Come e quando installare la videosorveglianza nelle strutture sanitarie
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Normative e consigli

In un mondo in cui la privacy sta avendo un ruolo importante, quando è giusto chiudere un occhio? L’uso di videosorveglianza nelle strutture sanitarie è un argomento molto delicato sotto il profilo della privacy. Infatti, da un lato è necessario tutelare questi dati delicatissimi, ma dall’altro bisogna evitare di violare la riservatezza degli individui.

Giusto o no?

Installare telecamere di sicurezza all’interno di strutture sanitarie come ospedali e case di cura rappresenta uno degli argomenti più delicati sotto il profilo della privacy. Da un lato vi è la necessità di tutelare particolari dati, come quelli inerenti la salute degli individui, dall’altro bisogna far attenzione affinché le telecamere installate non violino la riservatezza degli individui (pazienti o personale sanitario).

Videosorveglianza nelle strutture sanitarie

Il diritto alla salute è un diritto fondamentale, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, secondo cui senza un sistema sanitario efficiente non sarebbe possibile garantire la salute fisica e psichica della popolazione.

Allo stesso tempo però, bisogna aggiungere il diritto alla protezione dei dati personali come descritto dal Regolamento UE 679/2016 (c.d. GDPR) e dal successivo D.lgs. 10 agosto 2018, n. 101 che ha modificato il D.lgs. 196/2003 (c.d. Codice Privacy). Questo interessa soprattutto ospedali e case di cura. L’installazione di strumenti di videosorveglianza in ambito sanitario assume un ruolo di particolare rilevanza ed è fondamentale raggiungere un bilanciamento tra le due cose al fine di garantire al meglio i diritti di ciascuno.

Le difficoltà normative

Nello Statuto dei Lavoratori (art. 4), è stabilito che le telecamere possono essere installate solo attraverso un accordo sindacale preventivo o richiedere l’autorizzazione all’Ispettorato del Lavoro al fine di chiedere l’autorizzazione all’installazione dei dispositivi elettronici.

Cosa diversa è per il paziente per cui la telecamera, se usata correttamente, può rappresentare uno strumento di tutela e prevenzione; mentre, dal punto di vista del lavoratore rappresenta uno strumento di potenziale controllo della prestazione professionale. In qualsiasi caso, per poter installare un impianto del genere vi è bisogno di accordi e autorizzazioni. Questi saranno essenziali e necessari anche nel caso in cui l’impianto entri in funzione quando, al di fuori dell’orario di lavoro, non è presente personale, nel caso cioè in cui l’accensione delle telecamere sia collegata al sistema antifurto.

Lo scopo

Quando si installano delle telecamere di sorveglianza in strutture pubbliche come gli ospedali ogni telecamera deve avere il proprio scopo. Nel caso delle strutture sanitarie, è necessario che vengano adottati tutti gli accorgimenti necessari a garantire un elevato livello di tutela della riservatezza e della dignità delle persone malate. Il loro collocamento nelle stanze dei pazienti deve permettere unicamente la tutela del malato. Telecamere di videosorveglianza nei bagni, ad esempio, potrà essere consentito unicamente nel caso di patologie particolarmente gravi che ne giustifichino la presenza, ma non potranno essere presenti negli spogliatoi e sale pranzo del personale.

Equilibrium

Come spesso accade, conciliare aspetti differenti delle attività sanitarie, coniugando tutela della privacy e efficacia delle cure è estremamente difficile e delicato.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.