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A volte succede che, all’improvviso, per caso, veniamo a conoscenza di qualche parola, di solito legata agli strumenti delle nuove tecnologie, o a qualche gergo di settore, che non abbiamo mai sentito pronunciare prima di allora.

Se abbiamo un minimo di curiosità andiamo a informarci del suo significato, facciamo qualche ricerca su internet, scoprendo che dietro quel vocabolo si nasconde un mondo intero. Da quel momento, come per magia, iniziamo a trovarci quella parola dovunque: sentiamo nominarla in una chiacchierata tra amici, per televisione, la leggiamo su un giornale, la ascoltiamo per radio, sul posto di lavoro, all’università…

È quello che è accaduto a me con il “Bitcoin”, concetto fino a qualche tempo fa per me misterioso, ma che ho scoperto poi essere la vera e propria ossessione degli ultimi anni. Vero è anche che sulla questione, soprattutto nella jungla di internet, c’è molta confusione, e così ho pensato di provare a mettere un po’ d’ordine.

Il Bitcoin null’altro è che una moneta virtuale, utilizzata quindi on-line, ma senza l’intermediazione di banche o istituti centrali. Per usufruirne, è necessario scaricare sui propri dispositivi elettronici una app che permette di creare un portafoglio virtuale. Naturalmente, nell’era della cybersecurity, questi collettori di monete sono dotati di codici segreti e chiavi crittografiche, che rendono le transazioni anonime, sebbene queste siano registrate in maniera imperitura nella memoria della rete Bitcoin. L’origine del sistema sembra essere riconducibile allo pseudonimo Satoshi Nakamoto, una figura misteriosa di cui nessuno, nel mondo, sembra sapere nulla, una via di mezzo tra un haker e un Robin Hood, tra un benefattore e un pirata. L’uomo che ha dato vita a un mondo.

Ma come acquistare e come vendere un Bitcoin? Semplicissimo, le transazioni di Bitcoin sono regolate e avvengono su siti appositi. Il sistema è simile a quello della conversione da una moneta a un’altra, solo che in questo caso la mia valuta viene convertita in moneta digitale. Ma posso guadagnare dei Bitcoin anche attraverso il cambio di merci o la fornitura di servizi on-line. Videogames, libri, regali, se in rete posso comprare praticamente di tutto attraverso l’utilizzo dei Bitcoin, da qualche tempo anche alcuni negozi con una sede fisica, nelle nostre città, nel “mondo reale” danno la possibilità di pagare con questa moneta. È il caso di alcuni fornitori di servizi turistici, come B&B, alberghi e agriturismi, o in generale attività per i quali vi è una collocazione geografica non favorevole (di lontananza) tra venditore e acquirente.

Un’idea che sembra semplicissima, e che come spesso accade, è parecchio remunerativa. Lo scorso gennaio, il Bitcoin ha toccato un valore pari a mille euro, arrivando, dopo meno di un anno a decuplicarsi, pronto a impennarsi ulteriormente nel prossimo futuro. Così, mentre nel mondo si cominciano a raccontare storie (a volte leggendarie, poco credibili, ma affascinanti) di giovani divenuti milionari per essersi trovati tra le mani una bella quantità di Bitcoin, comprati quando il loro valore era irrisorio, anche fonti autorevoli, come Wenses Caseres – il fondatore di PayPal! – o i dirigenti della John McAfee affermano che il valore della moneta virtuale potrà raggiungere addirittura la cifra record di un milione di euro nei prossimi anni.
Allo stesso tempo, Caseres ci spiega che non è necessariamente troppo tardi, per un investimento nel campo. L’assenza di controllo da parte di organi governativi, e la limitazione matematica al numero totale di “gettoni” producibili, fanno si che, per la vecchia ma immutabile legge della domanda e dell’offerta, più la gente chieda quei Bitcoin disponibili, più il suo valore aumenti. Proprio per questo Casarec (che oltre a PayPal ha quote importanti in banche e società di videogiochi) ha annunciato di voler dedicare gran parte dei prossimi sforzi personali ed economici al mondo dei Bitcoin. Per ora ha creato una startup, Xapo, che si occupa del processo di archiviazione della moneta per i singoli utenti. La ricetta (bontà sua!) è semplice: «Prendete l’1% di quello che possedete – ha detto nel suo discorso di apertura davanti ad addetti ai lavori e indirettamente ai milionari di tutto il mondo – e investite in Bitcoin. Potrete perdere una parte piccolissima del vostro patrimonio, e molti di voi possono permetterselo. Ma se va bene potrà essere l’investimento più vantaggioso che abbiate mai fatto, con ritorni fino al quindici mila per cento». E non importa quanto li si paghi oggi, i Bitcoin, perché la crescita, almeno nei prossimi anni, è praticamente assicurata. «Coloro che hanno acquistato Bitcoin a prezzi elevati qualche mese fa – ha spiegato – sono già stati premiati, nonostante l’azzardo».

Anche dal punto di vista logistico, della gestione dei portafogli, d’altronde, parallelamente all’aumentare dell’importanza di questa “nuova economia”, la situazione si è fatta assai più vantaggiosa che in passato negli ultimi mesi. I portafogli complicati da gestire dei primi tempi, con lunghe procedure di impostazione, software per l’estrazione di dati e complessi codici alfanumerici, sembrano essere cose appartenenti al passato, scavalcati da modalità più semplici, promosse da vere e proprie agenzie di servizi on-line.

Una vera pacchia, insomma, per chi ha qualche soldo da parte e vuole moltiplicarlo in poco tempo? Difficile dirlo, anche perché nel mondo della rete il rischio è sempre dietro l’angolo, e alle spalle di questo paese della cuccagna potrebbe nascondersi più di una insidia. Sta di fatto che fino a questo momento, il guadagno è stato assicurato. Come per i complicati giochi di borsa, insomma, la domanda è solo una: quanto si è disposti a rischiare il proprio danaro per ottenerne di più? Alla coscienza, il carattere, e il buon senso di ognuno di noi l’ardua sentenza.