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Tra focolai, preoccupazioni, linee guida e riapertura scuole

La politica degli annunci è al capolinea; nessuno ne vuole più sentire parlare. Preoccupazioni crescenti, economie stagnanti, emergenze sanitarie da contrastare, situazioni territoriali assai critiche. Giugno termina nella maniera peggiore e, inoltre, all’epilogo, annuncia una crisi già palpabile. La riapertura delle scuole è ancora legata ad interpretazioni e congetture.

Il contesto appare sotto forma di grave onta al Popolo; da una parte le solite sollecitazioni alla fiducia, dall’altra – quella dove si avverte il vero stato di abbandono – una passiva attenzione all’ineluttabilità dei fatti. Le cose bisognerebbe farle bene, invece si cerca sempre un’alternativa alle assunzioni di responsabilità; nessuno sembra avvertire come l’immagine delle Istituzioni ne stia uscendo assai deteriorata.
Allarme virus parte prima; poi seconda, terza, quarta e adesso non sappiamo neppure a che fase siamo.
Il domani non è settembre, ma assai più imminente.

Apparizioni ancora senza materia

Decreti, annunci, provvedimenti, riunioni, tavoli strategici, intendimenti comuni, atti, stati generali. La partita mediatica è finita, adesso bisogna dare conto di quanto manifestato, con roboanti annunci e mirabolanti comunicati.
Ed ecco che all’orizzonte appare un nuovo dilemma: le linee guida per la riapertura della scuole. Una numerosa platea, composta da scolari, alunni, studenti, genitori, insegnati, professori, dirigenti e personale vario, in attesa di capire.

Siamo ai “probabilmente”, “potranno”, “individueranno” e altre forme di “scarico”, compreso un sibillino, implicito, avvertimento di tenersi pronti al ritorno della Didattica a Distanza.
Gli insegnati possono indossare le visiere; il distanziamento sociale tra le “bocche” dei bambini deve essere di un metro; le regole generali le detta lo Stato (articolo 117 Costituzione lettera n – 3° comma), ma le Regioni hanno la loro autonomia.

I Dirigenti Scolastici insorgono “Il Governo delega tutto a noi”, con le conseguenze che si possono intuire. Personale insufficiente, aule non adeguate, atteggiamenti differenziati a seconda delle esigenze.

La scuola dimenticata

E’, forse, lo sfacelo di maggiori dimensioni cui abbiamo assistito nell’ultimo mezzo secolo. Edifici fatiscenti e siti scolastici mai sufficientemente attenzionati. Il Covid ha amplificato problemi vetusti, fatto emergere – in maniera cruda – tutte le infauste scelte politiche inerenti la scuola.

Prevedere, oggi, un distanziamento fisico, così come si dovrebbe, per 20 alunni significa disporre di aule di circa 25 metri quadri ciascuna. Compreso lo spezio necessario per il docente e la cattedra. Un’altra gravissima incognita si appalesa; nel mentre ventimila persone attendono la cassa integrazione.

Lucia De Martino