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Punti di vista altrui assolutamente ignorati

Per vivere la prossima era digitale si dovrà, necessariamente, imparare a condividere; ciascuno dovrà fare la propria parte.
Sembra inevitabile, in un futuro assai prossimo, ma, nell’attuale fase politica, non accade se non nel momento di condividere, sui mezzi di informazioni quanto si svolge all’atto degli autoscatti e delle autoreferenziali dichiarazioni.
Le circostanze sono pianificate nel perseguire lo scopo e nessuno può interagire, mentre il buonsenso sparisce, in nome di una popolarità e di una propaganda sempre più dilaganti, dal punto di vista virtuale.
Per chi parla  va bene l’altrui opinione, ma in virtù di qualcosa che sempre più spesso sfugge alla mente democratica e, cioè, che la decisione resta accentrata secondo il proprio punto vista.
A questo punto scatta, quasi automaticamente, che è vero tutto e il contrario di tutto.

Tutto ciò accade senza che sorga il sospetto, di come i limiti tra la dignità e la decenza della veridicità possano essere oltrepassati in nome del tornaconto, unico ed incontrovertibile, del ricompattarsi.
Sono artifici di cui presto ci si dovrà rendere conto definitivamente, prescindendo da ogni tentativo di confondere manifestazioni di orgoglio e competenze, con il non voler essere complici di un totalitarismo espressivo.

Nietzsche asseriva che una grande vittoria  libera il vincitore dalla paura

Tra letture ed svariati echi, di roboanti divulgazioni, un’idea – assai prossima alla realtà dello stato dell’arte è possibile. Se in aggiunta, a seguito degli ultimi accadimenti, ci sta pure qualche ricordo nel merito dei fatti, allora Nietzsche è di sicuro supporto agli speranzosi.
Si può anche essere disposti a perdonare qualcosa a chi dimostra di possedere un grande talento, ma quando si galleggia tra inganno e mistificazione, tra realtà non pervenuta e finzione scellerata, diventa tutto più inquietante.
La Politica era una cosa seria e la ricchezza si produceva con il lavoro.

Oggi si dovrebbe spiegare che spendere per investire, non significa erogare per comprare consenso e capire come mai se  un’azienda licenzia e disloca, le proprie quotazioni, possono anche salire in borsa.
Siamo alla divulgazione deficitaria, si dovrebbe comunicare quando si ha qualcosa da esprimere, ma oggi si tende a mostrare spontaneità dietro una diffusione preconfezionata. Vige, insomma, l’arte del  decontestualizzare,  e poco importa se l’astrazione della realtà aborra la dignità.
L’opposizione sembra dare minimi cenni, passando dalla assoluta mancanza di segnali vitali alla sala di rianimazione. Da una parte “qualcuno” massacra i suoi compagni di partito, pensando che intraprendere tale azione, di sterminio a tutto campo, possa portare egli stesso a riprendere le redini.
Dall’altra, oltre alla datata maestria del movimento delle dita, a seguire i punti che un “alleato” elencava all’uscita dal colloquio con il Presidente della Repubblica, non si raccolgono segnali premonitori di positività.
Il “riabilitato”, tentava, in pratica, di trasmettere un messaggio conservativo.

La dilagante abitudine di ritenersi furbi al di sopra di ogni sospetto

E’ un’insolenza ormai dilagante; in troppi, ormai, parlano senza alcuna cognizione; la circostanza – diciamocelo chiaramente –  è sempre più diffusa
Sembrano non rendersene neppure conto; la fiducia serve ai cittadini italiani che, per poter ricominciare la risalita della china, necessitano di credere in se stessi. Resistere e basta non appare affatto un’adeguata soluzione e, inoltre, la povertà non si combatte e sconfigge per decreto.
Le frequenti mistificazioni tra i fatti e le promesse sono a nudo, con il risultato di far emergere i ciarlatani.
Le diatribe, inoltre, alimentano il subbuglio su categorie che erano produttive, ma oggi scontente e ridotte allo stremo.
Lo si paventava, era nella logica dei fatti e delle cose. Il risultato è apparso impietosamente chiaro: l’esultanza non ha impressionato nessuno.
I banconi oggi sono deserti e l’inconcludenza sta emergendo, in maniera assai evidente.
Il peggiore dei risvolti resta, comunque, l’assoluto impoverimento dei valori ed il palese decadimento del rispetto delle Istituzioni.
Il messaggio che traspare è sopravvivere con espedienti. Questo il solo scopo attrattore l’attenzione di coloro che dovrebbero badare, invece, al bene della comunità. Si persevera con propaganda, spicciola ed  elettorale, in attesa di un regolamento dei conti che sarà inevitabile.
E’ tempo ed ora di smetterla con i toni alti e la sistematica derisione. L’ironia non è da tutti e, inoltre, per poterla praticare necessita di tre prerogative imprescindibili: età, cultura ed intelligenza. Nell’attuale contesto se ne riscontrano le assenza, per un verso  o per un altro, e si ravvisano solo desolanti furbizie.
Comprese le astute trovate, dettate dal momento.

Il tempo è tiranno e lo è anche con gli accentratori e gli improvvisati. Senza se e senza ma.

Come sempre, auguri a noi.