Fake news
adv

Stando al rapporto Infosfera la maggior parte degli italiani è incline a credere alle fake news: pigrizia o mancanza di mezzi?

 

Lo studio

Sono particolarmente allarmanti i risultati ottenuti dal rapporto “Infosfera”, a seguito di un’indagine portata avanti dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’inchiesta, guidata dal professore di Teoria e tecniche delle analisi di mercato Umberto Costantini e dal suo collega di Social media marketing Eugenio Iorio, ha messo in luce una preoccupante inclinazione della maggior parte degli italiani a credere a qualunque notizia giri liberamente per i social network, o comunque a non saperne verificare l’attendibilità. La ricerca completa è stata pubblicata sul sito dell’Università Suor Orsola, ed ha visto la collaborazione dell’Associazione Italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale e del Centro Studi Democrazie Digitali e della Fondazione Italiani – Organismo di Ricerca. Ad essere preso in esame è stato un campione superiore ai 1500 cittadini, allo scopo di ottenere il minimo errore statistico possibile (intorno al 2,5%).

like it

Quali sono le cause?

Dallo studio emerge un massiccio utilizzo di internet e, soprattutto, social network da parte degli italiani. Il 95% del campione analizzato usufruisce di internet praticamente ogni giorno: il 70% di questi lo fa per più di tre ore, il 32% addirittura più di cinque. La maggior parte di questo tempo viene, appunto, impiegata su Facebook e simili, per svago ma anche per usufruire dei servizi di informazione. Il 79,93% degli italiani sembra dunque ritenere di essere in grado di trovare da sé notizie utili ed informazioni, usufruendo principalmente di quelli che sono i media gratuiti, che vengono quasi sempre preferiti a quelli a pagamento. Indicativa, inoltre, la contraddizione del seguente dato: per l’87,24% degli italiani i social network non offrono più la possibilità di ricevere notizie veritiere o, comunque, credibili. Gli stessi italiani, però, faticano a mettere in relazione lo stato del sistema d’informazione con quello della democrazia: per 96,61% di questi, infatti, lo stato dell’informazione italiana non dimostra che in Italia la democrazia goda di buona salute, ma al tempo stesso il 98,75% afferma che ciò non dimostra neanche un cattivo stato di salute della democrazia del Bel Paese. Informazione e democrazia, dunque, vengono recepite come organi indipendenti ed in nessun modo correlati tra di loro.

Al contrario, anzi, la libertà con cui in rete possano circolare notizie di ogni tipo, siano queste veritiere o meno, è indice di un buon livello di libertà. Per il 77,30% del campione, infatti, le fake news non minano la solidità della democrazia italiana.

Anzi, un buon 87,76% ritiene professionale, e quindi affidabile, l’informazione che circola in rete.

Il parere degli studiosi

È lo stesso Eugenio Iorio a prendere parola e parlare di un quadro inquietante. Gli italiani, stando all’analisi del Professor Iorio, risultano mancare delle basi necessarie per approfondire in maniera critica ed oggettiva una notizia o una qualunque informazione. Privati, dunque, di questi fondamentali mezzi di difesa, i cittadini risultano in balìa di tutto ciò che passa per il web, andando alla deriva verso una visione sempre più distorta della realtà, “una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Commissario AGCOM Mario Morcellini, che pone l’accento sull’importanza fondamentale che avrà in tutto ciò la formazione delle generazioni future, che dalle scuole e dalle Università dovranno necessariamente apprendere le capacità e i mezzi per difendersi da ciò che viene indistintamente propinato dalla rete. Si istruisca, dunque, la popolazione ad agire con la propria capacità critica laddove non c’è un adeguato controllo esterno.

WhatsApp

Contromisure

In Italia la questione fake news non è certo nuova: dalla politica a scendere la cattiva informazione fa vittime da anni, e proprio in questo verso vanno alcune contromisure adottate negli ultimi tempi. Non è cosa recente, ad esempio, la guerra lanciata dall’ex Ministra Laura Boldrini a chi mette in giro, spesso in malafede, notizie palesemente inventate, talvolta al limite del surreale. Non ultimo, invece, su scala mondiale il provvedimento preso dai vertici di WhatsApp, con il quale si è deciso di bollare con un preciso contrassegno ogni messaggio inviato da terzi e non scritto di proprio pugno dal mittente, allo scopo di fermare la diffusione di catene e fake news, che proprio con la messaggistica istantanea hanno trovato terreno fertilissimo. Tutti provvedimenti utilissimi ma, si sa, le rivoluzioni partono dal basso: senza un adeguato contributo da scuola ed Università potrebbe passare molto tempo prima di osservare un vero cambiamento.

Avatar
Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.