Bitcoin: ecco come i contratti “future” influiscono sulle fluttuazioni

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Abbiamo imparato, in questi mesi, a capire come esistano delle relazioni ben definite tra politica ed economia anche attraverso il trattamento che i singoli governi riservano alle criptomonete, e come questi cerchino in alcuni casi di eliminarle dal mercato interno ai propri confini, in altri ad istituzionalizzarli.

È il caso della Svezia, giusto per citare un paese, che sembra star lavorando alla nascita di una “corona virtuale” per provare a tenere sotto controllo le fluttuazioni del nuovo mercato e, allo stesso modo, limitare i rischi e cogliere le opportunità; il caso (opposto) è invece quello della Corea del Sud, che ha completamente vietato le piattaforme di scambio, considerate destabilizzanti per il mercato e quindi per l’intera economia del paese.

Non esistono, però, soltanto i governi e le loro politiche economiche. L’Intercontinental Exchange (ICE), proprietario del New York stock exchange, ha recentemente annunciato che procederà a breve con il lancio di un servizio per fornire dati e informazioni su Bitcoin a hedge fund e altre società di trading. Gli Hedge fund sono dei fondi comuni di investimento, soprattutto statunitensi, caratterizzati (e noti per questo in tutto il mondo) da una normativa molto elastica e da una gestione dei capitali privati con un tasso di rischio piuttosto elevato.

Secondo indiscrezioni, che sarebbero avvalorate da alcuni articoli pubblicati nelle scorse settimane dal Wall Street Journal, ICE starebbe lavorando con la start-up Blockstream per la costruzione di un “data feed”, ovvero un collettore di informazioni raccolte utilizzando come fonte un insieme di oltre quindici piattaforme di valute digitali sparse in giro per il mondo. Il servizio, di cui si parla da un po’, dovrebbe essere pronto tra qualche giorno, agli inizi di marzo: trasmetterà i dati utilizzando il network di ICE (un network ad altissima velocità) e sotto la forma del formato digitale attualmente utilizzato per il trading elettronico delle azioni. In questo modo riuscirà ad inserirsi con facilità nei sistemi delle grandi agenzie economiche, delle banche, e di chi fa grandi transazioni ad alta velocità.

Al di là dell’interessante novità e innovazione tecnologica, la mossa di ICE fornisce un segnale chiaro: Wall Street si sta sforzando di trovare un equilibrio che possa bilanciare i rischi di questo nuovo enorme mercato con le altrettanto considerevoli opportunità economiche che questo offre. Non va dimenticato, infatti, che lo scorso dicembre sono stati istituiti i primi contratti “future” sui Bitcoin, proprio sui mercati americani Cboe e Cme. Un elemento che sembra avere un’influenza tutt’altro che secondaria sulle quotazioni: poco dopo il lancio e l’ufficializzazione dei contratti, infatti, il Bitcoin ha toccato il suo massimo storico (ha sfiorato quota venti mila dollari); passata qualche settimana, a ridosso della loro scadenza, ecco infatti il crollo (a poco più di novemila dollari, minimo di periodo). È anche vero che, studiando le ultime fluttuazioni, diversi analisti hanno elaborato una teoria secondo cui il -50% accusato dal Bitcoin, dagli apici di metà dicembre al crollo di metà gennaio, sia l’indice di una bolla pronta a scoppiare, e non abbia particolari relazioni con i future. La pista che porta al condizionamento dei valori considerando come causa i recenti contratti, però, è tutt’altro che da abbandonare.

Davide Bocchi, trader professionista, ha spiegato qualche settimana fa sulle pagine de Il Sole 24 Ore quale può essere la relazione tra questi elementi: «A prescindere dalla fortissima volatilità, che ha il sapore della speculazione, giova ricordare che Bitcoin è uno strumento finanziario relativamente giovane e soprattutto che da un solo mese si confronta con la finanza che conta, grazie al future quotato a Chicago, che ci consente di sapere con ufficialità quanto vale in dollari questa cripto moneta». Quale può essere allora la strada giusta per tenere sotto controllo queste fluttuazioni? «La finanza tradizionale ha le sue scadenze e su questo fronte Bitcoin deve ancora fare esperienza. Per questo è plausibile che non sia un caso che il picco rialzista di dicembre e quello attuale a ribasso siano concomitanti proprio con il lancio e con il primo “expiry day” del derivato». Anche per questa questione, però, toccherà aspettare. E non sarà l’analisi delle fluttuazioni concomitanti al prossimo lancio e alla prossima scadenza a darci un quadro chiaro, ma l’incrocio di un numero di dati (e quindi di prossime firme e scadenze) numericamente sufficiente a fare statistica e a spiegare con un minimo di certezza il fenomeno.