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Ieri si è celebrata la giornata in cui da quel lontano 1990 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) con un colpo di mano eliminò dalla categoria delle malattie mentali l’omosessualità

Da quel 1990 sono trascorsi altri quattro anni affinché divenisse operativa, con la successiva edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) stilato nel 1994.

Da allora sono trascorsi quasi tre decenni, si sono rincorsi e accavallati ovunque, anche nel nostro Paese, e in tantissime parti del mondo, atti violenti di omofobia con l’intenzione di rovinare, distruggere la vita di troppe persone.

Ogni giorno nelle varie associazioni a protezione sostegno e tutela delle fasce deboli giungono centinaia e centinaia di richieste di aiuto da parte di ragazzi e ragazze, che la società bullizza e maltratta, disconosce allontana dal nucleo della famiglia, che dovrebbe essere la prima forma di società che ci ha creato e allo stesso modo dovrebbe garantirci il calore protettivo degli affetti primigeni e primari.

Omofobia, bifobia e transfobia ledono il principio di uguaglianza, sancito anche dalla nostra Costituzione, e rappresentano una violazione inaccettabile dei diritti umani fondamentali.

Principio di uguaglianza art. 3 Cost.

 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Paroloni come orientamento sessuale, identità di genere

Perché celebrare questa giornata, come se in realtà dovessimo ammettere che per certi versi le nostre menti sono drasticamente ancorate ad un medioevo mentale senza uguali.

Il diverso, etichettato tale dalla facile espressione racchiudente e mortificante del labelling conserva retaggi che fanno instillare false convinzioni, che un figlio sia malato. La vera malattia è rappresentata da questo limite societario delle famiglie e delle istituzioni che considerano appunto malati o meno degni degli eterosessuali.

IDAHOBIT – International day against homophobia biphobia and transphobia

 Da 30 anni si lotta ancora contro un sentimento negativo, contro la paura e l’avversione del tutto immotivata, seguita da un odio quasi razziale, da aggressioni verbali fisiche e psicologiche nei riguardi delle persone che si identificano nella sigla LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali e Intersessuali).

La cosa grave da sottolineare è che la maggior parte delle violenze psicologiche avviene tra le quattro pareti della famiglia.

Le famiglie spesso appaiono impreparate di fronte ad una dichiarazione coming out di un figlio

Sin da piccolo/a un genitore sogna e proietta nella sua testa la pellicola di ciò che potrebbe diventare un proprio figlio/a, lo vede pilota, astronauta, grande economista, manager di una multinazionale, professoressa universitaria ad Harward, tutti sogni che forse non sono stati realizzati da pregresse pellicole girate su vecchi film8 o addirittura agli albori dei fratelli Lumiere.

Troppo spesso non si ascolta la vera inclinazione caratteriale del proprio figlio, ripetendosi dentro una cantilena che tutto tornerà a posto, qualche seduta dallo psicologo che saprà dire le parole giuste per distogliere il ragazzo da brutte influenze.

Si soffre di una cecità autoindotta e latente, è troppo difficile accettare una mentalità inclusiva, forse si ha paura che dare spazio potrebbe lasciare troppa strada a queste persone diametralmente opposte, perché potrebbero prendere il sopravvvento.

Mi sembra di sentire ancora uno dei tanti proverbi “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”, da piccola rispondevo chi va con lo zoppo impara ad andare più lento. Può sembrare assurdo, ma forse avevo innata la propensione a capire cosa è diverso e ad aprire un mondo da conoscere. Si può criticare o apprezzare se si ha almeno percezione di quello di cui ci riempiamo ogni giorno la bocca con parole che possono ferire come frecce infiammate.

Come dicevano i latini intelligentia et docens servirebbe per far capire alla società che ogni individuo è tale nella sua totalità fisica e mentale di accrescere se stesso e chi lo circonda, con un surplus superiore.

In questo trentennio ne sono state fatte davvero tante di lotte di genere, di riconoscimento, di diritti.

