La Camera dei Comuni ha detto di nuovo no ad una Brexit in accordo con l'UE
La Camera dei Comuni ha detto di nuovo no ad una Brexit in accordo con l'UE
adv

Nuova fumata nera a Londra. La Camera dei Comuni ha rifiutato di nuovo di avallare l’accordo Brexit di Theresa May. E ora?

È notizia di pochi minuti fa che la Camera dei Comuni non ha approvato, nuovamente, l’accordo per un divorzio consensuale tra Gran Bretagna e Unione Europea. 344 voti contrari e 286 a favore.

Gran Bretagna a picco?

Errare umano, perseverare è diabolico”. Questo deve aver pensato il premier Theresa May dopo il nuovo no della Camera dei Comuni al suo accordo per una Brexit consensuale con l’Unione Europea.

Con quest’ultima beffa cade la generosa offerta dell’UE di prorogare i tempi dell’uscita britannica: da oggi, 29 marzo, al 22 maggio. Ora sarà possibile solo un breve rinvio, entro e non oltre il 12 aprile.

12 aprile, il Giorno del Giudizio

Il 12 aprile sarà l’ultimo giorno utile per i sudditi di Sua Maestà Britannica per evitare un vero e proprio disastro. Dovranno, infatti, decidere se rischiare una fuoriuscita dall’Europa senza accordo, il classico salto nel buio, o notificare alle massime autorità europee di Bruxelles e Strasburgo una richiesta motivata di lungo rinvio del divorzio.

La Brexit sembra non trovare una soluzione condivisa
La Brexit sembra non trovare una soluzione condivisa

Brexit or not Brexit?

Parafrasando la celebre frase shakesperianaTo be, or not to be?”, ora la domanda è “Brexit, or not Brexit?”. La situazione per May e il Governo è a dir poco catastrofica. La nave Britannia sta affrontando acque pericolose e l’equipaggio (il Parlamento britannico) si sta ammutinando contro il suo capitano (la May).

Forse è dai tempi di Winston Churchill che Londra e il Paese tutto non affrontano simili difficoltà. Forse la May non è la persona giusta per condurre in porto l’operazione Brexit.

Un buon Primo Ministro potrebbe sfruttare questa situazione di incertezza per riportare la Nazione in carreggiata. Riuscire, forse, a ribaltare il referendum che ha portato al divorzio con un nuovo referendum oppure portare a termine la questione facendo voltare pagina definitivamente alla Gran Bretagna.

Temiamo, però, che questo Primo Ministro non sarà Theresa May. Lei, ora, dovrebbe solo lasciare il suo prestigioso incarico a qualcuno (o qualcuna) più capace di lei nel concludere un accordo con il Parlamento.

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.