Case farmaceutiche: la Celgene acquista la juno per nove miliardi di dollari

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L’importante società americana aggiunge anche la Juno Therapeutics alla lista di società acquisite. Operazione commerciale che permetterà di sviluppare farmaci oncologici di ultima generazione.

Importante svolta nel campo delle aziende farmaceutiche. La società di biofarmaceutica americana Celgene acquisisce la Juno Therapeutics per la cifra di 9 miliardi di dollari e questo avviene a breve tempo da un’altra importante operazione: l’acquisto della Biotech Bioverativa da parte della francese Sanofi-Aventis per una cifra che si aggira intorno agli 11,6 miliardi di dollari.

La Juno Therapeutics con sede a Seattle, negli Stati Uniti, nasce nel 2013 e nel corso degli anni si è affermata come una tra le più importanti case farmaceutiche, specializzatasi nella ricerca di farmaci dedicati alle cure oncologiche d’avanguardia. Le Car-T (così vengono chiamate queste tipologie di cure) utilizzano le stesse cellule immunitarie del paziente malato per sconfiggere la malattia dal suo interno.

L’acquisto avviene in un momento delicato, dato che c’è un farmaco in fase di studio, chiamato Jcar017, che sta per essere immesso sul mercato, manca solo l’assenso dell’agenzia internazionale del farmaco. Con questa acquisizione Celgene diventa uno dei leader del mercato in ambito di Car-T. Mark Alles, Chief Executive Officer dell’azienda, in una conferenza telefonica, ha spiegato che questa operazione permetterà di investire sui farmaci e di sviluppare molecole per la cura dei tumori solidi, attualmente sprovvisti di cure efficaci.

La Celgene è un’azienda che per sviluppare un farmaco parte dalla base, quindi ricerca, sperimentazione (dette clinical trials), produzione, marketing e immissione nel mercato. In gergo farmaceutico questo tipo di aziende farmaceutiche che si occupano di tutto lo sviluppo di un farmaco, vengono denominate “integrate”.

Un legame con la Juno Theraputics comunque, la Celgene già lo aveva, difatti deteneva già il 10% delle azioni della “rivale-alleata” e come ha ricordato sempre lo Chief Executive Officer dal 2015 le due aziende farmaceutiche collaboravano insieme dopo aver siglato un contratto decennale per la ricerca di terapie contro il cancro e di altre malattie del sistema immunitario.

Il fatto di puntare su farmaci anti tumorali di ultima generazione indica un preciso cambio di rotta per Celgene, resosi necessario dopo l’annus horribilis 2017 che ha creato non pochi problemi all’azienda soprattutto dal punto di vista del valore di mercato. Infatti, il fiore all’occhiello della casa farmaceutica del New Jersey è il Revlimid usato per contrastare i tumori del sangue (tra cui il mieloma multiplo) che nel 2012 aveva fatto fatturare all’azienda quasi 5 miliardi di dollari.

Il brevetto del Revlimid però scadrà l’anno venturo e a nulla sono valsi gli sforzi per cercare un’estensione di indicazioni. Non solo. La Celgene l’anno scorso ha investito importanti risorse in un farmaco sperimentale contro il morbo di Chron, rivelatosi poi ad ottobre un disastroso flop. Questa operazione di acquisizione della Juno Theapeutics punta quindi a rilanciare la Celgene e porta la cifra di transazioni tra aziende farmaceutiche ad oltre 20 miliardi nel 2018 in meno di un mese.

Una cifra che è già la metà di quella raggiunta in tutto il 2017 tra fusioni e analoghe operazioni di acquisizione. Sicuramente aiuta la riforma fiscale attuata da Trump che negli Usa ha abbassato le tasse alle aziende dal 35% al 20%. Anche se per la Celgene non è la prima acquisizione della sua storia. Già in passato aveva assimilato piccole aziende biotecnologiche.

Non certo della portata della Juno Therapeutcis ma di tutto rispetto come la Signal Pharmaceuticals nel 2001 e Abraxis BioScience nel 2010. Con l’acquisto delle Juno Therapeutcis le risorse umane della società toccano quota 4500 dipendenti e tre centri di ricerca: due negli Stati Uniti (Summit in New Jersey, che è la sede centrale e San Diego in California), e uno in Spagna, a Siviglia (Celgene Institute of Translational Research Europe – CITRE).

Tutto lascia presagire che il 2018 sia un anno di grandi cambiamenti nell’ambito aziendale ed in quello della ricerca farmaceutica. Speriamo che sia davvero così.

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