Certosa di San Martino
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Il celebre museo partenopeo della Certosa di San Martino riaprirà domani 9 luglio 2020 

A partire dalle ore 17.00 di domani, giovedì 9 luglio 2020, sarà possibile visitare nuovamente l’incredibile complesso museale napoletano della Certosa di San Martino, sita sulla collina del Vomero.

Dopo i mesi di chiusura dovuti al periodo di lockdown, si potrà nuovamente ammirare uno dei luoghi maggiormente caratteristici di Napoli

L’incredibile vicenda della Certosa di San Martino

Dobbiamo alla potente famiglia reale degli Angiò, di origini francesi, l’erezione della certosa sulla sommità del Vomero, a partire dal 1325. Fu il primogenito di Roberto d’Angiò, Carlo Duca di Calabria, a volere questo luogo di preghiera, affidandolo all’Ordine Certosino, il cui legame con gli Angioini era molto forte (sia in Francia sia in Italia). 

I lavori furono affidati ai due architetti che avevano già lavorato per l’adiacente fortezza di Sant’Elmo: Tino di Camaino e Francesco di Vito

san-martino-e-castel-santelmo (Fonte Public Domain Pictures)

La Certosa fu consacrata diversi anni dopo, nel 1368. 

La struttura originaria fu modificata durante il periodo della Controriforma e del Barocco. Periodo nel quale operarono personalità di primo piano del panorama artistico, nazionale e internazionale, quali Cosimo Fanzago, Jusepe de Ribera, Giovanni Lanfranco e Battistello Caracciolo

I lavori di ampliamento e di sviluppo della struttura originaria non si fermano qui. Nel XVIII secolo, hanno lavorato per i certosini artisti del calibro, solo per citarne alcuni, di Luca Giordano, Francesco De Mura, Giuseppe Sanmartino e Domenico Antonio Vaccaro

Trasformazione in Museo

La Certosa divenne un polo museale a tutti gli effetti dopo l’Unità d’Italia. Dal 1866 ospitando il Museo Nazionale di San Martino (voluto dal soprintendente Giuseppe Fiorelli) divenne un vero e proprio bene monumentale di proprietà dello Stato italiano. 

Un omicidio legato ai lavori nella Certosa 

Cosimo Fanzago, durante il suo intenso periodo di lavoro alla Certosa, fu allontanato dai monaci nel 1628 a causa dell’accusa di omicidio nei confronti del marmoraro Nicola Botti, suo collaboratore. Nelle carte dei certosini sembra che ci sia anche il motivo che avrebbe portato il buon Fanzago ad ammazzare Botti: “Il Cavalier Cosmo [Sic] Fanzago nell’anno 1628 ammazzò Nicola Botti suo compagno per restare solo esso all’opera del Mon.rio”. 

Teschi_ornamentali,_cimitero_dei_monaci,_chiostro_grande_della_Certosa_di_San_Martino_di_Napoli (Fonte Wikipedia)

I committenti utilizzarono questa accusa per non pagare alcune sue opere, anche perché lo tacciarono spesso di inadempienza contrattuale.

Cosa visitare?

Dalla Chiesa, piccolo gioiello del Barocco Partenopeo, al Chiostro Grande opera del Fanzago, passando per alcune stupende collezioni quali la Presepiale, la Navale e la Storica (contenente immagini e memorie della città di Napoli), avrete la grande possibilità di visitare un luogo affascinante e ricco di Storia.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.