Cambia il lavoro in Italia: sempre più aziende assumono in smart working

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Che lo smart working sia una forma di lavoro sempre più attuale è più un dato di fatto; cosa significa e come funziona anche è abbastanza noto; volendo però riassumere brevemente i due concetti, si può dire che il “lavoro agile” è la possibilità che viene data ad un neo assunto di lavorare direttamente da casa (svolgendo tutte le funzioni previste da rapporto con l’azienda).

Tantissimi aspiranti lavoratori decidono, oggi, di indirizzare il proprio percorso verso un contratto smart, sia perché permette di avere gli stessi diritti (ma lo stesso discorso vale anche per i doveri) dei normali dipendenti e sia perché questo crea dei vantaggi logistici e funzionali. Anche per le aziende le assunzioni in contratto smart sono un vantaggio, dal punto di vista economico, però i dati di qualche mese fa dimostravano ancora una leggera riluttanza delle imprese italiane (rispetto, ad esempio, al resto dell’Europa) ad aprirsi a questa nuova forma di modalità di lavoro.

Forse proprio i vantaggi economici stanno trascinando le aziende italiane a rivedere la propria posizione e aprirsi di più al cosiddetto “lavoro agile”; lo smart working, infatti, comporta delle agevolazioni fiscali per i dipendenti assunti, con questa tipologia di contratto, e ciò non è un fattore di poca importanza per il titolare di un’impresa. Lo smart working in Italia, quindi, sta iniziando a crescere sempre più.

Grazie al sito Flexjobs, che presenta una grande varietà di annunci di offerte di lavoro in smart working, è stata resa possibile la realizzazione di un resoconto delle aziende, di tutto il panorama mondiale, che sono maggiormente propense (o che sono già in completo rodaggio) a contratti di tipo smart; andando a confrontare le statistiche degli ultimi anni (o addirittura soffermandosi soltanto sul 2016) si potrà evincere di quanto il lavoro agile stia dilagando tra i lavoratori e quanto, di conseguenza, stia portando le aziende ad inserire sempre più offerte di assunzione in tipologia smart (crescita del 36%).

Anche i più scettici, o comunque chi reputava lo smart working come principale fonte di calo della produttività, si sta ricredendo; il motivo è molto semplice: il dipendente viene messo in condizioni di massima flessibilità e gestione di orari e mole di lavoro (nel rispetto dei termini del contratto) e quindi lavorerà con meno stress e più attenzione, producendo per se stesso (ma soprattutto per l’azienda) ottimi risultati nel portare a termine i propri compiti.

Sempre più offerte in contratto smart working

In Italia, dopo la normativa del maggio del 2016 che ha dato un quadro generale e definitivo sullo smart working, varie aziende (anche ad alti livelli) si sono avvicinate a questa tipologia di lavoro con occhio curioso ed alcune hanno deciso di sperimentare verso questa nuova direzione; il risultato è stato quello di creare dei periodi di prova, una sorta di piano pilota, assumendo un certo numero di dipendenti con contratti smart e, al termine di questo lasso di tempo, gli ottimi risultati hanno convinto le aziende ad assumere un numero ancor più grande di dipendenti.

Ad esempio una nota azienda made in Italy, partendo da una sperimentazione di 100 lavoratori ha assunto, nel mese di dicembre oltre 250 dipendenti proprio perché lo smart working si è confermato nella sua positività a 360 gradi; i titolari di quest’azienda hanno precisato, inoltre, che il lavoro agile ha permesso ai propri dipendenti di risparmiare tantissime ore perse negli spostamenti da casa in azienda che sono tutti confluiti nello svolgimento delle proprie funzioni lavorative.

Ma questo è soltanto il caso più recente di quello che possiamo definire come “cambio di visione nel lavoro”; infatti, se prima, come detto, gli ipotetici lavoratori erano disponibili a firmare contratti smart mentre le aziende erano restie, oggi son proprio quest’ultime a considerare estremamente vantaggiosa questa tipologia di contratto.

Gli ambiti all’interno dei quali le aziende sono maggiormente disponibili ad un personale in smart working, sulla base degli annunci stilati su vari siti (come il sopracitato Flexjobs ma anche Cliclavoro, ad esempio), sono quelli nel settore finanziario, quelli nel settore informatico e quelli nel settore dell’informazione; e questi rami son soltanto alcuni in un calderone che conta, a livello mondiale, oltre 47.000 aziende con un numero di offerte davvero altissimo.

Un ultimo esempio lo riporta un’altra grande azienda italiana, che ha dichiarato di come la produttività lavorativa di un dipendente sia superiore alla norma se questo trascorre almeno l’80%, del proprio tempo, al di fuori della sede dell’impresa nella quale lavora; a quest’azienda, anche un’altra si è accodata entrando nella forma mentis dello smart working.

Entro il 2020 molte imprese italiane contano di trasferire i dipendenti dagli uffici, o comunque dalle strutture presenti sul territorio, alle proprie case (salvo che il lavoratore non decida di pagare un canone di affitto per lavorare in un contesto di co-working) per ridurre i costi energetici e quanto ne deriva dalla presenza di un’unità in sede e ottenere maggiori vantaggi dall’aumento di produttività.

Si può dire quindi che lo smart working funziona, è pratico, flessibile, veloce, vantaggioso e produttivo; toccherà, poi, a dipendenti e titolari di aziende rispettare tutto ciò che ne deriva dal punto di vista legislativo affinché non vengano a mancare i requisiti base che regolano un contratto smart, perché sarà anche “lavoro agile” ma resta pur sempre un contratto a tutti gli effetti.