amazon e google assistenti digitali
adv

Amazon e Google: una tecnologia sempre più al servizio degli utenti, che possa rendere agevole la vita quotidiana nei suoi vari momenti.

E’ questo l’obiettivo che sta inducendo ormai da diversi anni grandi aziende internazionali a creare ed introdurre sul mercato nuovi apparecchi multimediali, inquadrabili nella categoria della cosiddetta “intelligenza artificiale”: piccoli, versatili, facili da trasportare e ben “camuffabili” con i più comuni elementi di arredo di una casa.

UN PRECURSORE DELL’ASSISTENZA DIGITALE: AMAZON ECHO

Una delle prime creature rientranti in questa tipologia fu il dispositivo Echo: progettato dal colosso Amazon nel 2010, messo in vendita negli USA nel 2015 e giunto, tra i paesi dell’Europa, soltanto in Inghilterra (non si conosce ancora se questo prodotto arriverà in Italia o meno), l’apparecchio è guidato da una vera e propria assistente digitale, chiamata Alexa, con la quale l’utente può interagire per soddisfare varie sue esigenze: dalla necessità di attivare un allarme-antifurto alla richiesta di news sul meteo e sul traffico.

amazon echo

Le sue grandi potenzialità derivano senza dubbio dalla notevole capacità di “ascolto” dalle varie fonti a cui può collegarsi attraverso un microfono, che può anche essere disattivato all’occorrenza, ed una semplice connessione wireless.

Per il suo utilizzo l’utente deve preliminarmente dotarsi di un account Amazon, utilizzabile sia su pc che sui dispositivi mobili (tablet, smartphone, iPhone), dal quale potrà a sua volta impostare playlists di brani musicali oppure automatizzare banali operazioni di vita quotidiana, come l’accensione di un comune lampadario.

LA RISPOSTA DI GOOGLE

A differenza di Echo, Google ha rivolto la sua attenzione in materia anche al mercato italiano: la famosa azienda, infatti, ha presentato a Milano lo scorso 27 marzo la sua creatura specializzata nell’assistenza digitale domestica, disponibile in due varianti: Home, somigliante ad un vaso cilindrico, acquistabile ad una cifra intorno ai 150 euro; e Home Mini, più piccola, molto simile ad un cofanetto di forma schiacciata e soprattutto più economica, con un prezzo pari a 60 euro.

Entrambi i prodotti, in realtà già introdotti negli Stati Uniti sul finire del 2016, vanno collegati alla rete elettrica mediante un’uscita USB ed un normale cavo di alimentazione; sono, inoltre, reperibili sullo store online della grande multinazionale oppure, già in questi giorni seguenti alle festività pasquali, nei centri commerciali specializzati nella vendita di elettrodomestici e computer.

Scaricando sul proprio smartphone un’apposita app dalla quale sarà possibile effettuarne il riconoscimento, dopo aver pronunciato un semplice “ok”, lo “speaker” multimediale fornisce al momento desiderato svariati servizi, sia programmati con un certo anticipo che richiesti in tempo reale: dal promemoria degli impegni previsti in calendario alla richiesta di ascoltare buona musica attraverso la connessione a Spotify, ricevere  “ultim’ora” dai siti di informazione o vedere un film da Netflix su uno schermo televisivo collegabile alla rete, operazione,  quest’ultima, non ottenibile al momento con gli assistenti digitali di casa Amazon.

GLI APPARECCHI DI GOOGLE SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Ciò che accomuna entrambi gli apparecchi Google è l’apparenza di oggetto da arredamento, rivestito in parte da tessuto traspirante e munito di luci a led corrispondenti all’attivazione/disattivazione delle varie funzioni disponibili.

La modalità touch è applicata sulla superficie esterna per comandare le varie operazioni, ad eccezione della regolazione del volume audio e del microfono, che si può accendere mediante un bottone nella variante più grande, cioè la Standard, oppure uno switch nella più piccola, ossia la Mini.

Al momento la fruibilità dei dispositivi è limitata a sei utenti, i quali possono procedere al relativo uso anche in contemporanea; più “assistenti” possono lavorare insieme nella stessa casa, anche se, onde evitare che ciascuno ripeta le frasi pronunciate dall’altro, è consigliabile una collocazione in stanze separate.

Oltre alla grandezza e al costo, le poche differenze tra i due apparecchi Google risiedono sul piano qualitativo: in primo luogo, la potenza dell’audio, che in Home Mini è equiparabile a quella di una cassetta Bluetooth; in questo senso, tale variante potrà andare bene in cucina, se si desidera ad esempio avere il promemoria di una particolare ricetta, mentre se si intende riprodurre musica nell’ambito dell’organizzazione di una festa, la preferenza  ricadrà sicuramente sul modello più grande.

Altra differenza è data dalla capacità di rilevamento sonoro:  Home  Standard riesce a riconoscere la voce degli utenti proprietari anche in contesti particolarmente rumorosi.

Per quanto avanzati nella loro tecnologia di funzionamento, gli assistenti digitali Google hanno ancora alcune difettosità che si spera siano corrette nell’immediato futuro: dall’incapacità di calcolo, in termini di tempo, di lunghe distanze da percorrere in auto alla confusione tra la richiesta di una canzone da Spotify e di un film da Netflix, o ancora la “delegazione” dei servizi richiesti dall’utente ad altri dispositivi, se interconnessi nel medesimo ambiente.

L’utilizzo di queste intelligenze richiede necessariamente la fornitura di un consenso da parte dell’utenza al trattamento dei dati personali.

Nel caso in cui non si disattivino per tempo i microfoni, tali dispositivi, sia di casa Amazon che Google, sono teoricamente sempre capaci di divulgare qualsiasi informazione “ascoltata” nel luogo in cui si trovano: sarà sempre  buona abitudine, dunque, avvertire i nostri ospiti a casa della presenza di questo piccolo, simpatico ma potenzialmente pericoloso familiare!

Avatar
Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.