Adeguamento al digitale: senza un piano ben studiato le aziende ci perdono

Secondo quanto riportato dall’analisi condotta da Fujitsu, nel processo di adeguamento al digitale, se le aziende non hanno un piano d’azione ben strutturato ed articolato, rischiano solo di andarci a perdere.

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Secondo quanto riportato dall’analisi condotta da Fujitsu, nel processo di adeguamento al digitale, se le aziende non hanno un piano d’azione ben strutturato ed articolato, rischiano solo di andarci a perdere.

Purtroppo, non sempre, il processo di rinnovazione digitale produce i risultati sperati. In alcuni casi, ad esempio quando non viene elaborato un piano di adeguatamento ben studiato, si rischia di andare incontro a dei veri e propri fallimenti con conseguenti abbandoni, oltre, chiaramente, alla perdita del capitale investito dall’azienda. E purtroppo questi episodi non sono poi così rari.

Per questo motivo, è sempre bene sottolineare che l’adeguamento al digitale da parte di qualsiasi utente o azienda va opportunamente analizzato, studiato e progettato, prima di procedere allo stanziamento degli investimenti.

Dallo studio “The Digital Transformation Pact”, condotto da Fujitsu – azienda giapponese leader nel settore informatico -, realizzato attraverso un’appurata analisi delle aziende sia a livello internazionale (con particolare attenzione specialmente ai paesi più digitalizzati, tra cui gli Stati Uniti, il Giappone, La Germania e l’Inghilterra) sia nazionale, quindi con un approfondimento sulla situazione italiana.

Il campione italiano su cui Fujitsu ha svolto la sua analisi ha coinvolto 150 aziende, tra piccole e medie, di ogni tipologia di settore industriale, ma con una maggioranza del settore manifatturiero.

Analizzando i dati degli ultimi anni, dunque, emerge che il 27% delle imprese italiane, grandi e piccole, dopo aver dato il via al processo di rinnovazione digitale, ha dovuto annullare questi stessi progetti, perdendo in totale all’incirca 456mila euro. In questi casi l’innovazione digitale piuttosto che comportare un miglioramento per l’azienda, ha invece causato un dispendio economico, senza portare alcun ritorno. Risultati in parte demoralizzanti per le aziende italiane che decidono di rinnovare il loro assetto digitale, dalla cui operazione, invece, si aspettano un ritorno dell’investimento in circa un anno e mezzo dalla data di inizio.

Magra consolazione è, però, il fatto che nel nostro paese i fallimenti sono in gran parte contenuti rispetto ad altri, dove la media è di circa il 33%.

 Allo stesso tempo anche l’immobilità è del tutto deleteria per le aziende, per cui, sarebbe opportuno programmare un processo di rinnovamento digitale, ma ben strutturato ed organizzato

Non vanno, a questo proposito, tralasciati anche i risultati positivi nel processo di digitalizzazione: infatti nel 49% l’implementazione al digitale è stata raggiunta con successo.

Ad ogni modo, l’immagine che emerge dalla situazione aziendale del nostro paese, è quella di un’Italia spaccata in due: da un lato ci sono infatti le grandi aziende del Made in Italy che sono competitive anche a livello internazionale, e che quindi hanno le giuste competenze, le giuste risorse e l’appropriato personale. Dall’altro lato, invece, ci sono le Pmi, le piccole e medie imprese, che invece non possono contare sulle stesse ampie risorse, per cui, si trovano in una situazione di difficoltà e soprattutto di grave ritardo.

Tra l’altro, il motivo per cui la media italiana nel campo dell’innovazione tecnologica risulta al di sopra della media internazionale, è dovuto al fatto che è stata condotta un’analisi sulle aziende di medie e grandi dimensioni; diversi, infatti, sarebbero stati i risultati se si fosse analizzato l’intero scenario italiano, quindi comprendendo anche le piccole e medie imprese.

Per fortuna, però, l’interesse per l’adeguamento digitale e tecnologico sembra avere un ruolo prioritario nelle agende della maggior parte delle aziende italiane: piccole, medie e grandi. Le operazioni intraprese dalle diverse aziende per tenersi al passo con il digitale sono infatti molteplici: il 91% sta lavorando per dotarsi di maggiori competenze nel digitale, anche attraverso l’accesso per i propri dipendenti a corsi di aggiornamento, riqualificazione e formazione (61%). Invece altre aziende (il 37% circa) stanno utilizzando il “Reverse mentoring”, cioè l’acquisizione di competenze digitali attraverso il passaggio di competenze dai dipendenti più giovani a quelli più anziani.

Una delle possibilità più produttive per adeguarsi al digitale è risultata la collaborazione tra il personale dell’azienda con personale tecnico specializzato nel digitale, nella maggior parte dei casi afferente ad aziende Hi-tech esterne, con il quale individuare soluzioni personalizzate ed adeguate ad ogni caso. Ad oggi, in Italia il 58% delle aziende si sta impegnando in attività di collaborazione con aziende esterne specializzate.

Le competenze informatiche sulle quali le aziende italiane prevedono di rinnovarsi sono: la Sicurezza Informatica, i Big Data, l’Internet of Things, il Cloud Computing. Ai tempi della quarta rivoluzione industriale, oltre che a rinnovarsi in termini tecnologici, è bene anche acquisire la capacità di cambiare il proprio modello di business e di riadattare continuamente la propria organizzazione. Ed è proprio quest’ultimo punto che sembra preoccupare maggiormente le aziende del nostro paese.