. Tutto ciò non sarà facile ma con il tempo ognuno troverà il proprio adeguamento.