apprendere senza inganno
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Continuo rimpallo di responsabilità

La comunicazione è diventata un’autentica tattica; una sorta di strategia che indirizza le menti, divulgando ricette – ritenute salvifiche – con asprezza discorsiva ed aggressività verbale. Passano messaggi talmente permeati di astio, nei confronti delle controparti, che ogni eventuale soluzione alternativa viene ritenuta inadeguata, rispetto ad una incompetenza sempre più palese, ma trasmessa come verità inconfutabile.

“Chi nasce tondo non può morire quadrato”. E’ assolutamente vero, e questi strumenti attuali ne danno continue e irrevocabili conferme. L’ironia non è derisione e l’umorismo non è dileggio, tuttavia appare assai evidente che erudizione e anagrafe non hanno nulla a che vedere con la sensatezza. Anzi, può accadere che la stupidità cresca, di pari passo, con l’autocompiacimento e con l’età.

E’ in tali circostanze che il ruolo di “affidabili” è la chiave di volta: o si inserisce in un contesto – obiettivamente scevro da ogni scusante – decodificandone la reale portata dei fenomeni; o si inizia a voler individuare – con esasperante tenacia negativa – colpe e connotati, per trarne esimenti responsabilità.

“Di regola le grandi decisioni della vita umana, hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza”, affermava Jung che, di certo non era uno sprovveduto, ma profondo studioso e conoscitore del percorso di realizzazione, tra l’inconscio confronto, individuale e collettivo.

I mantra, inoltre, cui spesso ricorriamo, hanno il sapore di un insulto all’intelligenza di coloro che ambiscono ad un minimo risultato.

In effetti, un fatto è il non poter sapere se il fratello della cognata di Peppino avesse l’orchite, un altro è conoscere, obiettivamente, quali frutti si possono raccogliere se si ha cognizione di quali germi furono seminati.

E’ assolutamente vero che ci possono essere situazioni oggettivamente impreviste, ma è altrettanto inconfutabile che tra le stramberie della nostra realtà, imperi una notevole mancanza di rappresentazione di sani esempi.

E, tutto questo, a discapito del progresso di tecnologie e di cognizioni sulle conseguenze di fenomenologie funeste.

Perdonate la prolissità, ma è risaputo che mentre gli archiatri discettano, l’ammalato muore.

Ecco, è semplicemente questo il nocciolo “voler comprendere”; senza colori, senza appartenenze, senza convenienze, senza schieramenti, senza ingerenze, senza clamori, senza distinzioni di razza, etnia, cultura, età e religione.

La sola arma che vale è la sinergia, tra tutto e con tutti.

Essere poveri non è un peccato e neppure una colpa

Di “Nelle terre selvagge”, un film del 2007, tratto dal libro di Krakanuer “Nelle terre estreme”; una frase è restata impressa nella mente di molti: “La fragilità del cristallo non è una debolezza, ma una raffinatezza”. In effetti, come amava ripetere un presidente di una squadra di calcio, “Ci sta chi può e chi non può, io può”.

Tra le stranezze attuali, non si possono tollerare le labilità di memorie collettive; non è possibile  sopportare come tale fenomeno dilaghi, dal momento che si hanno a disposizione tecnologie afferenti alla normalità di fatti e cose.

Il dramma delle persone che decedono, da sole, è una tragedia che coinvolge tutti; non è un episodio afferente alla esclusiva disgrazia familiare.

Davanti ad argomenti, evidenti e certi, ci si defila, quasi a volersi sottrarre da abuliche iniziative intraprese, al posto di appropriate e adeguate soluzioni.

“Diffusione colposa di epidemia e omicidio colposo”, le ipotesi di reato della competente Autorità Giudiziaria, nei confronti di una sbrigativa dichiarazione di “difficile diffusione del contagio”, pronunciata da un’approssimativa amministrazione di una casa di riposo che registra 70 decessi (di cui 30 da inizio aprile); per giunta – la stessa struttura –  già coinvolta in uno scandalo nel 1992.

La saggezza della competenza e dell’anagrafe

“Illegittimità costituzionale del virus”, così si è espresso il Professore Sabino Cassese – eminente Costituzionalista,  indiscusso vanto, nostro corregionale – a proposito dell’analisi, circa il combattere l’attuale emergenza sanitaria e sociale.

Le Comunità si sono comportate molto bene, ha specificato Cassese, ma la società è tutta un’altra cosa; una cacofonia di voci  si sono sovrapposte denunciando una carenza di chiarezza comunicativa. Una insufficienza che ha portato, inevitabilmente, la gente a capire poco; e, inoltre, il continuo scaricabarile Stato-Regioni è stato un abnorme fenomeno, poco edificante e per niente calzante alla Costituzione Italiana. La propensione, per una poco chiara visione delle Istituzioni, non appare inappropriata.

D’altra parte, come sottolineano sondaggisti di rango, non sono neppure attendibili gli indici – assolutamente positivi – di gradimento espressi; in tempi di stress e preoccupazioni, si cercano punti di riferimento.

E’ indubbio che il Servizio Sanitario Nazionale (legge 23 dicembre 1978), non contempla un’associazione di venti servizi assestanti.

La spiccata ironia del Professor Cassese, coniugata con bagaglio culturale e competenze specifiche, è sfociata in un’autentica apoteosi di chiarezza: il granduca di Lombardia, il principe del Veneto o il Marchese della Campania, tutti insieme hanno creato un primo elemento chiave di quanto stiamo vivendo.

Non è una novità; si registrano le stesse, medesime, anomalie da lungo tempo. Non è possibile continuare a fare ciascuno una strada, sono necessari intenti unitari e di primario interesse per la Comunità.

Lucia De Martino