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I bambini iniziano a dialogare col computer divertendosi 

Si tratta di un linguaggio nuovo, sempre più presente tra i bambini e nelle scuole, attraverso cui gli allievi – anche i più piccoli – imparano a programmare divertendosi. Il coding, come oggi viene definito in ambito scientifico, si applica e si spiega attraverso una serie di giochi ed esercizi interattivi, basati su un’interfaccia visuale: lo studente può determinare le azioni di uno o più personaggi, spostando blocchi o oggetti grafici su un monitor. A ciascun blocco corrisponde un’azione, una linea di codice che non deve essere digitato: è sufficiente, infatti, muovere o assemblare i mattoncini tra di loro – nell’ordine necessario a raggiungere un certo obiettivo – e il gioco è fatto.

Come un gioco creativo

Il coding non si prefigge lo scopo di formare una generazione di futuri programmatori, ma intende iniziare i più piccoli al pensiero computazionale, ovvero alla capacità di risolvere problemi applicando la logica. Ragionando poco alla volta sulla strategia migliore per arrivare alla soluzione. Alfabetizzarsi al coding non è difficile: il segreto è poca teoria e tanta pratica.

Diciamo che, prima di tutto, il coding serve ad aiutare i più piccoli a pensare meglio e in modo creativo, stimolandone la curiosità attraverso una specie di gioco. Il coding consente di imparare le basi della programmazione informatica: insegna, cioè, a “dialogare” con il computer, a impartire alla macchina comandi in modo semplice e intuitivo.

Fondamentale quanto l’inglese 

Come accennato, il coding a scuola sta trovando inserimento nella didattica, in quanto reputato utile a risolvere problemi quotidiani: pensate alla frequenza con cui utilizziamo oggetti digitali come smartphone, tablet e videogiochi. Addirittura,  elettrodomestici come la lavatrice o il forno a microonde funzionano grazie a un codice informatico, a una sequenza ordinata di istruzioni. Secondo alcune personalità accademiche italiane, il coding è il nuovo inglese: apprenderlo, dunque, è per i ragazzi fondamentale come imparare la lingua straniera più parlata al mondo.

 

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I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.