Al Bambino Gesù di Roma si festeggia il primo bronco stampato in 3D
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Salvato un bimbo di cinque anni  grazie all’impianto di un Bronco 3D

Grazie alla tecnologia della stampante 3D biocompatibile si stanno sviluppando i primi scaffold per gli organi semi sintetici che poi vengono riassorbiti dall’organismo. E questo principio è stato applicato a Roma.

Una stampante per un respiro

All’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato creato un bronco riassorbibile stampato in 3D per salvare la vita ad un bambino di 5 anni. L’intervento ha permesso di impiantare l’organo stampato con metodica 3D ad un piccolo paziente affetto da broncomalacia, un cedimento della parete bronchiale che impedisce il normale flusso di aria nel polmone sinistro. La patologia è caratterizzata da una sindrome per la quale le pareti bronchiali sono abnormemente molli. Questo tipo di intervento non era mai stato effettuato in Europa ed è stato eseguito per la prima volta a Roma. Il dispositivo, realizzato grazie a un lavoro d’équipe durato oltre 6 mesi, ha consentito al bambino di respirare autonomamente.

Il bronco 3D

Il bronco 3D è stato progettato ed impiantato al Bambino Gesù grazie alla collaborazione di medici, ingegneri e biotecnologi. È stato possibile creare lo scheletro bronchiale grazie a sofisticate tecniche di imaging e bioingegneria ed ha richiesto più di 6 mesi. Il dispositivo personalizzato è stato disegnato sull’anatomia del paziente partendo dalle immagini bidimensionali (Tac) realizzate nel Dipartimento di diagnostica per immagini guidato da Aurelio Secinaro e poi rielaborate con sofisticate tecniche di bioingegneria da Luca Borro dell’Unità di Innovazione e Percorsi Clinici. Il modello tridimensionale, una gabbietta cilindrica che riproduce la struttura del bronco, è stato stampato con policaprolattone e idrossiapatite, composto bio-riassorbibile che viene eliminato dall’organismo nell’arco di circa 2 anni.

Il riassorbimento

Stampato con materiale bio-riassorbibile, verrà progressivamente eliminato dall’organismo in un paio di anni, dopo aver accompagnato la crescita dell’apparato respiratorio del bambino e restituito al bronco la sua piena funzionalità. «I dispositivi 3D realizzati con materiale riassorbibile, destinati a scomparire e ad assolvere la loro funzione in maniera poco traumatica, rappresentano la nuova frontiera della chirurgia delle vie aree in età pediatrica», spiega il cardiochirurgo Adriano Carotti. «Presto potranno sostituire completamente gli stent di silicone e quelli metallici che, una volta inglobati nella parete della via aerea, non sono più rimovibili».

Dopo l’intervento

A poco meno di un mese di distanza dall’intervento, il bimbo è potuto tornare a casa. Il delicato intervento, durato 8 ore, è stato eseguito il 14 ottobre da Adriano Carotti, responsabile dell’Unità di funzione di cardiochirurgia complessa con tecniche innovative, in collaborazione con i chirurghi delle vie aeree del Laryngo-Tracheal Team, diretto da Sergio Bottero.