La sanità tra ricordi difficili da dimenticare ed una realtà che si fa spazio a fatica

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bed manager
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Il racconto di quello che fu e quello che speriamo diventerà.

Oggi, entrando in un ospedale di qualche grande città è ancora possibile provare particolari sensazioni, un qualcosa di surreale, un’esperienza particolare, quasi un viaggio nell’impossibile.

Alcuni ospedali ormai sembrano alberghi, ingressi spaziosi, luminosi, con personale tanto efficiente quanto presente.

Questi però non sono gli ospedali che conosciamo noi, né, tantomeno, quello di cui parlo io. È un edificio fatiscente, ricco di storia, dove i malati girano in pigiama e vestaglia tra i corridoi ed arrivano persino al bar. Dove la “mazzetta” all’infermiere è ancora in uso e dove questo personale conta più del medico.

A volte sembra di precipitare in una commedia di Eduardo De Filippo, dove le scarpe si chiudono nell’armadietto ed i panini e le mele si mandano a casa, cosicché, la moglie anziana, anch’essa malata, avrà qualcosa da mangiare e dove il pacchetto di sigarette sotto banco, diciamo pure la stecca, è ancora utile per trovare un posto in camerata e alzarsi dalla barella posta nel corridoio.

Non bisogna pensare che tutto ciò sia pura demagogia, è una realtà che nelle grandi metropoli del nostro paese è ancora possibile trovare, da Torino a Palermo.

Ci sono tante realtà borderline, nosocomi nati negli anni 60’/70’ che hanno partecipato ad un momento di grande evoluzione del nostro paese, grossi riferimenti per interi quartieri, ora periferie nelle città che hanno vissuto momenti di splendore e tecnologia avanzata ed esempio per molti altri che sono nati dopo.

Ma ad un certo punto anche l’ospedale è diventato un business, il direttore un manager, i primari in corsa per accaparrarsi lo studio più luminoso più spazioso e come tante realtà male interpretate sono stati fuochi di paglia.

Ho visto ospedali con 360 posti letto ridotti ad un massimo di 30, costretti a non poter usare le sale operatorie per la mancanza di personale specializzato, apparecchiature di alta tecnologia senza tecnici esperti per farli funzionare. Ho visto primari scappare via per andare in cliniche private con un guadagno facile e un lavoro poco impegnativo.

Ma ho visto anche medici lavorare nei pronto soccorso divenuti quasi accampamenti da guerriglia urbana. Li ho visto lavorare tra paura e minacce, riuscendo comunque a salvare vite umane, perché al pronto soccorso si arriva quando non se ne può più.

Oggi i P.S. degli ospedali di sera diventano rifugio di alcolisti che ormai chiamano per nome medici ed infermieri tale l’assiduità di frequenza. E poi arriva l’ora dei tossici, che non riuscendo a trovare una dose o non potendola acquistare si riversano nelle salette tra dolori e bestemmie per avere un medicinale che possa calmare i loro incubi.

A volte quando scatta l’ora del cambio turno i medici smettono di sudare e lasciano il posto di lavoro vivendola come una liberazione.

Tutto ciò, tuttavia, appartiene al passato prossimo, anche se con tempi diversi, nelle diverse regioni, la sanità pubblica è orientata ad un percorso di evoluzione continua.

Questo percorso che prevede il rendere efficiente tutto l’iter ospedaliero, che tende a creare modelli organizzativi al massimo dell’efficienza del servizio al cittadino, trova grossi ostacoli nell’affollamento dei Pronto Soccorso inversamente proporzionale alla diminuzione dei posti letto nei vari reparti ospedalieri.

Da qui l’esigenza della nascita di una figura interna all’amministrazione degli ospedali che metta in giusta relazione l’affluenza ai P.S. e i posti letto disponibili, il Bed Manager. 

CHI È IL BED MANAGER

Non è un ruolo prerogativa del personale infermieristico ma è indubbio che questa figura porti con sé esperienze legate al rapporto tra ammalato e struttura ospedaliera, esperienze fondamentali per il Bed manager. Tra i compiti fondamentali di questa figura professionale vi è quello di gestire il percorso del paziente in ospedale al fine di raggiungere un inserimento assistenziale adatto.

Quando parliamo del Bed manager è bene ricordare che non ci riferiamo ad un ruolo esclusivamente legato alla sfera infermieristica, bensì ad una figura che possa raggruppare attorno a se la collaborazione di infermieri, medici o ingegneri gestionali.

