Dipendenti Amazon indagati per vendita di dati personali
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Guai in vista per alcuni dipendenti Amazon, che avrebbero ceduto dati personali degli acquirenti ai venditori in cambio di denaro

 

L’inchiesta del Wall Street Journal

È il celebre quotidiano newyorkese a sganciare la bomba. Amazon, secondo il Wall Street Journal, starebbe indagando su alcuni suoi dipendenti. Il motivo sarebbe la vendita, ovviamente non autorizzata, dei dati personali degli utenti in favore di alcuni venditori. I dati includerebbero vari dettagli sulle vendite e sul comportamento degli acquirenti e sarebbero stati pagati cifre comprese tra gli 80 e i 2000 dollari. Pare, inoltre, che alcuni impiegati abbiano sfruttato la possibilità di accedere ai sistemi di gestione per eliminare qualche recensione negativa di troppo.

Amazon conferma

La vicenda non è stata in alcun modo smentita da Amazon. Tramite un suo portavoce, infatti, la nota multinazionale ha fatto sapere di essere al lavoro per indagare sull’accaduto. La pratica, stando ai risultati delle indagini, è risultata particolarmente diffusa in Cina. I motivi sono da ricercare, probabilmente, nella grande espansione del settore verificatasi negli ultimi anni in Estremo Oriente, ma anche nei salari piuttosto bassi percepiti dagli impiegati del luogo. Amazon non ha perso tempo a specificare che, naturalmente, azioni di questo tipo violano la policy aziendale. I colpevoli, dunque, andranno incontro a sanzioni civili e penali, licenziamento incluso. Il colosso del commercio online ha, quindi, dichiarato di essere al lavoro per incrementare la severità sui controlli per l’accesso ai dati personali degli utenti.

Questione privacy, ancora una volta

L’aumento esponenziale dei casi di violazione della privacy lascia spazio a qualche riflessione. Sarebbe ingenuo, infatti, pensare che episodi del genere siano un fenomeno recente. Più probabile e, quasi, scontato che un fitto sottobosco di scambi sottotraccia esistesse già da un bel pezzo. In un momento storico in cui, però, si è alla spasmodica ricerca di una cassaforte sicura per i propri dati, sarebbe stato difficile non far venire alla luce fenomeni di questo tipo. Il caso di Amazon sembra, fortunatamente, circoscritto a pochi individui. Lascia ben sperare, almeno, il vedere una grossa azienda fare immediatamente ammenda impegnandosi nella ricerca di chi viola il codice di comportamento. L’auspicio è che dei provvedimenti esemplari possano, almeno, scoraggiare eventuali futuri emulatori.

Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.