Cane ucciso da un poliziotto a Napoli, chi ha sbagliato?
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Ha destato scalpore il caso di un pitbull ucciso a Napoli da un poliziotto durante l’arresto di un pregiudicato: incoscienza o gesto inevitabile?

 

Le immagini dell’uccisione di un pitbull da parte di un poliziotto avvenuta durante l’arresto di un pregiudicato nel napoletano hanno fatto in poco tempo il giro dell’Italia, dividendo l’opinione pubblica tra chi difende a spada tratta l’uomo parlando di situazione di pericolo e chi, invece, sostiene che l’animale fosse semplicemente agitato ma tenuto agevolmente sotto controllo. Il video, diffuso dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane, non sembra però lasciare troppo spazio alle interpretazioni.

Immagini che parlano chiaro

Ciò che si vede nelle immagini diffuse in rete sembra difficilmente equivocabile: il pregiudicato in questione, un uomo agli arresti domiciliari al quale la polizia doveva consegnare una notifica, oppone resistenza agli ufficiali ed ha inizio quindi una colluttazione durante la quale il soggetto viene bloccato e manganellato. Il cane, distante pochi metri dall’azione, comincia ovviamente ad abbaiare ma viene mantenuto al guinzaglio senza troppi problemi da un terzo individuo.

A questo punto uno dei poliziotti coinvolti si avvicina all’animale ed esplode un primo colpo che sembrerebbe colpirlo di striscio, ma che ha l’ovvio effetto di mettere in fuga l’uomo che lo teneva al guinzaglio, lasciando a questo punto il cane libero di avvicinarsi al padrone. Con la situazione ormai fuori controllo il poliziotto spara altri colpi, che feriscono gravemente il pitbull (il cane è stato poi trasportato al più vicino ambulatorio, dove non è stato possibile far nulla per evitarne il decesso).

Pericolo o mancanza di lucidità?

La vicenda del pitbull ucciso dal poliziotto non fa che mettere in risalto l’annosa questione della necessità di contare, tra i membri delle Forze dell’Ordine, soltanto individui capaci di mantenere lucidità e sangue freddo ben più di un uomo comune, onde evitare situazioni di pura irrazionalità come quella che vi abbiamo raccontato.

Un uomo armato dovrebbe sapere quand’è inevitabile agire e quando, invece, basta tenere sotto controllo la situazione. Il caso di Napoli sembra, a giudicare dalle immagini, quello di un uomo che preso dalla foga dell’azione ha agito nel modo più semplice e scellerato, condannando a morte un animale che altra colpa non aveva se non quella di aver trovato il padrone sbagliato.

Già, perché gli eventi di Napoli portano a galla anche un’altra domanda: è giusto permettere a persone con la fedina penale sporca di esser proprietari di animali che, se malamente addestrati, possono diventare loro malgrado delle vere e proprie macchine da guerra? Se va fermamente condannata la scarsa lucidità del poliziotto va, infatti, sicuramente ricordato che nulla di ciò sarebbe successo se il povero animale avesse trovato un padrone degno di questo nome.

La condanna della Lndc

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha ovviamente denunciato l’accaduto: “Il cane all’inizio era al guinzaglio e non rappresentava un pericolo imminente per nessuno. Un poliziotto ha sparato ben due colpi contro l’animale, uccidendolo. La violenza sugli animali è un fenomeno ormai dilagante e davvero preoccupante ma diventa particolarmente odiosa e inaccettabile quando viene commessa da persone in divisa e con una pistola d’ordinanza. Persone che dovrebbero tutelare la vita di tutti e, soprattutto, dovrebbero essere i primi a rispettare le leggi ma che invece evidentemente pensano di essere degli sceriffi di un brutto film western” si legge nel comunicato della Lndc.

Un bruttissimo episodio di cronaca che, speriamo, possa far porre le giuste domande su entrambi i fronti a chi di dovere.

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Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.