Privacy e tradimenti, quando alla violazione di fedeltà corrisponde anche quella di legge.

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La cronaca informa, il tribunale lo insegna: frugare nelle email del proprio marito, costituisce reato.

Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte e perché no… finché email non ci separi. Il tanto fatidico quanto romantico giuramento, pur non preannunciando alcun tipo di difficoltà telematica da superare, né, tantomeno, alcun vincolo web da rispettare, ben si appresta a dimostrare un importante cambio di rotta delle vicende umane, specialmente quelle sentimentali… e giuridiche.

Quel che prima era rappresentato e racchiuso nel significativo scambio dell’anello, adesso, risiede e dimora nell’altrettanto significante scambio delle password.

Ed è così, infatti, che una coppia ha perlustrato, e forse anche fatto luce, sui limiti ed i confini del sacro vincolo del matrimonio digitale.

Di quel può accadere a dei giovani coniugi posti innanzi alle infinite e selvagge vie del cyber spazio la coppia ne ha, infatti, saputo costituire sapiente esempio.

La storia è sempre quella, un marito tradisce la moglie e le bugie, è risaputo, hanno le gambe corte; se poi queste gambe servono per scorrazzare sui verdi campi del world wild web c’è ancor meno possibilità di scampo.

La moglie scopre, infatti, le sensuali monellerie del truffaldino marito leggendo le tanto romantiche quanto poco furbe email di quest’ultimo; lunghi messaggi web che la dicevano lunga sull’altrettanto sfortunata relazione extraconiugale di un giovane e malriuscito Casanova che, da quel momento, avrebbe dovuto salutare sia moglie che successi galanti.

Sembra una storia a “lieto” fine, lei scopre il marito, lo lascia…eppure, di lieto non c’è davvero nulla. Cosa accade, infatti, ad una giovane coppia di coniugi che oltre a dover affrontare le insidie telematiche si ritrova a convivere con i nuovi parametri imposti dal Codice della Privacy?

La storia infatti è ben diversa, la moglie scopre il tradimento del marito rovistando tra le sue email; sempre la moglie si ritrova costretta a pagare 1.500 euro di multa per aver violato la privacy dell’infedele coniuge.

Quando si dice “oltre al danno anche la beffa”. Ed è così, dunque, che la donna si ritrova a far le spese di un danno subito e di una relazione conclusa anziché aver giustizia dei torti ricevuti. È estremamente vero, ed altrettanto risaputo, che nella saggezza popolare risiede sempre un fondo di verità, e questa storia, infatti, ne è l’esemplare prova.

Il tutto è accaduto in Svizzera; la sventurata moglie ha, infatti, dovuto pagare una multa pari al valore di 1.500 euro proprio per la violazione di privacy del marito, e che privacy! Sembra una storia da web, una storiella da condividere online, forse uno spauracchio da manuale “come addestrare un bravo marito” eppure anche in Italia risulta reato leggere le mail altrui costituendo, questa, una violazione del Codice della Privacy a tutti gli effetti.

La Cassazione ha, infatti, stabilito che è reato leggere le mail altrui pur conoscendo le rispettive password, e si da il caso che sia davvero un dilemma, considerato che lo scambio di password costituisce, ormai, una dimostrazione ed un giuramento di amore, oltre che fedeltà eterna, quasi per la maggior parte delle attuali coppie. Che poi si confidi la propria password…e magari ci si crei qualche “contatto web parallelo” poco conta, l’importante, per l’opinione comune, è avere la password, ma questa è un’altra storia…

Lo ha capito bene e a proprie spese la donna proveniente dal Canton Argovia, e che pur avendo dimostrato di aver avuto semplicemente accesso ad un computer consapevolmente condiviso ed avendo fatto uso di una password ricevuta, a titolo dimostrativo per intenti oltre che sentimenti, ha dovuto pagare una ben salata e triste multa.

Non è, dunque, perseguibile per legge la semplice forzatura di un dispositivo digitale ma anche il semplice accesso ad un computer comune senza alcuna restrizione d’ingresso per dati personali ed email. L’uomo, lasciato ad effetto immediato per le schiaccianti prove, si è, dunque, vendicato “dell’affronto” subito e, forse, dell’orgoglio ferito, portando la moglie innanzi ad un ben differente altare, quello del tribunale, con la semplice ma efficace accusa di violazione dei dati personali.

La corte ha, infatti, confermato la condanna della donna sostenendo l’illecito costituito dalla lettura di una mail e, quindi, dalla violazione dell’articolo 145 del codice penale svizzero.

Anche in Italia costituisce reato la lettura della posta elettronica altrui, pur conoscendo la password. A stabilirlo è, infatti, la Cassazione che in una recente pronuncia relativa al novembre scorso puntualizza quanto decretato dall’articolo 615-ter del codice penale riguardante proprio l’accesso abusivo ai sistemi informatici e telematici.

La Costituzione è, dunque, ben chiara: leggere e trattare i dati sensibili altrui può comportare dure conseguenze; il Codice della Privacy, così come il Codice Penale, tutela, infatti, strenuamente la segretezza di corrispondenza e, quindi, di riflesso anche quella telematica. Se costituisce reato la lettura di una corrispondenza chiusa di un’altra persona lo costituisce anche la lettura della missiva elettronica.

Ugual discorso anche per l’omissione o la distruzione della corrispondenza altrui e per chi, dunque, elimina le email di un’altra persona senza aver alcuna autorizzazione in merito.

Possedere, quindi, la password del proprio marito o, per par condicio, possedere la password della propria moglie può, dunque, sembrare un gesto gradito oltre che portatore di buone speranze, tuttavia, al suo interno le insidie sono più che innumerevoli.

Come già detto, le bugie hanno le gambe corte ed è risaputo che chi vuol tradire, tradisce; eppure, considerato l’accaduto e la recente regolamentazione in materia di Privacy, quanto conviene appropriarsi delle password del proprio compagno/a per eventuali controlli?

La saggezza popolare segna, ancora una volta un punto; meglio confidare in un tanto sano quanto vecchio detto “solo quello che non si fa, non si viene a sapere” e tutelarsi così, sia da eventuali ed ugualmente smascherabili tradimenti quanto da tristi e ben più gravose sanzioni.

Serena Giorgio è nata a Napoli nel 1986. Laureata alla Facoltà di Antropologia con 110 e lode e Giornalista Pubblicista regolarmente iscritta all’Ordine, vanta numerose collaborazioni con quotidiani, testate online ed emittenti televisive fondamentali per il panorama giornalistico partenopeo e campano. Scrittura, Video Editing, Letteratura ed Enogastronomia sono soltanto alcune delle sue intense passioni; vere e proprie storie d’amore che hanno rispecchiato a pieno la sua formazione, le sue specializzazioni e le sue attività lavorative. Autrice di numerosi testi e trattati circa la Storia della Musica e l’Antropologia dell’Alimentazione; Serena ha curato anche numerose attività di produzione e post produzione per importanti docu-fiction di carattere nazionale. Un saggio aforisma sostiene “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Per sillogismo aristotelico, dunque, Serena non lavora... Serena ama.