Black mirror..
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Netflix presenta il film interattivo, Bandersnatch: il futuro dello streaming arriva con il nuovo episodio della serie “Black Mirror

Sarebbe possibile scrivere un intero manuale sul nuovo prodotto di Netflix. Cercheremo in questo articolo di essere il più sintetici ed esaustivi possibile, analizzando ogni innovativo aspetto del film interattivo.

Black Mirror..

Bandersnatch, uscito su Netflix il 28/12/2018 con la regia di Davide Slade, si presenta al mondo come il primo esperimento in assoluto di film interattivo. La pellicola si dipana ponendo in modo cadenzato lo spettatore avanti a un bivio. L’utente ha 10 secondi per effettuare una scelta, semplicemente col proprio mouse

La trama si sviluppa in modo diverso in base alla preferenza selezionata;  o almeno così dovrebbe essere. Simili dinamiche erano nate in realtà con i fumetti  (la casa editrice Chooseco ha fatto causa a Netflix per la violazione del copyright nell’utilizzo della formula “ Scegli la tua avventura”) e riprese poi dai videogiochi  (ricordiamo il game horror Until Down).

La tecnologia utilizzata in Bandersnatch

L’intera puntata conta in tutte le sue diramazioni circa 250 clip, per un girato totale di 5 ore. Sono inoltre presenti diverse “Easter Egg”, contenuti difficilmente raggiungibili dagli utenti. Ma come è reso possibile il meccanismo della scelta? I programmatori sono riusciti in Bandersnatch a rappresentare questa formula in maniera estremamente fluida, complice una lodevole sceneggiatura. Ad ogni bivio, lo spettatore ha 10 secondi per prendere la sua decisione. Questo tempo serve al software per effettuare il buffering necessario al caricamento della clip selezionata.

 L’impatto dell’attesa è affievolito notevolmente da una continuità nei gesti e nel parlato da parte degli attori. E se l’utente effettua la sua scelta proprio allo scadere? Lo spezzone corrente è programmato per durare 2 secondi in più dal momento della selezione, in modo da completare il caricamento della prima parte della clip successiva ed evitare bruschi stacchi.

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Questo è solo uno degli ostacoli abilmente superati dai programmatori. Il film risponde all’esigenza di gestire una serie di percorsi con dei bivi, e quindi dei contenuti non lineari. I produttori Charlie Brooker e Annabel Jones, per la progettazione della pellicola, hanno puntato su Twine, un software dedicato alla programmazione di storie “incoerenti”, o semplicemente dalle molteplici soluzioni narrative. Diviene così possibile sviluppare i racconti tramite diagrammi di flusso. In altre parole, si tiene conto di una strada non più dritta ma con tante possibili svolte, curve, rotonde o ponti. Twine , programma open sourse, è disponibile per Windows, MacOs e Linux.

Ma come farlo funzionare per i contenuti video? Netflix per ovviare a questa necessità  ha creato uno strumento apposito: “Branch Manager”. Ciò  ha consentito di gestire in modo chiaro una sceneggiatura a bivi, così da presentarla serenamente ai piani alti della piattaforma per avere feedback immediati.

Tra psicologia, controllo e libero arbitrio

Bandersnatch è una proposta dall’alta caratura psicologica. Le scelte dinanzi a cui siamo posti, disegnano, in qualche modo, un quadro del momento attuale che stiamo vivendo. Lungi da noi affermare che al momento  di scegliere tra  “uccidi tuo padre” o “urlagli contro e scappa via” optare per la prima opzione nasconda nelle persone un potenziale serial killer; ma ciò potrebbe rivelare un vecchio rancore, una rabbia repressa, l’ostilità verso una forma d’autorità, o semplicemente far emergere lati della nostra personalità che non credevamo potessero abitarci.

Lo spettatore è inoltre investito, al momento della scelta, da una notevole scarica di adrenalina proveniente essenzialmente da 2 fattori: dover selezionare la preferenza prima che scada il tempo (se ciò non accade, è Netflix a scegliere per noi); avere il controllo di una situazione, scegliere il destino di una persona: in altre parole, giocare a fare Dio. Ed è proprio questo di cui ci occuperemo ora, dei vari livelli di controllo presenti nel film, e quindi, del libero arbitrio, tema principale della pellicola.

