pharma 4.0
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IL PROGETTO HANSEL PROMETTE DI RIVOLUZIONARE LO SVILUPPO E LA PRODUZIONE DEI FARMACI DEL DOMANI

La ricerca farmaceutica è in affanno per l’aumento dei costi di ricerca e sviluppo, mentre le risorse degli stati si contraggono progressivamente. La ricetta per trasformare crisi in opportunità si chiama PHARMA 4.0.

Regolamentazione, costi e Agenzie

Il concetto di filiera è ormai onnipresente in tutti i processi produttivi di massa ed industriali, dal cibo agli ogetti di ogni giorno, quindi, anche i produttori di farmaci si sono adeguati.

La regolamentazione imposta dagli enti di controllo statali, primi tra tutti il FDA statunitense e l’EMEA europeo, innalzano costantemente il costo di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, portando le industrie farmaceutiche a fusioni aziendali multimiliardarie. Lo scopo dei mega gruppi è di risparmiare sui costi di laboratorio, selezionando solo i cervelli migliori e dotandoli delle migliori risorse disponibili. Tutto questo appartiene però al passato e per soddisfare i requisiti di redditività richiesti dalla globalizzazione occorre riprogettare completamente i processi delle multinazionali del farmaco.

Internet delle Cose, Medicina Personalizzata e e-products

La ricerca farmaceutica rincorre sempre nuovi mercati, in primis quello della medicina personalizzata, mirata sulle specifiche caratteristiche del singolo ammalato o di gruppi ristretti. La gestione di linee personalizzate di farmaci, impone però strettissimi margini di errore e tempi immensamente più stringenti della ricerca generalista cui siamo abituati. Rispondere a queste sfide richiede una drastica riprogettazione dei processi su cui si basano le fondamenta dell’industria farmaceutica, in tutti i suoi settori.

Il connubio tra il nuovo concetto di industria flessibile (Industry 4.0) e business farmaceutico ha portato alla nascita di un nuovo paradigma: PHARMA 4.0.

In ottica 4.0, pensando quindi all’Internet of things (l’informatica pervasiva) ovviamente, il farmaco tende a diventare un e-product, correlato quindi alle caratteristiche proprie della rete: interattività, consultabilità, modificabilità just in time, accessibilità. In sintesi il prodotto fisico (farmaco) è solo un elemento all’interno della catena del valore che nasce con i servizi di pre-produzione e termina con la customer satisfaction, la customer care e, in definitiva, quindi, con la post-produzione.

Intelligenza artificiale, pro attività e nuove modalità operative

A questo punto è praticamente scontato che sistemi integrati di produzione siano parte fondante della riprogettazione del processo complessivo. L’Intelligenza artificiale e il Data Mining, così come le tecniche di Big Data sono parte sostanziale dell’innovazione, quella più preziosa, che consente di dirottare ricerca, sviluppo e produzione verso obiettivi pro attivi e non a rimorchio della domanda classica dei mercati. Processi 4.0 sfruttano in modo massivo la teoria secondo la quale il fine non è eseguire correttamente un processo predefinito, piuttosto il fine diventa “fiutare” le lievi variazioni nell’ambiente circostante e utilizzare le informazioni per “predire” gli andamenti futuri, adattandovisi in tempi rapidissimi. In poche parole è come l’ABS che ha rivoluzionalto i sistemi frenanti nelle automobili o i processori paralleli dotati di branch predittivi. Il mood generale è sviluppare strati sovrapposti di intelligenza artificiale capaci di instillare capacità di “auto benessere” (self-healing) su cui basare strategie dinamiche di massimizzazione della fitness complessiva del processo.

Farmaci per i malati o per le persone ancora sane?

Il farmaco non diviene quindi più il punto di caduta della cura delle malattie che affliggono l’umana moltitudine, piuttosto deve considerarsi il fulcro di un processo di cura che parte dalla rilevazione dello stato pre clinico della malattia, enfatizzando l’aspetto della prevenzione piuttosto che quello della cura tradizionale. Il punto di vista cambia, passando attraverso un esercizio di “lateral thinking” e ossevando e riprogettando l’intera filiera del farmaco in ottica olistica, realizzando un guadagno globale di salute prima inimmaginabile.

Campus Bio Medico e progetto HANSEL

In questo gioco che ha un contesto mondiale, un player italiano di grande spessore è l’Università Campus Bio Medico di Roma. In questo centro di eccellenza tutto italiano è partito, nell’ambito dei programmi INTESE, un progetto finanziato dalla Regione Lazio e denominato HANSEL (Health AutomatioN SystEms Laboratory). Questo progetto è nato per trasferire competenze tecnologiche nei settori specifici  dell’automazione industriale in ambito farmaceutico ed ospedaliero (Pharma 4.0 e Ospedale 4.0). Il plus del progetto non consiste nello sviluppare ex novo processi o sistemi industriali innovativi, ma piuttosto nell’integrare soluzioni preesistenti, garantendo quindi replicabilità, scalabilità e, soprattutto, riusabilità ed economicità, tutte parole d’ordine dell’industria 4.0. Palesemente una parte formidabile è assegnata alla cyber security, senza la quale le soluzioni sviluppate sarebbero estremamente più vulnerabili di quelle create con i paradigmi preesistenti. I malintenzionati potrebbero infatti sfruttare come un cavallo di Troia esattamente la parte di pregio, cioè l’accessibilità, per infettare le infrastrutture e danneggiarle o volgerle ai propri scopi. In questo scenario l’industria farmaceutica italiana vanta circa 180 aziende e rappresenta circa il 25% del fatturato europeo, con una crescita del 21% nel periodo 2010 – 2017, proprio in un periodo caratterizzato da una decrescita del settore industriale manufatturiero del 3%.

Presagi da un futuro non troppo remoto

Questi sono gli outlook del prossimo futuro, che vedono segugi dotati di intelligenza artificiale fiutare piste cibernetiche per curare le patologie dell’umanità prima che divengano malattie conclamate, orientanto la produzione farmaceutica verso i settori più cool del momento. Il rovescio della medaglia è però dato dal rischio concreto che molte delle normali condizioni fisiologiche di parte della popolazione mondiale siano descritte come malattie, così da richiedere una cura. In pratica, chi ci assicura che le superiori intelligenze ultraumane non “creino” malattie che di fatto non lo sono per poter sviluppare, produrre, distribuire, vendere e far consumare farmaci sostanzialmente inutili o, in alcuni casi, potenzialmente dannosi? Come al solito, ciascuno è capace di darsi le risposte osservando soltanto quanto è accaduto per la cellulite o per le smagliature.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.