Big Data e Sanità: perché l’Italia è ancora al palo
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L’utilizzo dei Big Data rivoluzionerà completamente il sistema sanitario nazionale, ma per raggiungere l’obiettivo resta ancora molto da fare

L’utilizzo dei Big Data in campo sanitario tarda a far sentire i suoi effetti nel nostro paese. Eppure la digitalizzazione avanza spedita in tutti gli ambiti della società, sanità compresa, e il processo sembra ormai irreversibile. Vediamo di scoprire assieme le cause di quest’anomalia, a tratti tutta italiana.

Big Data in Sanità: a che punto è il processo di digitalizzazione

Nonostante il sistema burocratico italiano sia affetto da carenze endemiche e sia decisamente più lento nel processo di svecchiamento rispetto a quello della maggioranza dei paesi europei, è un dato di fatto che la rivoluzione digitale stia interessando anche il nostro sistema sanitario nazionale. Per ogni singolo paziente è oggi possibile ottenere tantissimi dati, semplicemente incrociando quelli provenienti da fascicolo elettronico, nuovi sistemi CUP, taccuino dell’assistito, dossier sanitario e cartella clinica elettronica, volendo citare solo gli aggregatori di dati principali.

Ad essi potrebbero essere aggiunti i dati estrapolabili dai sistemi tradizionali di tipo amministrativo, ancora pienamente funzionanti, anche se in prospettiva è previsto che vengano integralmente sostituiti dai nuovi aggregatori eHealth. Non va dimenticata, inoltre, la sterminata mole di dati ricavabili dalla Web Analytics, cioè dall’analisi delle interazioni web degli utenti.

Grazie al lavoro di analisi e interpretazione di questa enorme mole di dati dovrebbe essere possibile procedere a una riorganizzazione globale dei servizi sanitari. L’obiettivo sarebbe quello, ovviamente, di migliorare la qualità dei servizi offerti al cittadino.

Big Data in Sanità a che punto è il processo di digitalizzazione

Big Data in Sanità: come potrebbe essere il prossimo futuro

I nuovi dati provenienti dalle piattaforme digitali sono assai diversi da quelli tradizionali, aventi carattere per lo più amministrativo. Si tratta di informazioni incentrate sul paziente, che è possibile incrociare in qualsiasi momento con quelle di altri pazienti. Diventa dunque possibile costruire, contemporaneamente, mappe sanitarie ad ampio raggio, assieme a schede di carattere individuale.

In parole povere un corretto lavoro di raccolta, analisi e interpretazione dei Big Data in ambito sanitario, renderebbe possibile una mappatura completa del sistema in tutti i suoi ambiti, partendo dalla scala locale per giungere ad una visione di insieme a carattere nazionale. Nello stesso tempo sarebbe possibile controllare lo stato di salute di tutti i cittadini in tempo reale, avere un quadro esaustivo di tutte le patologie presenti e della loro diffusione, conoscere il livello di soddisfazione dell’utenza.

Big Data in Sanità: la variegata situazione italiana e le ragioni del ritardo

La strada è tracciata, anche se il nostro sistema sanitario è in ritardo sulla sua piena attuazione. Alcune regioni del nord del paese hanno ormai già assemblato gran parte di questi dati in maniera organica, anche se non ne fanno ancora un utilizzo coerente con gli obiettivi prefissati. La situazione è più complessa nelle regioni del centro-sud, che sono quelle maggiormente in ritardo.

Questa lentezza nel cogliere le opportunità offerte da un uso intensivo delle nuove tecnologie digitali in Sanità ha innanzitutto alla base motivazioni di ordine culturale, laddove fattori di ordine economico continuano ad essere considerati prominenti rispetto al miglioramento dei servizi. La realizzazione del nuovo modello di sistema sanitario richiede uno sforzo notevole in termini di investimenti. Un sistema di utilizzo efficace dei Big Data richiede la capacità non solo di raccogliere e mettere assieme dati assai diversi tra di loro, ma necessità di un sistema di codifica che possa poi renderli confrontabili e interpretabili. Nulla di tutto ciò potrà essere ottenuto senza un profondo rinnovamento tecnologico.

Big Data in Sanità nuove frontiere per la medicina e nuove competenze professionali

Big Data in Sanità: nuove frontiere per la medicina e nuove competenze professionali

Non sarebbe il solo sistema sanitario a beneficiare dell’adozione delle nuove tecnologie digitali basate sui Big Data, ma il campo medico in generale. Gli obiettivi raggiungibili difatti riguardano certamente la sburocratizzazione del sistema e una maggiore accessibilità da parte del cittadino a informazioni sicure e affidabili. Ma, soprattutto, questa rivoluzione potrebbe infondere nuova linfa vitale al campo della ricerca medico – scientifica.

In base a quanto detto fino ad ora, è di tutta evidenza come il rinnovamento del settore debba passare necessariamente attraverso una profonda riqualificazione professionale degli attori in campo. Investimenti e competenze sono dunque fattori irrinunciabili per poter vincere questa sfida e proiettare il nostro paese verso il futuro. Qui abbiamo già analizzato le nuove competenze richieste dalla rivoluzione digitale in atto, che coinvolgono innanzitutto le nuove generazioni.