Brexit
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Si apre un nuovo capitolo Brexit: Theresa May ha annunciato le dimissioni nel caso in cui il Parlamento trovi l’accordo con l’Europa.

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Si apre un nuovo capitolo del referendum più chiacchierato d’Europa. L’uscita dall’Europa della Gran Bretagna sembra ormai prossima, dopo la votazione su scala nazionale avvenuta il 23 Giugno del 2016. A quasi tre anni da quella presa di coscienza, il paese che ha dato i natali a Sir Winston Churchill è ormai pronto a dare il ben servito ad una Europa che, a detta di molti, sta fallendo miseramente su ogni punto. Ma a che prezzo? E cosa comporta ciò? Ma soprattutto, cosa sta succedendo nel territorio oltre la Manica? Ecco cosa porterà la Brexit.

Dimissioni

Tutta la frangia conservatrice britannica ha espresso a gran voce il suo assenso per l’uscita dall’Europa, ora non resta altro che attuarlo. Theresa May, seconda donna nella storia inglese a rivestire il ruolo di Primo Ministro ed attuale leader del Partito Conservatore britannico, ha annunciato le proprie dimissioni nel caso in avvenga l’accordo tra Europa e Parlamento. Le sue parole a riguardo sono state le seguenti: “Ho udito con chiarezza l’umore del partito. So che c’è il desiderio di un nuovo approccio e di una nuova leadership nella seconda fase della Brexit. Sono pronta a lasciare questo posto prima di quando intendessi, per il bene della nazione e del partito”.

Un nuovo referendum alle porte?

Ebbene sì. A neanche tre anni dal precedente, milioni di manifestanti continuano a scendere in piazza chiedendo a gran voce che venga ripetuto lo stesso referendum. Sabato 23 marzo quasi un milione di manifestanti, armati di cartelli, hanno invaso le strade di Londra esprimendo la volontà di una nuova votazione che ponesse chiarezza sull’intenzionalità dell’uscita dall’Europa.

Piano B

Nonostante il lavoro del Parlamento sia stato, per buona parte, quello di trovare un risultato soddisfacente per questa fuga dall’eurozona, è anche vero che i parlamentari britannici si sono impegnati per trovare una scappatoia che permettesse di mantenere stabili i rapporti con l’Europa e tutte le nazioni facenti parte. Si è andati da una “soft Brexit” ad un secondo referendum (questo chiesto a gran voce da tutto il popolo britannico), spaziando anche da un’uscita senza alcun accordo ad una, esattamente opposta, inversione di posizione, rimanendo in Europa con gli accordi già precedentemente stabiliti.