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Clima surreale con ambiente disorientato

Il calcio è spettacolo di partecipazione; due squadre, sul terreno di gioco, e il pubblico sugli spalti. La squadra di casa incitata, a volte anche contestata, quella ospite – da quando il calcio esiste – accolta, sin dall’ingresso in campo, da fischi e sberleffi.
Una volta, quando il riscaldamento non si effettuava in mezzo al campo, ma in palestre nelle viscere degli impianti sportivi, i ventidue in campo apparivano solo pochi minuti prima dell’inizio.
Gli altoparlanti avevano annunciato le formazioni; a ciascun calciatore avversario spettava una salva di disapprovazioni, al contrario, a quelli di casa, applausi ed incitamenti.

I preliminari, a centrocampo, servivano per i primi commenti; dall’atteggiamento dei propri beniamini si azzardava anche qualche bene-augurante auspicio o, in caso di negativa impressione, sensazioni contrarie.
Il fischio d’inizio dava il via, non solo alla partita, ma alla simbiosi completa tra i tifosi e la propria squadra.
L’importanza di tale connubio era sottolineato, e avvalorato, dalle punizioni del giudice sportivo; in caso di gravi intemperanze, la sanzione massima era la disputa di incontri casalinghi in campo neutro.
Un’autentica sciagura sportiva, per il pubblico e la tifoseria tutta; una gravissima perdita per la squadra colpita, costretta a giocare, “tra le mura amiche”, in uno stadio lontano da quello abituale.

Un contesto avulso da qualunque realtà

La pandemia ha fermato tutto e il calcio non è stato risparmiato; ci troviamo, oggi, a seguire l’epilogo di un campionato iniziato alla fine di agosto del 2019 e “trascinato” alla fine solo, forse, per motivi economici.
Un torneo senza alcun interesse, dal momento che manca l’ingrediente principale: il pubblico. Poco importa se il “circo” continua grazie alle emittenti. Non è lo stesso calcio. Anzi non è il calcio.

In un impianto asettico, rimbombante solo dalle urla dei protagonisti, sul terreno di gioco e dalle rispettive panchine, si giocano partite quasi oniriche.
Nel periodo attuale, il calcio iniziava a muovere i primi passi per il futuro campionato. Le squadre erano partite per i ritiri e già si confrontavano nelle prime amichevoli importanti. Tornei, veicoli di “cassetta”, si susseguivano, in attesa della “prima uscita” sul proprio campo.

Che cosa attende il  futuro calcistico

I giochi sembrano fatti; la prima ha otto punti di vantaggio sulla seconda e, a quattro giornate dal termine, la quartultima vanta quattro lunghezze sulla zona rossa.
I posti, per la competizione più importante d’Europa, possono considerarsi assegnati e l’Europa League anche è delineata.
Si pensa alla fase finale della Champions League, ma appena sarà ultimata già incombono i ritiri precampionato venturo.

I giorni di riposo effettivi saranno davvero pochi e, tra le altre scadenze, gli Europei sono slittati dal 2021.
Dicevamo che non è calcio; no, non lo è. E’ solo un’esclusiva soddisfazione, quasi pretesa, dell’egemonizzazione degli interessi economici.
Non so quale sarebbe stata la soluzione migliore, ma, di certo, quella adottata non è adeguata al calcio.
Dal momento che il distanziamento sociale è stato indicato come la panacea primaria, considerato che in campo non è possibile applicarla nel senso dovuto, non si poteva prevedere un accesso limitato?

Non lo so, ma qualcosa in più si poteva fare. Anzi, si doveva.