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Emergenze allo sbando

Il clima nella maggioranza non è idilliaco; la passerella generale è finita da tempo, l’abbassamento dell’IVA è stato definito congiunturale e il decreto semplificazione non arriverà al traguardo in settimana. Il prossimo voto “settembrino” potrebbe essere dirimente a livello nazionale, i risvolti sono in agguato.

L’opposizione, all’apparenza, sembra compattarsi sulle scelte territoriali, ma i problemi – nelle regioni oggetto di “contese” – non sono affatto superati e, a quello che si percepisce, in tali realtà sembra tacita la convinzione di soccombere. In pratica, in partenza già non ci si crede. Questo dall’osservatorio della concretezza. La sostanza è che, in momenti di emergenza, stiamo facendo tutto quello che non si dovrebbe fare.

Bobbio – compianto filosofo, giurista, politologo e storico – affermava che per dare una minima definizione di democrazia, bisognava agire semplicemente in maniera procedurale, nel senso di definirla come un metodo atto ad assumere decisioni collettive. Prendere decisioni in seno a problematiche dello Stato o in contesti condominiali, non muta il fondamento.
La sola ed imprescindibile prerogativa è stabilirne le regole; una volta assolta tale peculiarità, le decisioni scaturite sono tutte democratiche.

La realtà produce inconvenienti

Lo stato dei fatti, purtroppo, sembra smentire l’esegesi della partecipazione democratica; maggioranza che perde pezzi – in contrasto con regole precedentemente sottoscritte – il capo dell’esecutivo che difende le esternazioni estemporanee, il suo sodale che cerca di destreggiarsi tra ostacoli e intoppi, un fiorentino “scalpitante” sempre pronto a cannoneggiare.

E, per non essere avulsi dalla confusione, ministri sotto fuoco amico perché non hanno interpretato, e neppure saputo intercettare, le criticità del settore di cui hanno responsabilità. E’ vero che la scelte sono complicate, è assolutamente incontrovertibile di come il tessuto socio-economico sia frammentato tra molteplici aspetti, ma è necessaria una visione chiara e dare seguito alle aspettative seminate.

Tutti i ritardi ascrivibili a disorganizzazione? Risposte tardive, tutte a causa della farraginosa macchina burocratica? E’ evidente che tali risposte competono alle incombenze dei fautori di positività; se sono mancati i riscontri appare, inequivocabilmente, una scarsa cognizione della “macchina”.

La svolta auspicata

Gli appelli del Capo dello Stato stanno, tutti, cadendo nell’oblio e gli sbandamenti della comunicazione sono, ormai, illimitati. D’altra parte, nel senso più ampio della situazione, ancora un settore in cui si mescola l’approssimazione con la competenza. I problemi strutturali, tra apparati centrali e territoriali, perseverano; il tempo trascorre. L’autunno, in fondo, non è poi così lontano.
Serve una chiave di lettura, chiara e dirimente.
Auguri a noi.

 

Raimondo Miele