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Intanto varati dieci giorni di “dibattiti collettivi”

Sfugge la ratio, ai più, dell’effettivo bisogno degli annunciati “Stati Generali”, dal momento che la situazione necessiterebbe di ben altre soluzioni. Una decisione unilaterale, in cui la maggioranza tenta di barcamenarsi e l’opposizione si è defilata.

“Quann’ ‘a furmicula mette ‘e scelle, vo’ murì”, recita un proverbio napoletano.  La figura organizzatrice, della manifestazione in argomento, è passata da un profilo basso – al punto da essere individuato come “vice dei vice” – nella prima esperienza, per approdare ad assumere una responsabilità conciliatrice, nello strano assemblaggio attuale.

La parvenza istituzionale, che connota gli “Stati Generali” – con inizio programmato sabato 13 – non esime dal pensare ad una passerella utile, allo stesso “organizzatore unilaterale”, per sciorinare una raggiunta indipendenza, sulla scia di una gestione in un tremendo momento.

Visibilità internazionale da “giocarsi” in futuro?
Non si capisce, ma può intuirsi. Ove mai l’intuizione, anche diabolica e, lo riconosco, assai maligna, dovesse rivelarsi giusta, avremo un possibile nuovo schieramento: il partito del Presidente.
I trascorsi non incoraggiano, ma – è fatto risaputo – le esperienze, a certi livelli, non vengono percepite; i Monti, i Renzi, i Salvini, non hanno insegnato nulla. Eppure è molto semplice da decifrare: il consenso cede con la medesima velocità della crescita.

Protagonisti e imbonitori

E’ il campo più fertile, in politica, che ci possa essere; adulatori che fuorviano “bassi profili” aizzandoli, convincendoli, ad assurgere al ruolo di protagonisti.
Ne è pieno, zeppo, il panorama in ogni contesto.

L’iniziale profilo, assai misurato, gli ha giovato; l’impressione di avere a che fare con un personaggio abbastanza approssimativo ed improvvisato, per la politica, lo ha accompagnato, anche con qualche significativo riconoscimento dell’opinione pubblica, fino all’esplodere della tragica pandemia.

Da quel momento in avanti gli orizzonti gli si sono allargati ed il protagonismo lo ha iniziato ad attanagliare. Comunicazione inceppata, provvedimenti annunciati e non seguiti da fatti, composizione di comitati scientifici e di esperti, “Cura Italia” non ancora del tutto “azzeccato” e un “Rilancio”, con denominazione cambiata in quanto atteso dalla fine di aprile, con 266 articoli e 90000(novantamila) parole, ancora tutto da confezionare perché necessita di oltre cento decreti attuativi.

La Carta Costituzionale, viene alla mente, consta di circa 9000 (novemila) parole, distribuite in 139 articoli. In pratica un’assemblea, quella che si preannuncia, basata sulla debolezza di una complicata maggioranza, alle prese  con più problemi; basti pensare che i due schieramenti non hanno trovato accordo, sul nome da presentare, in nessuna tenzone territoriale, prossimamente in programma. Il pregio di stare fuori da dalle conflittualità deve avergli procurato qualche inconscio problema. D’altra parte, la sindrome napoleonica è un dato di fatto.

Le emergenze dimenticate

Sono tantissime le urgenze; oltre otto milioni di persone attendono la cassa integrazione e 172 miliardi di euro – di provenienza europea – necessitano di avere certezza ed indirizzo d’investimento. Ci sono questioni che non hanno ancora avuto alcun riscontro, la crisi sociale avrà definitivamente  la meglio se, come  l’OCSE certifica, dovesse esserci un’ondata di ritorno del virus.

Servono strumenti, rapidi ed efficaci, con l’auspicio di cavarcela alla meglio; ci vogliono più soluzioni concrete. Responsabilità e scaricabarile gravano, purtroppo, su apparati statali e locali, senza nessuna positività per il bene comune.

Ci sono stati errori ed ora, senza se e senza ma, a ciascuno le proprie incombenze. Intanto, i progetti dovrebbero essere tradotti in azioni; urgenze ed emergenze non possono più attendere. Dal  libro dei sogni, alla realtà raccontata in modo sbilenco, passando per l’egocentrismo di Villa Doria Pamphilj, i dati appaiono assai preoccupanti. Famiglie, comparti, piccole imprese che, da tempo, sono letteralmente alla fame.

Davanti a tale quadro, il frangente dovrebbe essere tutto tranne che nebuloso.
Serve efficienza per migliorare, ma la prescrizione pare non interessare.
Auguri a noi.

 

Raimondo Miele