Al Mann la digitalizzazione del Plastico di Pompei
Nei prossimi mesi il Plastico di Pompei sarà visibile anche in 3D
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Nel corso di un convegno tenutosi di recente al Mann sono stati illustrati alcuni risultati di un interessante progetto sul Plastico di Pompei, voluto da Giuseppe Fiorelli

Il Mann si conferma come realtà all’avanguardia nella promozione del binomio archeologiatecnologia. Dopo l’idea di un database sul colore nella statuaria classica , nell’ambito del convegno “Miniere della memoria”, tenutosi nelle giornate di mercoledì 27 e giovedì 28 giugno 2018 presso il museo partenopeo, sono stati presentati alcuni risultati di un progetto che sarà completato nel giro dei prossimi mesi: la digitalizzazione del Plastico di Pompei.

Una breve storia del Plastico

Il Plastico di Pompei fu un’opera fortemente voluta nel 1861 da Giuseppe Fiorelli,  all’epoca direttore del noto sito archeologico vesuviano , nonché esponente culturale di spicco del neo nato Regno d’Italia. Il lavoro, che mirava a rappresentare l’area degli Scavi  attraverso un grande modello in sughero, conobbe però diversi rallentamenti.

Durante la sua esecuzione, infatti, si alternarono differenti artigiani e pittori aventi, ciascuno, determinati stili e metodi. L’opera commissionata da Fiorelli poté, dunque, concludersi ed essere esposta al pubblico soltanto negli anni Trenta del secolo scorso.

Al Mann la digitalizzazione del Plastico di Pompei

L’importanza della digitalizzazione del Plastico

Il lavoro sul Plastico, curato dall’IBAM CNR insieme alla direzione scientifica del Mann, non va visto come una semplice trasposizione di un oggetto da una dimensione materiale e tangibile ad una dimensione virtuale.

La sua digitalizzazione, infatti, iniziata già nei primi mesi del 2017, si sta rivelando una preziosa occasione per approfondire la conoscenza di alcuni spazi e strutture della città vesuviana, il cui aspetto, in taluni casi, si è deteriorato ulteriormente oppure non è più recuperabile attualmente a causa dei danni derivanti dagli agenti atmosferici o dall’incuria.

Quello del Mann rappresenta quindi, ancora una volta, un esempio di come la tecnologia possa ben integrarsi con discipline di carattere storico ed umanistico.

Un resoconto del lavoro in corso

Daniele Malfitana, archeologo dell’IBAM CNR di Catania, ente che già da anni cura la digitalizzazione di reperti e monumenti antichi, ha spiegato ai partecipanti al convegno “Miniere della memoria” le tappe principali del progetto sul Plastico pompeiano: “La realizzazione del progetto ha previsto anzitutto la costituzione di un efficiente gruppo di lavoro, dove ciascun membro potesse mettere in campo la propria competenza: non solo, dunque, archeologi classici ma anche fotografi e tecnici aventi una solida formazione nel campo dell’informatica e delle nuove tecnologie.

In secondo luogo – ha proseguito Malfitana – abbiamo deciso di ricorrere all’uso di un “carrello ponte” su cui è stata montata un’apparecchiatura utilizzata solitamente per la fotogrammetria”.

Al Mann la digitalizzazione del Plastico di Pompei

Il procedimento adottato dall’equipe di lavoro, infatti, è molto simile a quello usato per la realizzazione di carte geografiche e topografiche attraverso gli aerei militari: “Sfruttando il carrello ponte abbiamo effettuato una copertura del Plastico di Pompei in maniera completa.

Traendo ispirazione dalla tecnica della fotografia aerea, usata solitamente in topografia, è stata ottenuta una resa del complesso manufatto per “strisciate”, ovvero riprese lungo direttrici orizzontali. La mole dei dati ottenuti è stata così impiegata, con l’aiuto dei colleghi del LAIM (Laboratorio di Archeologia Immersiva e Multimedia), per la conseguente modellazione 3D dell’opera in sughero.

In questo modo, abbiamo avuto una puntuale restituzione di essa: dal Foro ai principali edifici pubblici, sino all’arredo delle domus, formato da pitture parietali e mosaici.”

A questo proposito, è stato evidenziato che, rispetto alla versione originale, sarà possibile apprezzare ancor di più nel modello 3D i particolari inerenti allo stato di conservazione delle antiche strutture. Si tratta di un dato assolutamente importante in quanto fare archeologia non significa solo scavare ma anche saper tutelare e valorizzare ciò che riemerge dalla terra.

Nel corso dell’intervento, Daniele Malfitana ha mostrato alcune immagini del plastico già digitalizzate, relative ad esempio agli affreschi della Casa della Caccia Antica ed agli arredi della famosissima Casa del Citarista.

L’importanza di questo lavoro risiede sicuramente nella sua potenziale interattività e dunque nel suo miglioramento qualitativo e quantitativo nel corso del tempo: “Il Plastico di Pompei in sughero ha in sé dei limiti, dovuti chiaramente alla sua materiale incompletezza; basti pensare, ad esempio, all’assenza di alcuni quartieri orientali e di strutture come la Palestra Grande e l’Anfiteatro, scoperti in epoche successive.

L’idea che stiamo portando avanti, però, è di poterne aumentare la qualità a livello digitale, integrando immagini relative a tutti quei settori dell’antica città emersi dagli anni Trenta in avanti, sino agli anni recenti”.

Al Mann la digitalizzazione del Plastico di Pompei

Fruizione e tempi per il Plastico in 3D

Daniele Malfitana, infine, ha messo in evidenza alcuni aspetti riguardanti la fruibilità del Plastico: “Il manufatto, in versione 3D, sarà inserito su una piattaforma informatizzata il cui accesso sarà gratuito.

In questo modo offriremo un prodotto, assolutamente valido, che potrà essere facilmente utilizzato da qualsiasi categoria di utente, dal professionista al comune visitatore di passaggio”.

Una buona notizia, infine, sui tempi di conclusione del lavoro: “Prevediamo di completare il tutto agli inizi del 2019”. Visti gli ottimi risultati raggiunti sinora, non resta, dunque, che attendere fiduciosamente.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.