Va fatta, con assiduità, informazione nelle scuole, dove già da subito la non comprensione per chi appare troppo sensibile, troppo dolce … per cui sembra che sia lecito dargli addosso o renderlo incapace di reagire ad un cordone soffocante e invisibile di risatine, frasi sussurrate vanno corrette da subito.

Eppure capita che si evitino tali riunioni celandosi dietro la suscettibilità del tema.

Escamotage per non affrontare la questione se così si può definire.

I bambini sono portati ad imitare gli atteggiamenti rigidi inquisitori ed immotivatamente giudicanti.

Un bambino non nasce con la cattiveria, la impara dall’intransigenza che si respira nel cantuccio domestico, magari riporta una frase e la catalizza non nel giusto connotato fraseologico che va a ferire proprio la parte debole dell’anello amicale.

Adolescenti, social network e cyber bullismo

Sono davvero tanti i casi e le testimonianze in cui sono colpiti adolescenti e giovani, con effetti devastanti sulla maturazione della loro personalità e sulle loro prospettive di vita.

La violenza è spesso amplificata da un uso distorto dei social network.

Tutti leoni dietro la tastiera.

Il cyberbullismo, che in alcuni casi ha addirittura istigato al suicidio ragazzi e ragazze, ha spesso una matrice omofoba.

Tante sono le frasi e le argomentazioni sulla realtà che la bi genitorialità non possa essere rappresentata da genitori dello stesso sesso, perché inficerebbe in senso negativo sullo sviluppo psico-emotivo del minore, poiché a prescindere partirebbe svantaggiato in una società inquisitoria e spietata che corre a mille.

Chi può davvero dire e gridare a squarciagola cosa è famiglia?

Quella dei sotterfugi, dei silenzi, delle fughe di gioco con altri compagni occasionali, quelle delle percosse, quelle che non riescono a pesare il cuore con entrambe le mani.

Una famiglia (di qualunque tipologia componentistica essa sia) che non sia capace di accoglie e proteggere un homo in fieri è di per sé una non-famiglia nel senso più profondo del termine.

Ad un homo in fieri interessa l’amore, la protezione, l’affetto, la mano piccola paffuta e tremante stretta a donare forza e sicurezza contro quella paura grande che però con una giusta schicchera si allontana come missile verso l’infinito.

Ad un bambino interessa che in casa non si affetti l’aria di odio e violenza.

Un bambino brama che, anche se una notte buia ha rapito la luna sorridente dei suoi sogni, una voce calda sappia fargliela immaginare sorridente sui suoi occhi, la mente può davvero tutto e molto di più se il battito che la percorre è sereno.

Un bambino non vuole che non si veda l’ombra di quella mano come una scure ad agghiacciare l’eterna memoria di quel momento.

Nel mondo accade

Nel mondo accade però che ci siano nazioni dove l’integrazione sembra accettata e integrata perfettamente nel tessuto sociale, in altre nazioni l’orientamento sessuale è un escamotage per reprimere la popolazione per reprimere.

È di poche settimane fa la decisione del Presidente dell’Ungheria, Viktor Orban il disconoscimento della Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere  e contro le donne, riportando ai secoli bui le conquiste di generazioni. Cosa aberrante che esistano angoli di mondo che pur essendo tondo e pieno, a causa di velleità mentali che  tarpano l’individuo nel suo libero estrinsecarsi.

In Egitto si è arrestati senza diritto di replica per la propria inclinazione sessuale, ricordiamo Patrick.

E si potrebbero fare tantissimi altri nomi e dare loro voce.

Conclusioni se ne possono dare … ?!

Il web è pieno di lettere di ragazzi che affidano all’inchiostro o su bacheche di social quel silenzio che non riesce a farsi leggere, quelle lacrime che chi ti ha messo al mondo non vuole vedere, come se fossero di un colore trasparente, come se appartenessero ad una figura mai conosciuta e che mai si vorrà conoscere.

Esistono lastre fredde come ghiaccio che sono le parole mai dette, gli sguardi mai guardati, le mani mai strette che possano eventualmente aiutarti a salire.

Combattere per l’identità di genere e l’autenticità dell’essere umano è l’essenza universale.

L’amore non ha il copyright, appartiene a chi sa nutrirsene.