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Il prossimo anno negli atenei

Così come il periodo del lockdown – covid ha visto accusare bene il colpo della didattica a distanza per le università telematiche, anche il nuovo anno accademico sta delineando i prossimi passi per una ripartenza, sia in presenza, sempre calmierata da un punto do vista di presenze, sia a distanza con le video lezioni in tempo reale.

Da qualche settimana le università hanno riaperto i portoni agli studenti, ma la stragrande maggioranza continua con gli esami e la didattica a distanza. Di fatto sono aperte solo le biblioteche e i laboratori. Anche gli Open day sono svolti via web.

Cosa cambierà?

Sicuramente sta cambiando il panorama dell’universitario fuori sede, la soluzione sembra riassumersi con la parola “ibrida”, infatti il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi, sta facendo sviluppare in tempi brevi la dotazione da parte degli atenei di impianti di ripresa, in modo da garantire appunto la modalità ibrida: una parte degli universitari in presenza e una parte da casa.

Alla Bocconi si sta valutando la possibilità della turnazione dei corsisti. Gli investimenti sulla didattica saranno principalmente sul settore tecnologico. Sicuramente per alcuni atenei questo sarà un modo per sviluppare e sperimentare nuove forme di didattica, che potranno essere mantenute e perfezionate se riscontreranno una positività metodologica.

Non tutti i docenti sono favorevoli a questa tipologia di insegnamento, alcuni di loro affermano che per un periodo di transizione breve può sortire gli effetti tampone,ma alla lunga ci sono discipline che sicuramente vengono penalizzate dalla mancanza in tempo reale di una pratica più vis a vis, querelle che è stata rappresentata al ministro Manfredi.

Alcuni rettori universitari affermano che l’università vista solo come memorizzazione dogmatica dei volumoni, snaturi il trasferimento delle conoscenze. La vera università è quella fatta in presenza,che non si limita solo ed esclusivamente alle ore di lezione bensì anche ad una interazione tra studenti e tra studenti e professori.

Gli studenti come affronteranno il nuovo anno

Il rischio di riflesso è che molti studenti non potranno permettersi gli spostamenti, e dal momento che la didattica potrà essere svolta dalla propria abitazione, le case date in locazione agli studenti vedranno un crollo da un punto di vista di indotto economico, visto che in una città un po’ più lontana magari i costi potrebbero essere più calmierati rispetto allo stare proprio vicino alle varie sedi universitarie.

Anche le rette universitarie data la crisi economica dovrebbero essere riviste e ridotte seguendo dei parametri diversi. Si deve agire su più fronti, sostenendo il diritto allo studio come principio fondamentale della formazione.

Gli studenti stranieri

Gli studenti stranieri grazie alla didattica a distanza potrebbero essere favoriti, perché abbatterebbero i costi della permanenza, pur non rinunciando a frequentare i poli universitari di loro preferenza. Tanto è vero che non sembra che i numeri di iscrizione presso gli atenei stessi sia diminuito per gli anni successivi alla prima immatricolazione.

Il dubbio economico

Quello che lascia un po’ nel dubbio e nell’incertezza è come cambierà la situazione affitti in visione della ripartenza dei corsi. Infatti pare che ci sia stato un forte calo di richieste da parte dei fuori sede, con punte anche del 50% fino a quasi il 70%, colpa la paura, le restrizioni, l’adeguamento forzoso a nuove realtà.

Una delle conseguenze della pandemia in particolare per il settore immobiliare è stato un brusco calo di richieste, ma anche un riconversione alla valutazione dei fitti a lungo termine seppur a carattere transitorio per uso universitario, con prezzi che hanno visto un ritocco in discesa.

I rettori universitari

I rettori universitari si sono riuniti in una conferenza via web, per pianificare la Fase 3 che vedrà il suo inizio da settembre 2020 e si protrarrà fino a luglio 2021, anche se le grandi università pronosticano che tutto l’anno accademico 2020-2021 sarà online, come pare aver anticipato anche la storica Università di Cambridge.

La Conferenza dei rettori raccomanda d non dimenticare gli studenti fuori sede, né quelli fragili né gli stranieri. Il rischio di questa ripartenza ibrida potrebbe essere una perdita di iscrizioni per circa 35 matricole, di cui il 50% potrebbe decidere di rimandare di un anno l’iscrizione per vedere come evolve la situazione, il che porterebbe ad una contrazione di entrate nelle casse universitarie quantificabile in circa 46 milioni di euro.

Per evitare la crisi si parla anche di Reddito di istruzione e Blended education.
Il reddito di istruzione potrebbe permettere agli studenti di iscriversi all’università a costo zero, una sorta di esonero completo al pagamento delle tasse e ricevere altresì risorse aggiuntive, come dire una borsa di studio. Risorse che dovrebbero essere trovate nel settore Recovery fund.

 

Irene Sparagna