Come la tecnologia cambia il lavoro dell’investigatore privato
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I poliziotti privati, spesso raffigurati con cappellacci e impermeabili, oltre che con enormi apparecchi fotografici, oggi sono piuttosto assimilabili a preparati tecnici informatici

L’immaginario collettivo associa la figura dell’investigatore privato a lunghi pedinamenti e foto rubate di nascosto, in realtà la tecnologia oggi disponibile a basso costo ha profondamente modificato il modo di lavorare dei moderni Marlowe.

Evoluzione di un mito

Il mercato consumer delle attrezzature elettroniche ha sperimentato una vera e propria esplosione, sia nelle funzionalità offerte, sia nella miniaturizzazione dei componenti. La tecnologia prossima ventura, cioè il 5G renderà presto pervasiva anche la IOT (Internet Of Things), grazie alla quale praticamente ogni oggetto del nostro quotidiano sarà “animato” e connesso in rete.

Agenzia Investigativa Milano

Sull’onda di questa trasformazione radicale, alcune agenzia di investigazione privata, prima fra tutte l’Agenzia Investigativa Milano, si sono interrogate sul contributo che la Cyber intelligence potesse fornire al settore specifico. Ovviamente, la risposta è stata positiva, anzi, l’interesse suscitato dall’applicazione delle tecnologie informatiche alle investigazioni ha praticamente aperto un universo mondo rispetto al passato.

L’abitudine all’utilizzo delle tecnologie audio e video e all’utilizzo dei social, poi, ha portato anche ad indagare sull’utilizzo delle informazioni inconsapevolmente rese disponibili dai soggetti stessi che si trovano ad essere oggetto di indagine privata.

HUMINT

In tempi di intelligenze artificiali (IA), si sta comunque rivalutando, non fosse che per contraltare, anche la HUMINT (HUMAN INTELLIGENCE), dove intelligence va correttamente tradotto come Investigazione con raccolta di informazioni. Questo implica utilizzare ancora il vecchio modello di investigatore, quello che sfrutta i contatti interpersonali e che cerca le informazioni tra coloro che hanno contiguità con il campo di indagine, magari ricoprendo anche il ruolo di agente sotto copertura. Ovviamente, il vecchio clichè è palesemente insufficiente e alle tradizionali metodiche di indagine occorre affiancare nuovi strumenti di acquisizione dei dati. A far da padrone in questo campo sono le OSINT (Open Source Intelligence), applicando massivamente tecnologie all’avanguardia.

Open Source systems ed analisti 4.0

I sistemi Open Source utilizzano fonti di pubblico dominio, ciò disponibili in modo condiviso e palese, anche se spesso inconsapevolmente. Tra le fonti utilizzabili vi sono alcune tradizionali, riviste, quotidiani, trasmissioni televisive, ma ovviamente anche internet, social, post in rete, foto condivise, tweet, ecc.

Gli investigatori 4.0 possono disporre quindi di una mole di informazioni facilmente accessibili prima inimmaginabile, il cui reperimento è praticamente a costo zero.

Attraverso l’analisi dei dati disponibili in rete gli analisti possono facilmente tracciare il profilo di ogni individuo oggetto di indagine, effettuando il Digital Profiling e scovare dettagli preziosi per effettuare valutazioni economiche e manageriali di aziende concorrenti o che saranno fuse o scisse, così da valutarne l’affidabilità e la coerenza con i bilanci ufficiali presentati dalle stesse.

Il computer diventa teste in tribunale

Le agenzie investigative, in questo modo, possono raccogliere velocemente masse sterminate di dati attinenti e convergenti, capaci spesso da soli di dirimere controversie legali o consentire di rintracciare possibili testimoni o anche di confermare o smontare alibi altrimenti insondabili.

Ovviamente, non esistono pasti gratis, per cui è indispensabile che a vagliare la quantità di dati reperibili in rete sia un operatore professionalmente preparato, che utilizzi queste opportunità in sinergia con le tradizionali attività di intelligence, quali ad esempio gli appostamenti, i pedinamenti oppure le classiche foto con il teleobiettivo. Alla fine, l’immagine romantica del detective Marlowe è ancora salva!

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.