whatsapp vs facebook
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Si è aperto in una lunga intervista a Forbes, Brian Acton, co-fondatore di WhatsApp, raccontando per la prima volta come sono andati gli eventi legati alla vendita della compagnia a Facebook e al suo addio alla società, circa un anno fa. «Ho fatto una scelta e accettato un compromesso. E ci convivo ogni giorno».

È la prima volta che Acton parla pubblicamente di questi eventi, ma non è la prima volta che si esprime in maniera poco lusinghiera sulla politica di Facebook. Dopo il caso Cambridge Analytica, infatti, lo scorso marzo, Acton aveva fatto rimpallare l’hashtag #deletefacebook, twittando contro la compagnia per la quale aveva lavorato fino a poco tempo prima, invitando gli utenti a cancellarsi dal social.

Gli attacchi del co-fondatore di WhatsApp

Oggi, dopo la fuga dei creatori di Instagram e dell’altro co-fondatore Jan Koum, Acton si esprime in maniera più dettagliata: «Gli sforzi per spingere i ricavi stavano andando a scapito della bontà del prodotto. Un atteggiamento che mi ha lasciato con l’amaro in bocca».

Acton racconta anche delle ruggini con Zuckerberg, che definisce provocatoriamente “il ragazzo”, reo di aver provato a introdurre, contrariamene al parere dei fondatori, la pubblicità su WhatsApp. Una linea portata avanti senza nemmeno tener conto delle obiezioni dei creatori del servizio di messagistica, che avevano avanzato anche alcune proposte, come quelle di far pagare agli utenti pochi centesimi dopo un elevato numero di messaggi ricevuti o inviati. «Loro sono buoni uomini d’affari», chiosa Acton. «Solo che rappresentano pratiche, principi etici e politiche con i quali non sono d’accordo».

Un addio insomma inevitabile, costato al co-fondatore di WhatsApp 850 milioni di dollari, ovvero l’ultima tranche di azioni che avrebbe ottenuto dal momento delle dimissioni a qualche mese.

La replica di Facebook

In tanti si aspettavano una risposta da casa Facebook, risposta che puntualmente è arrivata, anche se in via non ufficiale. È da considerare tale infatti un post pubblicato da David Marcus, fino a maggio responsabile di Messenger e oggi capo dei progetti Facebook sulla blockchain: “Ditemi pure – ha scritto – che sono vecchio stile. Ma credo che attaccare le persone e la compagnia che ti hanno reso miliardario e che ti hanno protetto per anni, sia un colpo basso”.

Se da un lato Acton aspettava da tempo di dire la propria rispetto ai motivi dell’addio, è anche vero che, al di là degli 850 milioni “persi”, quest’addio gli ha fruttato una buona parte dei diciannove miliardi sborsati da Facebook per rilevare WhatsApp. Un giro di carte in cui alla fine sono tutti contenti, insomma. Indipendentemente dalle schermaglie social del giorno dopo e dalle interviste sensazionali.