Durante le ultime elezioni presidenziali, negli Stati Uniti, forte è stata la manipolazione dell'opinione pubblica da parte di hacker russi
Durante le ultime elezioni presidenziali, negli Stati Uniti, forte è stata la manipolazione dell'opinione pubblica da parte di hacker russi
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Sia da destra che da sinistra si attaccano, in queste ore, le multinazionali statunitensi del web. Ecco il perché

In poche ore sia Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, sia uno speciale rapporto richiesto dal Senato americano hanno scatenato una serie di violente critiche sulla gestione dei social da parte di multinazionali come Google, Twitter e Facebook.

Le accuse di Donald a Twitter, tramite Twitter!

Donald Trump è ormai noto per la sua modalità di esternare i suoi sentimenti e pensieri tramite i diversi social, in particolar modo Twitter. Nelle ultime ore i suoi strali sono stati indirizzati proprio verso le multinazionali del Web Facebook, Twitter e Google. Tutti rei di essere faziosi nei confronti suoi, della sua amministrazione e delle sue politiche.

Facebook, Twitter e Google appoggerebbero in maniera palese il Partito Democratico. In particolar modo Twitter è stata incolpata di aver reso molto difficoltoso ai suoi followers l’utilizzo di @realDonaldTrump.

Il rapporto sulle interferenze russe nel web

Ben più grave delle rimostranze di Trump, risultano essere le accuse contenute nel rapporto che il Senato a Stelle e Strisce ha commissionato a due enti super partes concernente la pesante e influente campagna di fake news portata avanti dalla Russia, al fine di modificare a proprio favore la campagna presidenziale del 2016.

Il report è stato realizzato da Graphika, società di analisi di rete, e dal Computational Propaganda Project dell’Università di Oxford. Questi ultimi, dopo aver analizzato migliaia di file, hanno individuato diversi profili falsi che hacker russi hanno aperto sulle principali piattaforme di comunicazione del web.

Da questi profili partivano tutta una serie di false  e distorte informazioni in modo da orientare il voto del pubblico verso l’allora candidato repubblicano Trump, a tutto svantaggio della candidata democratica Hilary Clinton.

A compiere questa sorta di invasione informatica è stata l’IRA (Internet Research Agency), di stanza a Mosca. Questa speciale agenzia russa, comandata da Yevgeny Prigozhin, è la punta di diamante del Cremlino per questa “guerra fredda cibernetica” , che ormai da anni sta interessando l’intero globo.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.