apple estende politiche privacy
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Continua la politica di tutela della privacy dei propri utenti da parte dell’azienda. Da oggi sarà possibile in tutto il mondo richiedere, verificare e cancellare i propri dati dalle “memorie” aziendali. Una politica in aperta polemica con gli altri colossi del web.

Risale allo scorso maggio l’inaugurazione da parte di Apple, sul proprio sito, di una sezione interamente dedicata alla gestione dei dati personali. All’interno di questa, vi sono una serie di strumenti attraverso cui reperire, scaricare e – in caso di necessità – cancellare, le nostre informazioni di cui è in possesso l’azienda. Fino a questo momento il limite del tool è stato di tipo geografico. L’obiettivo dell’azienda era stato infatti quello di lanciarlo prima dell’entrata in vigore della nuova regolamentazione continentale, dando la priorità di accesso agli utenti europei. Da ieri il limite non c’è più, e il servizio verrà offerto anche agli account provenienti da Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda.

Scaricare, verificare, cancellare i propri dati

La fruizione del servizio è semplice e immediata: gli utenti possono verificare i propri dati conservati ed elaborati dall’azienda, quelli delle sincronizzazioni tra differenti dispositivi collegati al medesimo account, le informazioni ricevute in caso di riparazioni in assistenza, o quelle più personali come i gusti musicali (via Apple Music) e gli impegni annotati sul calendario virtuale.

I dati possono essere scaricati in blocco o separatamente. Sempre attraverso le funzionalità del portale è possibile disattivare o cancellare un account, dopo aver naturalmente verificato di essere l’utente che lo ha attivato. Si tratta di una piccola rivoluzione anche in termini quotidiani, dal momento che in precedenza, per richiedere i propri dati e/o cancellarli dal database dell’azienda, era necessario interagire con il servizio clienti.

Una politica per la privacy “anomala” (in positivo)

Quella di Apple non era una scelta obbligata, anzi, considerando che le nuove politiche per la privacy collegate all’entrata in vigore del GDPR sono relative ai paesi membri dell’Unione Europea. Ma è piuttosto una scelta dell’azienda che sta provando a imporre delle posizioni a tutela della privacy dei suoi utenti, in controtendenza e talvolta addirittura in polemica con gli altri grandi colossi del web e della tecnologia.

Si tratta di una policy che ha infatti anche conseguenze nella progettazione e l’ingegnerizzazione di alcuni prodotti, come nel caso di Siri, l’assistente virtuale di iOs: i server di Apple registrano le richieste degli utenti, ma lo fanno in forma anonima, grazie alla tecnologia di “privacy differenziale”, un meccanismo che implica anche la rinuncia a dati che potrebbero risultare utili, ma di cui l’azienda si priva, in quanto estremamente sensibili.

Scelte, che come spiegato più volte dagli stessi dirigenti dell’azienda (“Il cliente non è il nostro prodotto”), dipendono da una differenza di sostanza rispetto per esempio a Google o Facebook: il fatto che Apple guadagni soprattutto dalla vendita diretta dell’hardware. “Il nostro modello di business non si basa sulla raccolta di grandi quantità di dati sensibili e personali per arricchire profili da rivendere agli inserzionisti pubblicitari” è l’esplicita linea dell’azienda. Se non è polemica questa…