Amnesty Internationale giustizia per Giulio Regeni (Flickr)
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Per Luigi Di Maio è necessario che il nostro ambasciatore resti in Egitto, proprio per fare luce sul Caso Regeni

Giulio Regeni è stato ritrovato morto il 3 febbraio del 2016, al Cairo (Egitto), dopo essere scomparso il 25 gennaio dello stesso anno. Da quel momento si parla di Caso Regeni poiché non si è ancora arrivati alla Verità: cosa è successo realmente a Giulio? Chi è stato ad ucciderlo e perché?

La famiglia Regeni e tante associazioni, come ad esempio Amnesty International, stanno lottando perché si giunga alla Verità e venga fatta Giustizia. 

Anche il Governo Italiano vuole arrivare agli stessi obiettivi ma i modi per giungervi risultano, per forza di cose, diversi. 

Ad esempio, la famiglia Regeni ritiene decisivo, per arrivare alla Verità, il ritiro del nostro ambasciatore al Cairo che rappresenterebbe un simbolo molto forte ma Roma non è d’accordo, come vedremo, con questo “approccio forte”. 

Le parole di Luigi di Maio in merito al Caso Regeni

Luigi Di Maio, attuale Ministro degli Affari Esteri, ha parlato quest’oggi in Parlamento del rapporto tra Italia ed Egitto “oggettivamente compromesso“, ma non ci saranno rotture da parte di Roma. 

Riteniamo necessario coinvolgere costantemente al più alto livello le autorità del Cairo […]. E’ fuorviante credere che avere un nostro ambasciatore al Cairo significhi non perseguire la verità e viceversa è fuorviante pensare che ritirarlo sia necessario per arrivare alla verità“. 

Tutto il governo comprende il dolore della famiglia Regeni“,  ma è necessario che i nostri rappresentanti permangano sul territorio egiziano anche “per chi come Patrick Zaky è ancora lì“. 

Una situazione molto complessa, dunque, che deve essere gestita in un certo modo anche per via dei nostri rapporti commerciali con il paese del Nilo.