Il Colosso di Rodi, ultima tappa del viaggio alla scoperta delle sette meraviglie del mondo antico (fonte keblog)
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Il Colosso di Rodi era una statua di enormi proporzioni, risalente alla prima metà del III secolo a.C. e collocata nel porto di un’isola greca, situata nelle acque meridionali del Mare Egeo

Con il Colosso di Rodi, termina oggi l’excursus che la rubrica Pillole di archeologia ha dedicato alle sette meraviglie del mondo antico

Il Colosso di Rodi, opera gigantesca in onore di Helios

Alla base della costruzione del Colosso di Rodi, vi è un antefatto storico. Sul finire del IV secolo a.C., l’isola di Rodi fu attaccata dalla flotta di Demetrio Poliorcete. Questi era uno dei diadochi, vale a dire quei generali che, alla morte di Alessandro Magno, divisero il suo vasto impero in vari regni. Il comandante macedone, che aveva intenzione di affermarsi come unico sovrano di tutto il mondo ellenizzato, cercò di espugnare Rodi intorno al 305 a.C.

In quanto “poliorcete”, cioè assalitore per antonomasia, Demetrio allestì, per l’occasione, una serie di marchingegni, come alcune catapulte ed una torre d’assedio, al fine di abbattere le fortificazioni dell’isola. Tutti i tentativi del sovrano macedone, però, non ebbero esito positivo ed infatti, circa un anno dopo l’inizio dell’assedio, il Poliorcete decise di arrendersi. Pertanto, gli abitanti di Rodi vollero ringraziare con un grande ex-voto il dio Helios per averli protetti dal nemico, facendo erigere una scultura colossale in suo onore. L’opera sarebbe stata collocata molto probabilmente all’ingresso del porto della polis greca, anche se oggi alcuni archeologi non escludono del tutto un’ ipotetica collocazione al di sopra di una collinetta a ridosso dello stesso bacino portuale.

Il Colosso di Rodi era situato all’imbocco del porto dell’isola egea (fonte spazioinwind.libero.it)

Il Colosso di Rodi: “spettacolo meraviglioso” anche dopo il crollo

Come già abbiamo visto per altre “meraviglie del mondo antico”, anche per il Colosso di Rodi è Plinio il Vecchio a fornirci una serie di informazioni sull’opera: “Il più ammirato di tutti i colossi era quello del Sole che si trovava a Rodi, opera di Carete di Lindo, discepolo di Lisippo. Esso era alto 70 cubiti (circa 32 metri). Questa statua, caduta a terra dopo sessantasei anni a causa di un terremoto, anche se a terra, costituisce tuttavia ugualmente uno spettacolo meraviglioso. Pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere. Vaste cavità si aprono nelle membra spezzate; all’interno si possono osservare pietre di grandi dimensioni, del cui peso l’artista si era servito per consolidare il colosso durante la costruzione”. Plinio prosegue nella sua descrizione, affermando che l’opera fu realizzata grazie al denaro (circa 300 talenti) ottenuto dalla vendita dei beni lasciati da Demetrio Poliorcete al momento della sua fuga.

Fu nel Medioevo, nel 653, che del Colosso di Rodi si persero del tutto le sue tracce. Gli Arabi, infatti, conquistando l’isola, suddivisero la scultura in blocchi, che furono venduti, secondo lo scrittore Cesare Baronio, ad un mercante ebreo originario della città di Emesa, in Siria.

Legami con tecnologia, videogame e letteratura fantasy

Nelle varie ricostruzioni del Colosso di Rodi, proposte sinora, emerge quella 3D promossa dalla compagnia di assicurazioni Budget Direct. La statua doveva avere le gambe divaricate e poggiare i suoi piedi su due piedistalli, ancora oggi esistenti nel sito di Mandraki e sui quali sono state poi messe, in età moderna, due sculture di daini.

Il Colosso di Rodi, infine, ha rappresentato una fonte di ispirazione anche per il mondo dei videogames: basti pensare a God of War II, dove il dio Helios è il primo dei “boss” della serie. Anche nel romanzo fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco, di George Martin, si coglie un riferimento a questa “meraviglia del mondo antico” attraverso il personaggio del Titano di Braavos, la cui scultura si colloca all’ingresso di una laguna.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.