I cinghiali ormai sono diventati un pericolo per la nostra agricoltura
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I cinghiali, in Italia, stanno aumentando a livelli esponenziali. Come fare per risolvere il problema?

La Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha presentato, in questi giorni, una proposta di legge (al Senato e alla Camera) per  riformulare l’attuale legge sulla fauna selvatica.

Basti pensare che la legislazione vigente in materia fu formulata nel 1992: altri tempi e realtà completamente diversa da quella attuale.

Pericolo animali

Non tenere sotto controllo la fauna locale porta a diverse spiacevoli situazioni: danni ingenti alla nostra agricoltura; a più o meno gravi incidenti stradali; pericoli mortali per ignari passanti, anche nelle aree urbane; diffusioni di malattie.

I cinghiali sono molto prolifici

Cinghiali in Italia

Tra tutti questi animali, il più pericoloso è il cinghiale. Nel 1980 erano 50mila, nel 2019 sono arrivati alla cifra record di 2 milioni. La loro diffusione è stata più volte attestata da incontri ravvicinati con questo animale nelle periferie delle grandi città, Roma ad esempio.

Un aumento esponenziale, fuori controllo da parte dell’uomo, che sta avendo come conseguenza ingenti danni all’agricoltura locale.

Da recenti calcoli, sembrerebbe che dal 2010 al 2019 l’80% dei danni alle coltivazioni sarebbe stata causata da questo suide, per un totale di circa 60 milioni di euro.

Come dovrebbe cambiare l’attuale legge?

Una situazione molto complessa che, per essere gestita al meglio, necessita di una nuova regolamentazione. La Cia sostiene che si deve passare dal concetto di protezione della fauna locale a quello di gestione della stessa.

Per gestione si intende che il numero degli animali della stessa specie non deve superare un certo livello, così da evitare pericoli per l’ambiente, per l’uomo e per loro stessi.

Le Regioni sono molto preoccupate per la situazione, che sta diventando con il passare del tempo sempre più difficili da gestire con i mezzi attualmente a disposizione.

Il Parlamento italiano non può più procrastinare questa situazione: è necessario agire subito e con determinazione per risolvere al più presto questo problema.

Voi cosa ne pensate? Quali sarebbero, secondo voi, le misure da attuare per arginare questa situazione?

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.