Arresto cardiaco? Un dispositivo arriverà in tuo aiuto
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Presto disponibile il dispositivo in grado di riconoscere precocemente i sintomi di un arresto cardiaco e chiamare in tempo i soccorsi

Il merito dello sviluppo di questo device equipaggiato con intelligenza artificiale è da attribuirsi ai ricercatori dell’Università di Washington. Il gruppo sta studiando un metodo per diagnosticare un arresto cardiaco sfruttando altoparlanti intelligenti e smartphone.

Sfruttare ciò che si ha

In sé non bisogna comprare niente di diverso da quello che si usa abitualmente. Infatti, si sfrutteranno dispositivi intelligenti come altoparlanti smart, smartphone e altro. Essi infatti sono potenzialmente in grado di rilevare i segnali di un arresto cardiaco in corso e allertare tempestivamente i soccorsi.

Tutto è nato dalle menti di Justin Chan, Thomas Rea, Shyamnath Gollakota e Jacob E. Sunshine, ricercatori dell’Università di Washington.

L’arresto cardiaco

Una delle principali cause di decesso in conseguenza di un arresto cardiaco è che l’evento avviene fuori dall’ospedale. Tutti direbbero è arrivato Capitan Ovvio, ma non bisogna sottovalutare la tempestività d’intervento. Una rapida diagnosi ed una immediata rianimazione cardiopolmonare sono fondamentali per soccorrere le vittime di arresto cardiaco. Purtroppo, nella maggior parte dei casi questo evento cruciale si verifica in casa o in luoghi dove è difficile prestare soccorso adeguato perché non ci sono persone in grado di effettuare la manovra rianimatoria. Quasi tutti gli infartuati hanno tuttavia attorno dispositivi elettronici che, opportunamente attrezzati, potrebbero salvare loro la vita. Per l’appunto, secondo le stime citate dai ricercatori, entro il 2020 il 75% delle famiglie americane avrà in casa smartphone e/o altoparlanti intelligenti.

Non solo telefoni e altoparlanti, ma anche salvavita

I ricercatori hanno tentato di capire come trasformare la tecnologia già praticamente in possesso di chiunque in un salvavita. La risposta: sfruttare i microfoni dei dispositivi smart e una Intelligenza Artificiale “addestrata per riconoscere” i segnali di un arresto cardiaco. Uno dei principali sintomi riconosciuti dal l’intelligenza artificiale è infatti il suono caratteristico del “respiro agonale”, vera e propria firma dell’arresto.

Il suono dell’arresto cardiaco

I ricercatori hanno raccolto 162 registrazioni di sequenze respiratorie agonali presenti nelle chiamate d’emergenza al 911 di Seattle. Hanno estratto pochi secondi da queste registrazioni ed i dati audio acquisiti durante studi sul sonno che comprendevano istanze di ipopnea, apnea centrale, apnea ostruttiva, russamento e respirazione. L’insieme di queste registrazioni sono state utilizzate per addestrare il machine learning. Il tasso di falsi positivi è stato dello 0,2 per cento.

Su cosa rafforzarsi?

Il problema è che la respirazione agonizzante si presenta solo nel 50% di coloro che hanno un arresto cardiaco in corso. Ciò significherebbe che il restante 50% delle persone che hanno subito un arresto cardiaco spontaneo senza respirazione agonale non trarrebbero alcun beneficio dal sistema di cui parliamo.

È la privacy?

Dato che la privacy è un argomento di grande attualità, molti storceranno il naso all’idea di avere altoparlanti perennemente in ascolto. I ricercatori sottolineano come l’efficacia del loro metodo andrebbe persa se chi viene colpito da arresto cardiaco dovesse ricordarsi di dire “Hey Alexa” per attivare la registrazione. L’unico rimedio per garantire privacy è che la registrazione avvenga solo in locale e in maniera temporanea.

Sei interessato a questa iniziativa? Ti ricordo che tutti i dettagli li si possono trovare sul Nature Research Journal Digital Medicine.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.