DOVE LAVORA IL BED MANAGER, QUALI SONO LE SUE ATTIVITÀ   

Il Bed Manager opera all’interno dell’ospedale non essenzialmente al P.C., il suo compito è quello di disporre la collocazione del paziente all’interno dell’ospedale tenendo conto di alcune variabili, l’attività chirurgica, l’attività ambulatoriale, tutti i posti letto disponibili e attraverso lo studio e l’organizzazione di queste gestire le fasi della degenza. Nel suo lavoro il Bed Manager ha un suo potere decisionale autonomo, si interfaccia giornalmente con il team interdisciplinare per avere sempre il polso della situazione paziente-urgenza-ricovero.

Volendo codificare le azioni principali del Bed Manager possiamo elencarle:

  • osservazione e controllo delle gravità nel P.S. e smistamento nei reparti di degenza
  • gestire i posti letto considerando la richiesta giornaliera, disponendo la chiusura o la riapertura di essi
  • occuparsi dello spostamenti dei pazienti da reparti di urgenza in quelli di normale degenza per fare posto alle subentrate criticità.
  • provvedere allo svuotamento del p.c. verso le aree di degenza

NELLO SPECIFICO IL BED MANAGER INTERVIENE:

  • Nel monitoraggio dei ricoveri provenienti dal Pronto soccorso verso i reparti di degenza ordinaria;
  • Nella gestione dei posti letto, operando secondo la domanda giornaliera, chiudendo i posti letto non disponibili, oppure programmandone la riapertura degli stessi concordando ciò preventivamente con i collaboratori.
  • Nello smistamento dei pazienti delle aree d’urgenza disponendone il trasferimento verso le altre degenze.
  • Nel liberare il P.S. con ricoveri secondo la richiesta giornaliera e disporre l’apertura di nuovi posti letto vistone l’urgenza.
  • Porre particolare attenzione ed agevolare la cura dei pazienti più a rischio, diversamente abili, i frequentatori abituali, senza fissa dimora, alcolizzati, arrivati al P.S. con l’ausilio dei servizi sociali sia appartenenti alla struttura sia territoriali, per prevenire incauti ricoveri.
  • Controllo periodico delle dimissioni allo scopo di controllare l’attività dei reparti.
  • Raccolta e analisi dei dati riguardanti l’affluenza al P.S. e i ricoveri per creare stime e modelli statistici da aggiornare periodicamente per un preciso monitoraggio dei posti letto
  • Continua formazione propria e dei collaboratori

LE CARATTERISTICHE DEL BED MANAGER

Non esiste per ora un percorso universitario specifico, la maggior parte dei Bed Manager sono infermieri coordinatori esperti o infermieri di Direzione Sanitaria.

Spesso questi infermieri possiedono curricula universitari che comprendono laurea magistrale e/o specializzazioni/master sulla gestione del rischio clinico.

Dovendo delineare la figura e le competenze di un Bed Manager, deve essere un conoscitore della struttura dove opera, possedere una vasta esperienza clinica, predisposizioni manageriali e relazionali e doti informatiche.

IL RICONOSCIMENTO DEL RUOLO DEL BED MANAGER

Nonostante le vaste competenze possedute da chi ricopre il ruolo di Bed Manager per il suo ruolo non è previsto trattamento economico e contrattuale adeguato, ne esistono nel mondo sindacale figure che si interessino di questi adeguamenti professionali.

Purtroppo il ruolo dell’infermiere BM, seppure formalmente venga individuato dall’azienda all’interno dell’assetto organizzativo non è sempre riconosciuto dal punto di vista economico/contrattuale e, ad oggi, non esistono associazioni di categoria specifiche che possano intervenire a riguardo.

BED MANAGER E PROSPETTIVE FUTURE

Il nostro sistema sanitario è indirizzato alla diminuzione dei costi non abbassando gli standard di cure. Quindi allo stato attuale è impossibile non prevedere il ruolo del Bed Manager all’interno di tutti i nosocomi.

Affermato ciò diventa imprescindibile la formazione universitaria per questa figura e la nascita di un inquadramento contrattuale. Si auspica la nascita di associazioni di categoria che potrà favorire il riconoscimento di questo importante ruolo e anche garantendone i diritti.

Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi