App Spia almeno 80 su ogni smartphone
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Bisogna incrementare gli “scudi digitali” sugli smartphone, le statistiche parlano chiaro: almeno 80 app spia su ogni dispositivo al mondo

Riportiamo un’intervista rilasciata a “La Repubblica” di Antonello Soro, che sta per lasciare il ruolo da garante della privacy (che ricopre dal 2012).
Vuole una stima? Si calcola che il numero delle app spia in circolazione che tracciano le abitudini degli utenti, compresa la posizione, siano circa ottanta.
Ottanta per ogni persona che ha uno smartphone nel mondo
”.

L’intervista a Soro

Tutto per confezionare pubblicità su misura? Eppure a volte è poco efficace: un hotel proposto nel luogo dove si è appena stati o un oggetto che abbiamo già comprato.

“Questo perché il regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr) offre tutele che altrove non esistono. Ma non basta e comunque il problema non è solo la pubblicità”.

Cosa intende?

“Se su base quotidiana sai cosa fanno i cittadini, dove vanno e cosa comprano, hai un quadro della vita di un Paese. Un vantaggio geopolitico e tecnologico, l’intelligenza artificiale viene infatti addestrata su grandi quantità di dati. Chi ne ha di più e chi li può raccoglierne senza troppi vincoli, si trova in una posizione migliore rispetto ad altri che invece proteggono le persone. Pensi alla Cina. E purtroppo oggi non c’è nulla che impedisca ad una società di Pechino di raccogliere dati in Europa. Dovremmo avere uno scudo digitale, perché non abbiamo tutele né difese”. 

Tra app spia e “riconoscimento universale al diritto alla privacy”

Una di queste compagnie, l’americana LiveRamp, è stata nominata fra le peggiori aziende in assoluto per la sua spregiudicatezza. Possibile non si possano fermare pratiche del genere nemmeno se arrivano dagli Stati Uniti?

“Queste aziende hanno sedi o filiali in aree diventate dei paradisi dei dati. Dal Sud Africa all’Asia ne esistono tanti e non tutti sono noti. Ci vorrebbe il riconoscimento universale al diritto alla privacy, considerando che si tratta di un pezzo fondamentale della nostra società, e intanto sviluppare la cooperazione con accordi bilaterali come abbiamo fatto con il Giappone”.

Alcuni consigli, per terminare

Cosa dovrebbero fare nel frattempo le persone?

“Capire cosa c’è in gioco, sapere che involontariamente coinvolgono anche i loro conoscenti. Si accetta di essere geolocalizzati con leggerezza o di accedere ad un servizio usando le credenziali di Facebook regalando così, attraverso i social, tutto quel che riguarda noi e la nostra rete di amicizie. Le condizioni dei contratti vengono stabilite unilateralmente dalle aziende con il risultato che gli utenti sono ad un tempo vittime e complici. La cultura digitale andrebbe insegnata dalla prima media e non parlo di come funziona uno smartphone, ma dei sistemi sociali, politici ed economici che sono alle spalle”.