Amazon realtà aumentata
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Già da novembre è disponibile per gli usufruttuari degli smartphone Apple, i popolari iPhone, la nuova applicazione annunciata da Google alla più grande convention del mondo per la telefonia cellulare.

Parliamo dell’ultimo Mobile World Congress (MWC) tenutosi a Barcellona dal 26 febbraio al 1° marzo. La nuova tecnologia porta il nome di ARCore 1.0. Per adesso è disponibile soltanto su iOS, ma dal mese prossimo sarà utilizzabile anche per tutti gli smartphone che supportano Android. ArCore è una soluzione open source che si rivolge principalmente agli sviluppatori ed è già disponibile su scala globale ed è  supportata da un buon numero di device, elemento imprescindibile dato che l’obiettivo principale è proprio la compatibilità con i supporti mobili.

La nuova frontiera della realtà aumentata, come detto, non interessa però solo gli utenti ma anche gli addetti ai lavori. Infatti, Google ha rilasciato un kit vero e proprio per aggiungere questa funzionalità alle loro applicazioni. Al MWC di Barcellona, Sundar Pichai, CEO dell’azienda di Mountain View, a margine della presentazione della nuova funzionalità ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Siamo sempre alla ricerca di nuove frontiere per poter migliorare l’esperienza di shopping online.

Oggi possiamo dire che il 3D risponde veramente a delle esigenze e non è più solo intrattenimento. L’ ARCore 1.0 sarà implementata anche sulle Google Lens di prossima generazione che saranno commercializzate a partire dal 2019”.

Tuttavia al momento sono solo gli iphone che supportano questo tipo di funzionalità, ma dal mese prossimo, con lo “sbarco” su Android, gli smartphone abilitati diventeranno tredici: Google Pixel/Pixel XL/Pixel 2/Pixel 2 XL, Samsung Galaxy S8/S8+/Note 8/S7/S7 edge, LG V30/V30+ (con Android Oreo), ASUS Zenfone AR e OnePlus 5. L’obbiettivo è arrivare entro il 2020 ad avere la funzionalità di serie su tutti i modelli Samsung, Huawei, LG, Motorola, ASUS, Xiaomi, HMD/Nokia, ZTE, Sony e Vivo e dal 2021 anche su tutti i modelli Lenovo e Alcatel.

Diventa, dunque, facile prevedere che i futuri progetti dei developer risulteranno sempre più interessanti e le applicazioni che supporteranno questa nuova tecnologia godranno di un ampio mercato, non appena sarà accessibile a tutti. Come spesso accade, chi prima arriva meglio alloggia e la prima azienda che ha deciso di sfruttare questa nuova tecnologia, battendo tutte le altre sul tempo, è stata Amazon.

La funzionalità che Amazon ha sviluppato avvalendosi della suddetta tecnologia porta il nome di Air View ed è già inclusa di default nel momento in cui l’utente scarica l’app per acquistare uno dei tanti milioni di prodotti presenti sul sito di e-commerce. Il concetto è quello della realtà aumentata, esistente già da diversi anni (basti pensare ai QR Code), ma con una particolarità innovativa che renderà sicuramente più divertenti e intelligenti gli acquisti online.

Funziona così: una volta scaricata l’app Amazon Shopping basterà attivare la fotocamera, selezionare la funzionalità Ar View, inquadrare la parete o la stanza in cui ci si trova e scegliere il prodotto che si intende acquistare. Basteranno questi soli quattro semplici passaggi a far sì che sul display si materializzerà l’oggetto prescelto e sarà così possibile vedere in tempo reale (anzi in anteprima), se l’oggetto si può abbinare o meno all’arredamento di casa o se le misure coincidono con gli spazi che abbiamo da occupare.

L’elenco degli oggetti è pressoché infinito e comprende quasi tutto il campionario di Amazon. Per ovvie ragioni, la funzionalità risulta più utile per oggettistica di arredamenti per il bagno, salotto o cucina, ma anche per interi mobili o intere stanze da letto, camerette e quanto altro di più svariato si riesce ad immaginare.

E’ inoltre possibile “manovrare” l’oggetto in qualsiasi modo si voglia. Si può ruotare, ingrandirlo o rimpicciolirlo a seconda delle nostre intenzioni. Detto in parole povere, si tratta di integrare oggetti virtuali all’interno di contesti reali. Nulla di più semplice come concetto, ma molto difficile è stato realizzarlo. Lo stesso Sundar Pichai ha svelato che il progetto per arrivare alla prima versione dell’ARCore 1.0 è costato cinque anni di lavoro, studi e ricerche.

Ma adesso che il più è fatto si tratterà solo di capire in che modo questa nuova tecnologia si possa applicare anche all’intrattenimento e al networking. Bisogna ancora valutare l’utilità per le attività professionali, per l’assistenza diretta alla persona ed all’espressione artistica.