Nasce ArchAide, una nuova app utile per la ricerca archeologica (fonte Il Messaggero)
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L’app ArchAide è stata elaborata da un’equipe di ricercatori dell’Università di Pisa con l’obiettivo di agevolare gli archeologi nello studio della ceramica

Come nasce il progetto ArchAide? E soprattutto come funziona questo nuovo ed interessante strumento? Ne parliamo oggi nella nuova puntata della rubrica Pillole di archeologia

ArchAide e lo studio, spesso problematico, della ceramica

Molto spesso, gli archeologi, nei cantieri, si scontrano con un problema: riconoscere e catalogare numerosi frammenti ceramici. Un “grattacapo”, questo, che diventa ulteriormente fastidioso se magari su quel sito in cui si sta operando non si dispone di un’adeguata documentazione riguardante scavi precedenti o se nella zona circostante non sono mai avvenuti significativi ritrovamenti. La consapevolezza di queste frequenti spinosità ha indotto un gruppo di studiosi dell’Università di Pisa a creare un prodotto multimediale che potesse essere d’aiuto agli archeologi. Trattasi di un’app, che è stata battezzata con il nome di ArchAide.

Un’equipe intersettoriale per la genesi di ArchAide

L’elaborazione di ArchAide è l’esito di un progetto europeo triennale (2016-2019) che rientra nel programma Horizon 2020. Per generare un prodotto multimediale di tale livello, è stato necessario unire competenze sia sul piano scientifico che su quello tecnologico, con una speciale attenzione verso il settore delle Intelligenze Artificiali.

Pertanto, ai ricercatori dell’Università di Pisa si sono affiancati, durante il lavoro, tre ditte specializzate nell’archeologia preventiva (una italiana e due spagnole) e tecnici provenienti dagli Atenei di Barcellona, Colonia, Tel Aviv e York. L’app, inoltre, è stata uno degli argomenti di discussione del convegno annuale dell’Associazione europea degli archeologi, svoltosi nei giorni scorsi a Berna.

Con ArchAide sarà più semplice studiare la ceramica antica (fonte Meteo Web)

Il funzionamento di ArchAide

ArchAide è scaricabile sia su un pc che su un qualsiasi dispositivo mobile, come un tablet o uno smartphone. In particolare, l’app è stata concepita per quest’ultima categoria di prodotti, utilizzabili in modo più immediato. E’ sufficiente, infatti, scattare una fotografia con il proprio device per inviare l’immagine del reperto trovato in cantiere all’Intelligenza Artificiale che governa il funzionamento di ArchAide. Mediante un algoritmo, sarà, poi, indicata la tipologia di ceramica (anfora, piatto, coppa, ecc.) alla quale il frammento potrebbe appartenere: un dato, questo, molto importante anche ai fini della sua classificazione cronologica.

Un’app per risolvere un “rompicapo” per gli archeologi

“Durante le indagini archeologiche vengono ritrovati migliaia di frammenti ceramici prodotti nelle epoche più diverse, dalla preistoria ai giorni nostri, quasi come tessere di un puzzle che, se ricostruito, può fornire moltissime informazioni sulla vita nelle epoche passate – ha affermato Letizia Gualandi, ricercatrice dell’Università di Pisa che ha preso parte al progetto ArchAide – Grazie alla app che abbiamo sviluppato l’idea è di aiutare gli archeologi a risolvere questo rompicapo, che attualmente richiede molto tempo e competenze molto specialistiche”.

Una rete su scala mondiale

L’obiettivo del progetto ArchAide è di creare un vasto database nel quale possano confluire dati provenienti da tutto il mondo. In questa rete su ampia scala sarà possibile per gli archeologi confrontare i propri pezzi, magari appena scoperti su un cantiere, con quelli invece già classificati entro una determinata categoria in termini di forma e di cronologia.

Prospettive di perfezionamento dell’app

 “Al momento l’accuratezza del riconoscimento è intorno al 75% – afferma il project manager di ArchAide, Francesca Anichini – ma sarà proprio grazie al sempre più ampio utilizzo da parte degli utenti che il sistema riuscirà a migliorare la propria performance, e da questo punto di vista stiamo già lavorando alla costruzione di un network di università, centri di ricerca e aziende che potranno contribuire all’arricchimento del database”.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.