motoscafo blu
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Un futuro nebuloso

Interrogarsi sul futuro non è un reato. Così come non è assolutamente sconveniente esprimere opinioni, a patto – credo – siano concordanti, almeno, sulla realtà che si vive.

Si può vivere il giorno da diversi punti di vista; qualcuno lo vive in un modo, taluno in un altro; alcuni lo giudicano appagante, altri insoddisfacente.

Un fatto, però, è certo: se è mattino è un conto, se è sera  un altro. Su tale circostanza, presumo, ci sia poco da obiettare.

Le attività ritenute essenziali, non si discute, continuano a produrre; quelle non fondamentali, devono limitare o cessare le attività.

Tuttavia i nodi da sciogliere sono tanti. Se tale situazione dovesse persistere, come è sempre più probabile che accada, nei prossimi mesi il futuro si preannunzia assai complicato.

Cambieranno le regole del capitalismo? Indubbiamente qualcosa accadrà

L’attuale, continua e comprensibile, ricerca di come stare bene sarà un impulso determinante per la rinascita? Quando la paura di restare isolati sarà passata, sicuramente saremo più attenti affinché nulla ci sfugga.

La prossima Via Crucis sarà surreale? La commemorazione avverrà, come ha sottolineato Marco Tarquinio, Direttore de L’Avvenire, e sarà la meno retorica e la più “incarnata” che potessimo immaginare.

Ci si interroga sulla sottostima del fenomeno, ma i proclami – di fuoco ed al veleno – dei vari Governatori non appaiono unguenti benefici. Anzi, talvolta, prestano più di un ragionevole dubbio circa l’effettivo richiamo o una futura utilizzazione.

Intanto, ci si interroga sulle provvidenze finanziarie del Governo sul “dopo emergenza”. La tutela dovrebbe essere strategica: sostegno agli istituti di credito per fornire “soldi freschi”  alle imprese, tessuto economico imprescindibile per la ripresa.

Finalmente Draghi è intervenuto. Alle menti labili, ricordo che è stato allievo di Federico Caffè. Prego documentarsi se si ritiene.

Le preoccupazioni sociali si stanno tramutando in  una miscela esplosiva, cui manca solo l’innesco e temporizzatore.

Senza parlare delle “Partite IVA”. La circostanza che è urgente mettere in sicurezza lavoro e futuro, sembra sfuggire e, in verità, la programmata “prebenda” di 600 euro (con la previsione di reiterarne l’estensione temporale nei prossimi mesi) non connota un utile contributo a ciò che avverrà dopo.

Diciamocelo serenamente: nulla è chiaro. Non sono chiare quali panacee saranno utilizzate per arginare le emergenze che, inevitabilmente, si appaleseranno nel futuro; non è chiaro quali saranno i modelli da seguire per la ripartenza.

Indimenticabili reminiscenze proiettate in preoccupanti scenari futuri

L’esistenza di ciascuno di noi è imperniata su un corollario indiscutibile: relazionarsi tra libertà e sicurezza. La prima termina dove inizia l’altrui, la seconda è determinata dalla propria consapevolezza e dalle regole che è necessario seguire.

Negli ultimi giorni uscendo – per le necessarie esigenze di approvvigionamento e afferenti occorrenze – non mi sono dispensato dall’osservare. E mi sono tornati alla mente episodi di gioventù che, purtroppo, accostati, per analogia,  all’attualità, mi hanno destato la fondata percezione di un prossimo ritorno.

Ricordi, di età liceale e universitaria, mi hanno riportato indietro nel tempo, proiettandomi nel futuro.

Ai “bei tempi di una volta”, aggirandomi per quartieri, fin troppo conosciuti per essere qui citati, le proposte non mancavano: “Marlboro, Astor, Muratti…tre pacchetto mille lire…volete?” era la “frase fatta” tra bancarelle di sigarette di contrabbando; “Bombe a mano, pistole, carr’armat … interessa?” ti si proponeva per farti intendere che qualunque esigenza poteva essere soddisfatta.

Durante certi orari le “Lancia Flavia”, opportunamente modificate, sfrecciavano facendo staffetta tra la banchina del porto ed il luogo di scarico. Perché tali automobili?

Perché smontata la separazione tra l’abitacolo e il baule, tolti tutti i sedili e messa una sedia – sì proprio una sedia, una di quelle che una volta si usavano ai tavolini del bar – per l’autista, l’automobile, unica adatta all’uso, veniva adibita al trasporto di bidoni pieni di benzina di contrabbando.

Ciascun fusto poteva contenerne oltre 200 litri e la Flavia – modificata così come prima spiegato – ne conteneva 5/6. Il calcolo è facile.

Tornando alle “bionde”, arrivavano a terra – caricate da navi ben al largo – tramite potentissimi motoscafi, detti blu appunto per il colore che ne distingueva l’utilizzo.

Una volta – alla metà degli anni ’70 – ero a pesca – in una barca – appena fuori al porto di Torre del Greco (mia amata Città di origine); a poche decine di metri dalle mura e dagli scogli che ne delimitavano la banchina interna. Ero in compagnia di un profondo conoscitore, tra le altre sue cognizioni, dell’arte della pesca e del mare; ne custodisco, nel mio intimo,  indelebile e profondo ricordo.

Era un tardo pomeriggio di luglio, ad un certo punto un rumore dall’alto; un elicottero della Guardia di Finanza – in rotta di avvicinamento da Nord poco sopra le nostre teste – che tampinava un motoscafo blu, in veloce accostamento verso il punto dove ci trovavamo. Il natante passò tra la barca e la scogliera, il velivolo sopra; poco dopo stessa scena, ma da Sud verso Nord, con il motoscafo che passò al di fuori della barca e l’elicottero sempre sopra. La scena si ripeté tre volte per poi, finalmente, terminare con i protagonisti diretti verso Napoli.

Nel mentre dei passaggi, a causa delle onde che la potentissima imbarcazione, lanciata a massima velocità, causava, la barchetta – da noi utilizzata – sembrava un guscio di noce in mezzo ad una tempesta. L’ironia, che pervadeva entrambi, ci fece vivere quell’esperienza tra grandi risate, mentre cercavamo di mantenere l’equilibrio tra gli spruzzi d’acqua e lo sballottare.

Decidemmo, in assoluta solidarietà maschile, di non narrare l’accaduto a casa.

Di tanto in tanto ne parlavamo, ma dovevamo cessare perché le risate ci impedivano di continuare.

Tornando al dunque: “mascherine, mascherine…prezzo buono”. Questo quanto mi sono sentito proporre da due “figuri” mentre camminavo. Ciascuno aveva in spalla una grande borsa e ben nascosta, sotto al giubbotto, una. Vi assicuro che, pur avendola vista di sfuggita, non era un modello normale, ma un ffp2 o un ffp3.

Non ho replicato, ma provare riprovevole nausea è stato naturale.

Credo siano necessari ed impellenti riscontri e risposte. In caso contrario le conseguenze sono già annunciate.