Cartilagine di ricambio? Ora possibile grazie alla stampa 3D.

Secondo quanto riportato da uno studio realizzato dall’Università della Pennsylvania, a breve sarà possibile realizzare, grazie alla stampa 3D, dei tessuti di cartilagine di ricambio. Di seguito i dettagli dello studio.

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stampa 3d sanità digitale

Secondo quanto riportato da uno studio realizzato dall’Università della Pennsylvania, a breve sarà possibile realizzare, grazie alla stampa 3D, dei tessuti di cartilagine di ricambio. Di seguito i dettagli dello studio.

Nel campo della medicina, la tecnologia più recente sta apportando sempre più innovazioni, che, ci si augura, possano, nel lungo tempo, portare sempre più vantaggi per i pazienti.

Incredibilmente, secondo recenti studi, a breve sarà possibile utilizzare la stampa 3D per produrre “cartilagine di ricambio” da sostituire ai tessuti danneggiati.

Questo è quanto affermato da uno studio dell’Università della Pennsylvania (Usa) pubblicato sulla rivista Scientific Reports, coordinato da Ibrahim T. Ozbolat.

I ricercatori che hanno lavorato a questo progetto affermano che il ricorso alla stampa 3D potrebbe garantire la creazione di un tessuto di cartilagine fatto appositamente per il paziente interessato, realizzato proprio con le cellule del soggetto stesso, diminuendo, in questo modo, il rischio di rigetto.

Con questa tecnica, dunque, sarebbe possibile ripristinare la funzionalità delle articolazioni, mentre attualmente, per i pazienti con cartilagine lesionata rimane ben poco da fare, infatti in base alle attuali tecniche, la cartilagine rimane danneggiata.

Leggendo quanto affermato fin ora però viene naturale chiedersi: ma come è possibile che la stampa 3D possa realizzare addirittura la cartilagine?

Secondo gli studiosi, l’utilizzo della stampa 3D per produrre la cartilagine è particolarmente indicato, dal momento che, la cartilagine stessa, è un tessuto composto solamente da un tipo di cellule e non presenta, al suo interno, nessun vaso sanguigno.

Nell’esperimento menzionato nella ricerca, infatti, è stato chiarito che nella stampante è stato inserito, al posto dell’inchiostro, delle cellule cartilaginee appartenenti ad alcuni bovini. A loro volta, le cellule cartilaginee sono state inserite all’interno di piccolissimi tubi di alginato, che è una sostanza estratta dalle alghe, a cui le cellule non aderiscono, e dove le cellule sono state lasciate all’incirca per sette giorni.

In questo periodo le cellule hanno avuto il tempo necessario per crescere e per aderire tra loro.

Dopo la settimana trascorsa, le cellule hanno preso la forma di filamenti, per cui sono state estratte dai tubi ed introdotte nella stampante 3D. A questo punto, gli scienziati hanno stabilito quali dimensioni dovessero avere i filamenti e dopo circa mezz’ora, il tessuto cartilagineo era pronto. Successivamente  è stato inserito in un terreno di coltura, dove i diversi componenti hanno continuato ad assemblarsi l’uno all’altro finché hanno assunto la forma di un vero e proprio lembo di tessuto.

Ma siamo sicuri che un tessuto realizzato in questo modo possa essere introdotto all’interno di un corpo umano?

Gli studiosi affermano che questo tipo di tecnica consente di ottenere una cartilagine sicura ed anti-rigetto, ma soprattutto, ci tengono a precisare, che l’utilizzo di cellule di cartilagine sia decisamente più efficace e più sicuro di quello dell’idrogel. L’idrogel è, infatti, un materiale testato in passato che impedisce la crescita normale delle cellule e che si ritiene possa anche rilasciare delle sostanze tossiche nell’organismo.

È chiaro che però gli studi non si fermeranno qui, perché bisognerà poi sperimentare il risultato di questa tecnica per la produzione di tessuto cartilagineo umano. Gli studiosi, a questo proposito, stanno pensando di ricorrere all’utilizzo di cellule di cartilagine o di staminali di cartilagine articolari.

Secondo i pronostici, il risultato che si otterrà sarà davvero molto simile al tessuto cartilagineo naturale dell’uomo.

Lo stesso Ozbolat, coordinatore del progetto, sostiene che con questa tecnologia sarà possibile produrre filamenti di qualunque lunghezza dal momento che non ci sono impalcature preimpostate, per cui si potrà arrivare a costruire anche dei tessuti di dimensioni molto grandi. Ancora, la stampa 3D permetterà anche di simulare la vera e propria cartilagine presente nelle articolazioni perché si potranno stampare filamenti in orizzontale o in verticale, tenendo del tutto fede alla struttura architettonica naturale dell’essere umano.

Sicuramente, questo studio è molto innovativo e i benefici che potrà apportare infiniti benefici agli esseri umani affetti da lesioni. Non ci resta che aspettare la sperimentazione della stampa 3D con cellule umane e sperare che questa tecnica possa essere messa a disposizione dei pazienti quanto prima.