Scuola
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La scuola senza certezze è un problema serio

Tra le varie incertezze del Paese, ve ne è una davvero preoccupante.
La fine dell’anno scolastico appare sancita – più dagli eventi che da superiori determinazioni – in maniera complessa e ancora esitante; l’inizio del prossimo, in balia ad eventi tutti da decifrare ed analizzare.

Se da una parte, indubbiamente, l’emergenza sanitaria è stata  scatenante, dall’altra un’approssimativa visione dell’intero quadro è innegabile.
Dalle primarie alle superiori, prossime alla maturità, un clima di diffusa confusione pervade l’intero ambiente; si naviga a vista senza avere, ancora, nessuna sufficiente contezza delle dilaganti difficoltà.

Centralità con ondivaghe concezioni

Le domande pervenute, per assumere la presidenze delle future commissioni esaminatrici, sono insufficienti e, al momento, non si percepiscono ancora dirimenti soluzioni; le preoccupazioni, di tutti i coinvolti, aumentano con il passare dei giorni e, in simili frangenti, dovrebbe imperare un senso di fiducia, specialmente in settori dove il futuro è assolutamente da preservare.

La scuola è la principale, imprescindibile, fonte per un futuro positivo.
Insomma, in un campo dove precise esperienze – istituzionali e didattiche – appaiono assolutamente peculiari, sensibilità avulse da tali contesti, dovrebbero prestare maggiore attenzione a suggerimenti e consigli, dettati da esperienze  evidenti.

Già i vertici ci hanno messo del loro meglio, calendarizzando il provvedimento afferente al prossimo 21 maggio, ma non affrontarne le impellenti esigenze, appare davvero inspiegabile.

I nodi sono innumerevoli ed i denti del pettine sempre più stretti; annunciare tanto, senza perseguire concretezze, aumenta le avarie di comunicazione e, quindi, dell’effettiva percezione delle problematiche.

Esigenza di efficacia e non di proclami

La lotta alla superficialità deve essere connotata, in ogni tessuto sociale, da risolventi indicazioni contenenti esaudienti spiegazioni; se, poi,  il contesto è quello scolastico, tale prerogativa assume inaudita rilevanza.

Si annunciano, alla data fatidica del 21 maggio, dibattiti che evidenzieranno tutte le screpolature politiche del momento; chi preannuncia test, chi ne nega la valenza; qualcuno vuole un fatto, altri un altro; una parte insiste sulla sistemazione del precariato, un’altra si predispone ad una caterva di emendamenti.

L’esigenza di efficaci provvedimenti, al posto di divulgazioni senza sostanza, è la sentita esigenza del “Popolo Scolastico”; dai docenti agli alunni, dai genitori ai futuri interessati dell’ambito in argomento.
Un anno travagliato volge al termine, ma un altro non è così lontano da giustificare ancora tentennamenti; mancano linee guida chiare, latitano idee propositive rilevanti.

La didattica a distanza, anche se utilizzate con  interessanti riscontri, non può essere la panacea cui ricorrere sistematicamente e, quindi, già individuata per la prossima tornata. Si può e si deve fare di più; anzi molto di più.
Ciò che finora è stato messo in atto è servito a tamponare un’emergenza, ma quello che si deve fare, per le future generazioni, deve avere ben altro spessore.

L’auspicio è che  Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione possa svolgere il suo ruolo di garanzia con le proprie, tipiche e precipue, competenze; compreso il supporto tecnico-scientifico nelle materie “istruzione universitaria, ordinamenti scolastici, programmi scolastici, organizzazione generale dell’istruzione scolastica e stato giuridico del personale”. Ne fanno parte trentasei componenti, ne sapranno qualcosa in merito.

Auguri a dirigenti scolastici, docenti, scolari, alunni, studenti e, come sempre, a noi.

 

Raimondo Miele