Andiamo per gradi. Il primo livello di controllo a cui assistiamo in Bandersnatch, è quello che lo spettatore crede di avere sulla vita del giovane programmatore Stefan Butler

Non è un caso che abbia utilizzato l’enunciato: “crede di avere”. Il pubblico può sicuramente fare delle scelte; ma spesso le soluzioni effettuate portano ad una fine prematura della pellicola o ad un vicolo cieco in cui Netflix, tornando indietro con le clip, rimanda forzatamente chi guarda a percorrere una strada obbligata; o ancora, in alcuni casi, il bivio conduce ad una stessa soluzione narrativa.  Ciò accade perché sarebbe realisticamente impossibile proporre una trama alternativa per ogni scelta effettuata.

Bandersnatch gioca molto su questa materia, portandoci così ad esaminare il secondo livello di controllo

Lo spettatore è convinto di avere la scelta, ma il libero arbitrio è solo un’illusione. Così come nella vita reale, le persone credono di prendere decisioni liberamente, ma non stanno facendo altro che muoversi su binari prestabiliti; il ventaglio di possibilità che abbiamo nella realtà è stato fabbricato per noi da qualcuno, il che porta gli esseri umani a non vedere oltre le soluzioni che vengono quotidianamente offerte, a non uscire dagli schemi.

Non intendiamo riempirvi la testa con idee come “le società segrete” o “gli illuminati”: si tratta semplicemente del meccanismo sociale che tende a ripetersi e ad omologarci, a ragionare con determinate comuni dinamiche di pensiero, e da cui è quasi impossibile liberarsi. Paradossalmente anche se cercassimo la strada della fuga, dell’emarginazione sociale, il diventare eremiti sarebbe solo un’altra via offerta dalla società. Ma non vi stiamo dicendo di divenire degli asceti, o saremmo tutti dei piccoli Buddha; è giusto che ognuno trovi il suo spazio nel mondo e il suo modo di sopravvivere alle costruzioni sociali.

Passiamo a questo punto al terzo livello di controllo

Stefan Butler, il giovane protagonista di Bandersnatch, ritiene (nei vari snodi narrativi proposti) di essere controllato da diverse figure: da suo padre, dalla psicologa, da Pacman (program and control), dalla società in cui vive ecc; questa ossessione si amplifica fino  ad arrivare ad una svolta assoluta che accresce nettamente il grado di interattività del film.

Stefan capisce che c’è una forza maggiore che prende le decisioni per lui; questo “Dio” siamo noi, che muoviamo i fili del protagonista tramite Netflix, presentato nella pellicola come una nota piattaforma di streaming del ventunesimo secolo.

Il momento in cui il protagonista parla col pubblico, ovvero con noi spettatori di Bandersnatch che abbiamo la possibilità di rispondergli, potrebbe diventare una pietra miliare nella storia del cinema. Il senso di oppressione di Stefan è reso abilmente dal regista in uno stile quasi febbrile, con un ampio uso di primi piani a relegare lo spettatore in una dimensione claustrofobica.

Quarto livello di controllo

In una delle vie percorse, il protagonista infrange la quarta parete: Stefan si ritrova all’interno del set cinematografico della sua vita. Evidentemente scioccato da ciò che sta accadendo, egli scopre che la realtà in cui si trova è “veramente finta”.

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Ultimo ma non ultimo: il controllo temporale

In uno dei 5 finali proposti, Stefan può tornare indietro nel tempo e cambiare gli avvenimenti futuri. Il paradosso è che allo spettatore non è concesso di tornare ad un punto qualsiasi della pellicola.

Conclusioni

Ci sarebbero tante altre le cose da dire (di cui parleremo probabilmente in un prossimo articolo), tanti difetti da contare: ad esempio l’impossibilità tecnica di gestire il corso temporale del film che abbiamo appena citato (non ci è permesso di cliccare col mouse a nostro piacimento sulla barra del tempo, si può solo tornare all’inizio di una sequenza). O ancora, la limitata scelta dei contenuti, il fatto che alcuni percorsi portino troppo velocemente alla fine della pellicola per poi riavvolgere il tutto se si vuole proseguire con una visione alternativa.

Insomma ogni esperimento porta con sé delle pecche che andranno perfezionate nel corso del tempo, ma che piaccia o no, è impossibile non affermare che Bandersnatch rappresenta un punto di svolta e un’innovazione assoluta, nel mondo del cinema.