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Con due piedi in un’unica scarpa

Non era necessario ricorrere a magiche intuizioni, per prevedere il decorso cui si andava incontro. La terra bruciava da parecchio, l’acre effluvio, però, non percepito da chi, al contrario, avrebbe dovuto per tempo, e con accortezza, evitare di arrivare al punto in cui siamo. Le responsabilità non sembrano scalfire la sicurezza che, a quanto pare, è ormai assai labile ed appesa ad un sottile filo.

Insomma, paradossalmente, la principale forza dell’attuale esecutivo sta nella propria debolezza. Una debolezza che, inutile negarlo, è corroborata dalla stanchezza e dalla frammentaria composizione della parte oppositiva. Assistiamo a prove di equilibrismo dialettico basato su proclami non tramutatisi in fatti; annunci di salvifiche pozioni che, immancabilmente, si protraggono nel tempo. Venerdì prossimo, a dire del vertice, la cassa integrazione verrà liquidata per tutti; “abbiamo avuto un infarto, ma l’Italia è ancora in piedi”. Certo che se la data del 31 maggio – o altra ancora precedente – fosse stata rispettata, oggi la rabbia sociale sarebbe ad un gradino più basso. Forse.

Però se da un parte si potrebbe respirare, da tanti altri contesti le respirazioni artificiali sembrano non avere più effetti. Ogni giorno una manifestazione, ogni mattina una protesta. Migliaia di email ignorate da segreterie di Istituzioni; nessuno che assuma un’incombenza in merito.

L’esperienza passata non sembra aver insegnato molto o, più verosimilmente, l’uomo solo al comando che si appella alla condivisione – negandone poi, a detta dei coinvolti, ogni appello e proposta – potrebbe sentirsi assai precario, al punto di attendere il primo alito di vento contrario per districarsi da un’eterogenea e strana cordata. Un contratto già è andato a farsi benedire, un rattoppo potrebbe non reggere molto alla sottostante lacerazione.

Da garante di un’intesa a navigatore a vista

Inutile fare panegirici; da tutore è passato a pilota senza bussola con una stramba ciurma composta da reduci e intromessi. Non è servita la mediazione, non ha avuto successo l’intercessione; resta una confusione di difficile soluzione, con un Capo del Governo che tende a dissolversi, nelle foschie di un intrigato complesso surreale.

Polemiche, diatribe, punti di vista discordanti, provvedimenti annunciati e non definiti, interi settori allo sbando; una situazione davvero difficile, che non sembra di facile soluzione. Da convenienze stipulate a seguito di utilità reciproche si sta, rapidamente, passando a strappi interni con prove muscolari alo solo scopo propagandistico.

Uno scopo che non è mai mancato, una corsa alla pancia della gente, che non sembra più dare frutti commestibili. Maggioranza fragile, opposizione approssimativa: questo il solo ossigeno per un barcollante assetto governativo. Forze sociali ed economiche non sembrano più propense ad attendere.

Auguri a noi.

 

Raimondo Miele