Un tour virtuale su Facebook per scoprire la Collezione Magna Grecia del Mann (fonte Touring Club)
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La Collezione Magna Grecia è una delle sezioni più interessanti del Mann, che potrà essere esplorata virtualmente giovedì prossimo, 30 aprile, mediante l’account Facebook dell’Archeologico

Riaperta ufficialmente la scorsa estate dopo un lungo lavoro, la Collezione Magna Grecia contiene circa 400 reperti archeologici provenienti da diverse città e località dell’Italia meridionale.

Le origini della raccolta

L’idea di costituzione della Collezione Magna Grecia risale al XVIII secolo. Fu uno studioso sacerdote, Alessio Simmaco Mazzocchi, a considerare Napoli ed il Regno borbonico come eredi di quella ampia regione dapprima occupata dai Greci e poi conquistata dai Romani.

I primi reperti ad affluire nel suo primordiale nucleo furono le Tavole di Eraclea, documenti epigrafici scoperti a Montalbano Jonico (Matera), nei pressi del fiume Cavone, in un’area di pertinenza dell’antica polis fondata nel V secolo a.C.

Gradualmente, dalla fine del Settecento, la Collezione Magna Grecia andò formandosi come nucleo interno al Reale Museo Borbonico di Napoli. Nell’ambito della sua costituzione prevalse, tuttavia, un criterio poco scientifico, associabile al concetto di Wunderkammer (Camera delle Meraviglie). In sostanza, nelle sale dell’ex Palazzo dei Regi Studi trovava posto solo materiale archeologico caratterizzato da evidente pregio estetico.

Nuove acquisizioni e riallestimento con l’Unità d’Italia

All’indomani dell’Unità d’Italia la Collezione Magna Grecia si arricchì con l’acquisizione di importanti raccolte private, come la Santangelo e quella del Conte di Siracusa. Il futuro Mann, nei primi decenni del nuovo Stato, funse pertanto da collettore di reperti provenienti dagli scavi condotti nell’Italia meridionale.

L’esposizione al pubblico di tali testimonianze, tuttavia, fu essenziale e paratattica. Gli oggetti venivano mostrati per classi di materiali: in una sala tutta la ceramica, in un’altra la bronzistica, e via discorrendo. Questa scelta finì per trasformare la Collezione Magna Grecia in un mero catalogo di opere, privo di una chiara ed accattivante narrazione per i visitatori.

Le lastre delle Danzatrici di Ruvo tra i principali reperti della Collezione Magna Grecia (fonte Il Giornale dell’Arte)

Un nuovo allestimento articolato su due livelli

Pertanto, il progetto di riapertura della sezione, chiusa dal 1996, ha avuto, tra i principali obiettivi, quello di offrire una comunicazione esaustiva ed attraente. In questa prospettiva la nuova Collezione Magna Grecia propone un racconto impostato su un duplice livello.

Da un lato, la formazione delle poleis nell’Italia meridionale. Un viaggio attraverso reperti che documentano tematiche quali la religiosità, l’organizzazione economico-sociale e le relazioni tra Greci ed indigeni.

Dall’altro, l’evolversi della raccolta museale napoletana mediante pannelli in cui si descrive l’attività di eminenti archeologi della Magna Grecia. Degna di nota, in particolare, è la scelta di dedicare la prima sala della rinnovata sezione ad Enzo Lippolis, docente dell’Università La Sapienza di Roma, scomparso nel marzo 2018, che è stato il principale curatore del suo riallestimento.

I principali reperti visualizzabili nel tour virtuale

Il tour virtuale della Collezione Magna Grecia andrà in onda sulla pagina Facebook del Mann giovedì 30 aprile alle 16. Il percorso, che avrà come guida il responsabile scientifico, Marialucia Giacco, consentirà agli utenti connessi di visualizzare le più importanti testimonianze presenti.

A rappresentare l’ideologia funeraria delle comunità magno-greche contribuiranno le lastre dipinte delle Danzatrici, provenienti da una tomba di Ruvo di Puglia, ed il cosiddetto Vaso dei Persiani da un ipogeo di Canosa.

Non mancheranno, inoltre, riferimenti all’ambito sacro attraverso le immagini fittili dei recumbenti dal Santuario di Fondo Giovinazzi di Taranto e le lastre di rivestimento architettonico dei templi di Metaponto.

Infine, un ulteriore elemento che arricchisce la nuova Collezione Magna Grecia del Mann è la presenza dei sectilia. Trattasi di pregevoli mosaici di età romana posizionati sui pavimenti delle sale della sezione e riportati al loro antico splendore grazie ad un preciso lavoro di restauro.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.