Account Sharing: con l’intelligenza artificiale sarà possibile bloccarlo

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Account Sharing con l'intelligenza artificiale sarà possibile bloccarlo
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La lotta ai comportamenti illeciti a danno delle Big del Web è aperta

Netflix e Spotify, sono queste le piattaforme più colpite dal fenomeno dell’account sharing in maniera impropria. Per combattere questo fenomeno é nata una piattaforma britannica che sfrutta l’intelligenza artificiale.

Amici e parenti, non sono la medesima cosa

È noto che per alcune piattaforme streaming è permesso l’uso del servizio su più dispositivi in simultanea, ad un costo paritario o solo leggermente superiore a quello di un account standard. Teoricamente, questa modalità doveva essere utilizzata per condividere l’abbonamento all’interno della famiglia, in modo da non pagarne uno nuovo per ogni componente della stessa. Come si suol dire, però, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Impropriamente, infatti, le password e le credenziali dei servizi streaming sono usate si da più utenti, ma piuttosto che da parenti, chi condivide l’account sono amici, compagni o addirittura sconosciuti. In pratica la facilitazione è diventata un modo per distribuire il costo tra più persone.

Come fare dell’account sharing un business

Alcune piattaforme, tra cui Togetherprice creata da una startup romana, promuovono l’account sharing. In altre parole, mettono in vendita account di servizi a pagamento a prezzi inferiori o addirittura dimezzati, che verranno condivisi con degli sconosciuti e con il limite di un unico account per persona. Le piattaforme più colpite da questo fenomeno sono Netflix, Spotify, Apple Music, Xbox Live, Google Play Music e non sfuggono a questa prassi discutibile neanche licenze software come ad esempio Microsoft Office 365.

Di tutto ciò, le società sono al corrente, ma fanno finta di nulla, anche a costo di perdere qualche abbonamento, perché in questo modo massimizzano e moltiplicano gli utenti e migliorano le proprie quote di share del mercato.

L’intelligenza artificiale entra in campo anche qui

In futuro questo fenomeno potrebbe essere bloccato attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ovviamente, ciò avverrà solo per le piattaforme che vorranno utilizzare tale tecnologia. Il rischio per le società è che diminuisca l’audience ottenuto con l’account sharing, determinando perdite di visibilità della piattaforma. La riduzione delle visualizzazioni dei loro prodotti ridurrebbe l’appeal pubblicitario ed il ritorno economico sui prodotti originali in cui hanno investito miliardi di dollari.

Synamedia stana i comportamenti fraudolenti

A Las Vegas, durante il CES (l’International Consumer Electronics Show), é stato presentato da una società britannica un prodotto denominato Synamedia. La tecnologia impiegata sfrutta l’intelligenza artificiale ed il machine learning per smascherare l’account sharing improprio. Il principale target della tecnologia sarebbe Netflix piuttosto che le altre piattaforme, in quanto è la società più colpita dal fenomeno.

Come funziona Synamedia?

Le piattaforme di streaming che vogliono usufruire del servizio devono iscriversi sul sito di Synamedia. A questo punto, Synamedia analizza i dati di accesso, le abitudini e i gusti degli utenti iscritti. L’intelligenza artificiale analizza i dati ottenuti, andando a snidare gli account condivisi grazie ad un punteggio di probabilità. I punteggi sospetti verranno mandati alla piattaforma, che a sua discrezione deciderà o meno di prendere provvedimenti o, nei casi più gravi, di sospendere gli account collegati. Prima di ciò però, la piattaforma di streaming invierà una comunicazione all’utente sotto esame. A quest’ultimo verrà quindi data la possibilità di provare che i suoi accessi sono effettivamente personali e non condivisi.

Attenti ai falsi positivi!

La tecnologia però deve ancora dimostrare di essere affidabile, dinamica e malleabile in modo da evitare il riscontro di falsi positivi. Questo perché i gusti delle persone tendono a cambiare nel tempo, gli utenti possono trasferirsi in altre città o semplicemente fare un viaggio. Tra i parametri “sospetti”, infatti, rientrano la modifica dei generi preferiti e le località di connessione.